AGI – Accuse, dubbi e ultimatum: tra Pd e M5s crescono le distanze. Che la situazione fosse complicata è apparso evidente già all’indomani delle elezioni amministrative, con il flop del Movimento e il restringimento di quel ‘campo largo’ che il segretario Enrico Letta ha immaginato di costruire in vista delle Politiche del 2023.

Ma le ‘picconate’ dei contiani al governo, come le ha definite il ministro Luigi Di Maio, hanno reso i dem ancora più dubbiosi verso la strategia dell’ex premier e indispettiti da quelle che giudicano mosse “irresponsabili”, orientate al tentativo di recuperare consensi.

La preoccupazione degli esponenti del Pd è che Conte voglia staccare la spina all’esecutivo. Per questo giorni fa è stato il ministro Franceschini ad avvertire i pentastellati: se rompete con il governo, stop all’alleanza con il Pd.

Un altro big dei dem, Andrea Orlando, aveva specificato: “Se Conte esce dalla maggioranza, la maggioranza cambia di segno e cambiano le condizioni a cui avevamo accettato di fare parte di questa maggioranza, quindi vedo difficile anzi impossibile proseguire facendo finta di niente e non vedo la possibilità di costruire un’altra formula che arrivi in fondo alla legislatura”.

Stesso tenore delle parole del presidente dell’Emilia Romagna Bonaccini, tenuto in grande considerazione tra i 5 Stelle: “È evidente che se dovesse esserci uno strappo questo avrà conseguenze inevitabili sulle alleanze da formare in vista delle prossime elezioni politiche, posto che c’è tutto il tema della legge elettorale che io mi auguro venga cambiata”.

Se Letta continua a predicare diplomazia e non ultimatum, tra i suoi c’è anche chi getta acqua sul fuoco: “Il M5s – ha detto oggi la capogruppo dem al Senato, Malpezzi – ha posto dei temi come è successo ad altre forze della maggioranza, a partire dalla Lega e da FI. L’incontro di ieri è stato importante perché indica la volontà di mantenere aperto un dialogo. L’autunno che ci aspetta chiederà alla politica il massimo impegno per sostenere famiglie e imprese”.

Ma sull’eventualià dell’uscita dei pentastellati dal governo l’approccio è netto: “Mettere a rischio la legislatura non è mai un atteggiamento responsabile – ha aggiunto Malpezzi – ed è per questo che noi lavoriamo da sempre per l’unità, la continuita’ e la stabilità del governo”.

Le perplessità sulla tenuta del M5s, e quindi del governo, crescono e il patto con i dem scricchiola.

E se Conte chiede a Draghi “risposte entro luglio”, nel Pd sono tanti a scommettere che il M5s lascerà Palazzo Chigi prima di agosto, anche se lo stesso premier Draghi ha chiarito che il governo non reggerà senza i 5 Stelle. 

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