AGI – Cibo per tutti. La frase non comparirà sui manifesti elettorali che stanno tappezzando le città, anche perché quello del cibo è un diritto che dovrebbe essere acquisito, specie nel settimo paese più industrializzato del mondo. Così non è.

La guerra in Ucraina e la crisi del grano hanno posto con forza il problema dell’insicurezza alimentare a livello globale. Oggi in Italia tantissime persone non hanno accesso a un’alimentazione di qualità. Secondo uno studio recente, nel nostro Paese le persone a rischio di povertà alimentare sono il 22,3% della popolazione.

Un problema che riguarda soprattutto le donne e questo impatta sui bambini, il più delle volte a carico diretto delle madri. L’insicurezza alimentare per i più giovani è particolarmente pericolosa, perchè limita le loro possibilità di crescita e sviluppo.

Anche se sempre più persone vivono una condizione di insicurezza alimentare, gli sprechi non diminuiscono. Ogni anno, infatti, in Italia vengono buttati via 67 kg di alimenti per abitante, per un totale di 4 milioni di tonnellate.

Ma non è il solo cibo di qualità a mancare: nel rapporto sugli obiettivi di sviluppo sostenibile per l’Italia 2030, l’Istat spiega che, ancora nel 2019, l’1,6% delle famiglie italiane presentava segnali di insicurezza alimentare, cioè dichiarava di non aver avuto, in alcuni periodi dell’anno, denaro sufficiente per comprare cibo e di non potersi permettere un pasto proteico almeno due volte a settimana.

Un dato in rialzo per la prima volta dal 2013 che si fa più drammatico se si prende in esame la situazione dei bambini. Nella fascia tra 3 e 5 anni, quasi uno su tre è sovrappeso. Indice di una alimentazione di scarsa qualità, con cibi ricchi di zuccheri e grassi, ma poveri di proteine e fibre, quanto è necessario per uno sviluppo equilibrato di corpo e mente.

La proporzione scende a uno su quattro se si considerano bambini e adolescenti (13-17 anni). Situazione che si aggrava ancora di più nel Mezzogiorno. I dati 2019 interrompono la tendenza positiva degli ultimi anni, rafforzando le preoccupazioni per la salute dei più giovani e degli adulti di domani.

Garantire l’accesso al cibo a tutti è uno dei capitoli del programma del Partito Democratico nel quale viene proposto un pacchetto che comprende un piano nazionale della filiera agroalimentare; accesso gratuito e universale dei bambini alle mense scolastiche; reddito alimentare.

“La nostra idea parte da due elementi: il primo è garantire l’accesso al cibo per tutti e favorire un’alimentazione di qualità specie per i bambini e i ragazzi in età evolutiva”, spiega chi, al Nazareno, si è occupato della redazione del programma dem.

Un vero e proprio Piano nazionale per il cibo che delinei la strategia complessiva del paese su questo tema e tenga assieme sistema di produzione, distribuzione, spreco alimentare, povertà, valore del cibo e sostenibilità dei sistemi alimentari.

Tra gli obiettivi, il Piano dovrà: semplificare l’iter di avvio di un’azienda agricola e l’accesso ai terreni oggi inutilizzati; favorire gli investimenti che proteggano le attività agricole e le colture dagli effetti del cambiamento climatico; garantire reddito e servizi adeguati a chi lavora in agricoltura.

E ancora: garantire l’accesso universale e gratuito di bambine e bambini alle mense scolastiche, assicurando di avere una mensa scolastica in ogni scuola primaria. Infine, l’introduzione di una forma di reddito alimentare, tramite un sistema digitale che permetta alle persone indigenti di iscriversi e ricevere mensilmente un certo numero di pacchi alimentari, attraverso il recupero del cibo che rischia di essere sprecato dalla distribuzione e la loro successiva erogazione in centri di distribuzione messi a disposizione dai Comuni.

A questo proposito, il Pd intende rilanciare la legge “anti-spreco”, inserendo la possibilità di donare cibo commestibile avanzato, insistendo sull’approvazione di protocolli tra Comuni o Regioni, imprese e associazioni per incentivare le donazioni di cibo e inserendo lo sconto sulla Tari per le imprese virtuose.

“Le famiglie sotto una certa soglia Isee potranno scaricare una applicazione su cui verificare a quanti e quali pacchi alimentari si ha diritto. I pacchi saranno raccolti dalla grande distribuzione e portati nei centri logistici. Un sistema che, per quanto ci risulta, non ha corrispettivi in Europa, ma che valorizzerà l’esperienza decennale del Terzo Settore nel campo degli aiuti alimentari alle famiglie, una peculiarità tutta italiana”, spiegano dallo staff di giovani al lavoro al Nazareno. 

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