AGI – La Camera approverà il nuovo Regolamento all’inizio della prossima legislatura. La Giunta di Montecitorio non ha raggiunto l’accordo per stabilire le modifiche rese necessarie dal taglio del numero dei parlamentari, che entrerà in vigore dopo il voto del 25 settembre.

Se ne riparlerà in autunno, quando i nuovi deputati (400 invece dei 630 di oggi) si saranno insediati, quando sarà stato eletto il nuovo presidente e dopo la formazione delle Giunte e delle commissioni.

Il Senato ha invece cambiato le regole interne già da alcune settimane. In Aula ci saranno duecento senatori, più quelli a vita, contro i 315 attuali. Una ‘sforbiciata’ che ha reso necessario rivedere molte delle norme che regolano i lavori di Palazzo Madama.

Il nuovo assetto delle commissioni

Le novità più consistenti riguardano le commissioni permanenti; non saranno più 14 ma dieci. Alcune sono state accorpate, altre hanno assunto nuove e ulteriori competenze.

La prima, la commissione Affari costituzionali, si occuperà delle materie concernenti gli affari della Presidenza del Consiglio e dell’Interno, dell’ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, e dalla prossima legislatura anche dei temi dell’editoria e della digitalizzazione.

Non cambiano le materie della commissione Giustizia, mentre Esteri e Difesa si uniscono in un’unica commissione. Alle sedute della commissione Politiche dell’Unione europea (la quarta) potranno essere invitati, senza diritto di voto, anche i membri del Parlamento europeo che “potranno formulare osservazioni e proposte con riguardo ai lavori della Commissione”.

La quinta e la sesta commissione (Bilancio e Finanze) non subiscono cambiamenti, a differenza della settima che cambia denominazione in ‘Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport’.

Altri accorpamenti riguardano le commissioni Ambiente e Lavori pubblici, le commissioni Industria e Agricoltura, nonchè le commissioni Lavoro e Sanità.

Profondamente modificata anche la disciplina della composizione dei Gruppi, per ‘attutire’ la riduzione del numero dei senatori e per contrastare il fenomeno dei cambi di casacca.

“Ciascun Gruppo, ad esclusione del Gruppo misto e del Gruppo rappresentativo delle minoranze linguistiche, dovrà essere composto da sei senatori in luogo di dieci e rappresentare un partito o movimento politico – eventualmente anche in coalizione – che alle ultime elezioni abbia presentato candidati con lo stesso contrassegno, conseguendo l’elezione di almeno un senatore”.

Resta la possibilità di costituire Gruppi di coalizione elettorale, così come la possibilità di costituire, anche in seguito, Gruppi autonomi da parte di ciascuna componente della coalizione stessa.

Le regole dei Gruppi

Consentita anche la costituzione di nuovi Gruppi in corso di legislatura, purchè composti da almeno dieci senatori e rappresentativi di un partito o un movimento politico – del quale assumono il contrassegno – che nella legislatura abbia presentato alle elezioni politiche, regionali o del Parlamento europeo propri candidati, conseguendo l’elezione di propri rappresentanti. 

Viene poi per la prima volta prevista la possibilità di non essere iscritti ad alcun Gruppo parlamentare. Sia i senatori che si dimettono dal Gruppo di appartenenza, sia i senatori espulsi, salvo che entro tre giorni abbiano aderito ad altro Gruppo già costituito, non risulteranno iscritti ad alcun Gruppo.

“A tale categoria vengono comunque garantiti adeguati spazi di intervento e la relativa assegnazione alle Commissioni parlamentari è disposta dal Presidente del Senato, nel rispetto del rapporto tra maggioranza e opposizione”.

Per arginare quella che i relatori definiscono “la mobilità parlamentare”, il nuovo Regolamento prevede che i componenti dell’Ufficio di Presidenza che lasciano il Gruppo “al quale appartenevano al momento dell’elezione decadono dall’incarico”, una norma che si applica “a tutti gli organi collegiali del Senato”.

Novità, infine, anche per la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. La composizione scende da 23 senatori a 19, ed è presieduta da un Senatore che la Giunta elegge fra i propri membri appartenenti ai Gruppi di opposizione.

Il requisito dell’appartenenza ai Gruppi di opposizione deve permanere per tutta la durata della carica di Presidente, a pena di decadenza dalla carica stessa. Il componente della Giunta che cessa di far parte del Gruppo al quale apparteneva al momento della nomina decade dall’incarico. In tal caso il Presidente del Senato provvede a sostituirlo. 

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