
AGI – Quasi 51 milioni di cittadini sono stati chiamati a scegliere le nuove Camere: dopo il taglio del numero dei parlamentari saranno eletti 400 deputati e 200 senatori. I 18enni per la prima volta potranno votare per il Senato. In Sicilia si eleggono anche l’Assemblea Regionale ed il presidente della Regione.
Bologna al voto tra rabbia e poca speranza (di Stefano Benfenati)
Bologna al voto tra rabbia e poca speranza. Rimarrà una roccaforte rossa oppure cambierà sponda ma il ‘grido’ degli elettori bolognesi è bipartisan e chiama in causa i limiti della politica. “Stop agli slogan e più attenzione ai problemi veri dei cittadini”. Bologna vota e lo fa anche (e a volte soprattutto) per senso del dovere. Ma in fila già dal primo mattino in molti hanno il ‘mal di pancià.
E non certo per la mancata colazione. Ma per una campagna elettorale che, secondo diversi elettori, nella città delle Due Torri e’ stata “deludente”. Il Crescentone di Piazza Maggiore trasuda storia politica. È stato la culla dell’Ulivo. Grandi manifestazioni, cortei: dal V-Day alle Sardine (ora sparite). Poi i gruppetti di anziani che si confrontavano in modo animato sui partiti. Prima e dopo il cappuccino. Ma nel giorno delle urne sembra che anche su Piazza Grande sia calato il silenzio elettorale.
Piazza Maggiore (dove è in corso il Festival Francescano) oggi è stata per ore meta di turisti. Inglesi, austriaci, americani, inconsapevoli che domani sarà scritto – vada come vada – un altro pezzo di storia per la Dotta. La piazza appare svuotata di politica, riflesso forse di una campagna elettorale che ha visto Bologna – un po’ snobbata dai leader nazionali – giocare un ruolo marginale rispetto ad altre città.
“Solo slogan e un gran polverone. Non si è parlato di tasse, lavoro, welfare, prospettive per i giovani” protesta Giulio, 75 anni, fuori dal seggio dove ha votato Pier Ferdinando Casini, nel quartiere Savena. “Continuo a votare con poca speranza che le cose possano migliorare”, gli fa eco Giuseppina 74 anni.
Mentre il Pd punta a confermare Bologna come fortino rosso, il centrodestra mira a conquistare anche il capoluogo emiliano dopo che alle politiche del 2018 la coalizione Lega-FI-FdI ottenne – per la prima volta dal Dopoguerra – il maggior numero di consensi in Emilia Romagna.
Dalla prima periferia – storicamente territorio rosso – ai quartieri più collinari i lamenti degli elettori bolognesi sono comuni. Come nel seggio dentro ai Giardini Margherita, il mega parco incastonato appena fuori le mura cittadine, dove vota la cosiddetta Bologna bene che risiede sui colli ed è meno spostata a sinistra rispetto al resto della città.
La campagna elettorale? “Non me ne sono accorta e non mi aspetto nulla. Ma votare è un dovere“, dice Elisabetta, 60 anni, pelliccia (nonostante la temperatura non invernale) e orecchini di perla. “Abbiamo seguito poco i vari dibattiti”, ammettono Elena (studentessa) e Sergio, 36 anni, ingegnere edile ” ma siamo comunque venuti al seggio”. “Non si sa dove sbattere la testa” dice Ilaria, sciarpa di seta al collo “ma non si può non votare”.
In Campania affluenza 15 punti sotto la media del resto d’Italia
Crolla l’affluenza provvisoria in Campania. La rilevazione alle ore 19 fa segnare il 38,72%, quasi 14 punti percentuali in meno rispetto al 52,57% registrato, alla stessa ora, in occasione delle Politiche del 2018. Il dato della Campania risulta nettamente inferiore anche alla media nazionale, che è del 51%.
La maglia nera va alla provincia di Napoli, con il 36,86%, circa 14 punti in meno rispetto alla rilevazione del 2018. Fanno leggermente meglio Caserta (38,42%), Salerno (41,48%), Avellino (42,39%) e Benevento (43,49%). A Napoli città, l’affluenza provvisoria è del 36,78%, a fronte del 47,5% registrato nel 2018.
Matite finite, caos in un seggio ad Agrigento
Caos nel seggio di una scuola dell’Agrigentino dove sono finite le matite per votare. Il problema si è verificato nella sezione 47 della scuola Manhattan, al Villaggio Peruzzo, frazione del capoluogo siciliano. All’interno e all’esterno dei locali dell’istituto si è creato un caos con file interminabili per oltre due ore
L’affluenza crolla soprattutto al Sud e nei piccoli comuni
Se il dato parziale dell’affluenza alle 12 aveva sostanzialmente tenuto, quello delle 19 evidenzia un vero e proprio crollo: oltre 7 punti rispetto al 2018 (51,2% contro 58,4%). Anche alle 19 si conferma il forte divario tra regioni del Centro-Nord, dove l’affluenza cala di meno (solo del 2,1% nel Lazio e del 3,9% in Lombardia) e regioni del Sud, con la Campania (-13,9%), la Calabria (-12,7%) e il Molise (-12,4%) ai primi tre posti per il maggior calo di votanti rispetto al 2018.
Un’ulteriore analisi, condotta da YouTrend in base alle caratteristiche socio-demografiche dei comuni, evidenzia come il calo della partecipazione sia stato nettamente piu’ marcato nei comuni meno popolosi (-9,4%) e in quelli con il reddito medio più basso (-9,5%), ma anche in quei comuni con le percentuali minori di residenti stranieri (dove l’affluenza e’ calata di ben il 10,6%) e di laureati (-9,1%).
Youtrend, affluenza in calo nei comuni meno popolosi
Analizzando i dati delle 19 in base alle caratteristiche dei comuni, l’affluenza cala maggiormente in quelli meno popolosi (-9,4%) e con il reddito inferiore (-9,5%) rispetto a quelli piuù popolosi e con il reddito medio piu’ alto (-7,0%). E’ quanto viene fuori da una analisi di YouTrend sui dati dell’affluenza al voto alle ore 19. Inoltre, l’affluenza cala molto di più nei comuni con minor presenza di stranieri (-10,6%) e molto meno in quelli dove gli stranieri sono piu’ numerosi (-5,4%). Discorso analogo per i laureati: piu’ sono numerosi, meno cala l’affluenza.
L’affluenza alle 19 è più elevata rispetto al dato medio nazionale nei comuni con una maggiore percentuali di stranieri #ElezioniPolitiche2022 #MaratonaYouTrend pic.twitter.com/s2c2FkTeTS
— YouTrend (@you_trend) September 25, 2022
