Le autorità iraniane hanno bloccato l’accesso a Instagram e WhatsApp, dopo sei giorni di proteste per la morte di Mahsa Amini, la 22enne deceduta mentre era sotto la custodia dalla polizia morale per non aver indossato correttamente lo hijab. La morte di Amini ha suscitato grande indignazione in tutto il mondo. Secondo gli attivisti, la donna originaria del Kurdistan, regione nel nord-ovest del paese, è stata colpita a morte alla testa, ma i funzionari iraniani hanno negato questa ipotesi e hanno annunciato un’indagine.

   Il padre di Mahsa Amini, da parte sua, ha accusato le autorità di mentire sulla morte della figlia. Amjad Amini ha detto che i medici si sono rifiutati di fargli vedere Mahsa dopo il decesso: “Stanno mentendo. Stanno dicendo bugie. Tutto è una bugia… non gli importa quanto abbia implorato, non mi hanno permesso di vedere mia figlia”, ha detto alla Bbc Persia. L’uomo ha anche riferito che quando ha visto il corpo della figlia prima del funerale era completamente avvolto tranne il viso e i piedi, su cui c’erano lividi: “Non ho idea di cosa le abbiano fatto”, ha detto.

   Funzionari iraniani hanno affermato invece che la giovane donna è morta dopo aver subito un “attacco di cuore” ed essere caduta in coma, ma la sua famiglia ha affermato che non aveva problemi cardiaci, secondo Emtedad News, un media indipendente iraniano. Lo scetticismo pubblico sul resoconto della sua morte da parte dei funzionari ha scatenato un’ondata di rabbia che si è riversata in violente proteste di piazza.

    Dall’inizio delle proteste – che hanno interessato tutto il paese, con un bilancio di almeno 31 civili morti, secondo l’Ong  Iran Human Rights (IHR), con sede ad Oslo – le connessioni internet sono state rallentate e l’accesso a Instagram e WhatsApp è stato poi bloccato. “Per decisione delle autorità, non è più possibile accedere a Instagram da mercoledì sera. Interrotto anche l’accesso a WhatsApp”, ha riferito l’agenzia di stampa Fars. La misura è stata presa a causa “delle azioni compiute dai controrivoluzionari contro la sicurezza nazionale attraverso questi social network”, ha proseguito la Fars.  Instagram e WhatsApp sono state le app più utilizzate in Iran dal blocco delle piattaforme come Youtube, Facebook, Telegram, Twitter e Tiktok negli ultimi anni. Inoltre, l’accesso a Internet è in gran parte filtrato o limitato dalle autorità.  
   

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