
AGI – Quasi 51 milioni di cittadini sono stati chiamati a scegliere le nuove Camere: dopo il taglio del numero dei parlamentari saranno eletti 400 deputati e 200 senatori. I 18enni per la prima volta potranno votare per il Senato. In Sicilia si eleggono anche l’Assemblea Regionale ed il presidente della Regione.
Sicilia: exit poll Opinio Rai, Schifani verso la presidenza
Regione Siciliana: exit poll Consorzio Opinio Italia per Rai. Renato Schifani 37,0 – 41,0 %, Cateno De Luca 24,0 – 28,0 %, Caterina Chinnici 15,5 – 19,5, Nuccio Di Paola 13,0 – 17,0 %.
I primi exit poll sulla Camera (Opinio-Rai)
Ecco i primi exit poll forniti da Opinio-Rai sui seggi assgnati alla Camera:
- Centrodestra 227-257
- Centrosinistra 78-98;
- M5s 36-56;
- Terzo Polo 15-25
Le percentuali dei partiti:
- FdI 22,0%-26,0%
- Pd 17,0%-21,0%
- M5s 13,5%-17,5%
- Lega 8,5%-12,5%
- Terzo polo 6,5%-8,5%
- Forza Italia 6,0%-8,0%
- Verdi-Si 3,0%-5,0%
- +Europa 2,5%-4,5%
- Italexit 0,5%-2,5%
Salvini: centrodestra in netto vantaggio sia alla Camera che al Senato
“Centrodestra in netto vantaggio sia alla Camera che al Senato. Sarà una lunga notte, ma già ora vi voglio dire: grazie”. Così il segretario leghista Matteo Salvini, su Twitter.
Primi commenti unanimi: dati chiari, Meloni avrà l’incarico
Dopo i primi dati diffusi dalle varie tv, siano exit poll della Rai o intention poll o sondaggi o altro, i commentatori sono unanimi del considerare scontato che Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia che è dato come partito trionfatore delle elezioni (e traino della coalizione di centrodestra), avrà l’incarico da Sergio Mattarella di formare il nuovo governo. Da Antonio Padellaro su La7 a Claudia Fusani su Rete4, a Lucia Annunziata su Rai3, tutti non hanno dubbi. Questa sembra essere la prima certezza maturata ancor prima che inizi lo spoglio elettorale.
I primi exit poll sui seggi al Senato (Opinio-Rai)
Ecco i primi exit poll forniti da Opinio-Rai sui seggi al Senato:
- centrodestra 111-131;
- centrosinistra 33-53;
- M5s14-34;
- Terzo Polo 4-12
Le percentuali dei partiti:
- FdI 22-26%,
- Pd 17-21%,
- M5s 13,5-17,5%,
- Lega 8,5-12,5%,
- Terzo Polo 6,5-8,5%
- +Europa 2,5%-4,5%
- Italexit 0,5%-2,5%
- Ic-Centro dem. 0,0%-2,0%
Centrodestra: 41,0 – 45,0%,
Centrosinistra: 25,5 – 29,5%
Poca affluenza a Napoli, ma non c’entra solo il maltempo (di Lucia Licciardi)
Lunghe file ai seggi a Napoli non se ne sono viste, neppure dopo le 19, quando i dati ufficiali dell’affluenza già la indicavano come la metropoli con la minore propensione alle urne, con una affluenza al 36,78%, più bassa persino del 47,5% registrato nelle politiche del 2018.
Nemmeno nei rioni più popolari e popolosi, il ‘miracolo’ del reddito di cittadinanza, il tormentone di questa campagna elettorale in salsa partenopea, è riuscito a mobilitare la folla, anche dopo che la pioggia e il vento forte hanno dato una tregua alla città.
‘Voto di scambio’, dicevano i big di centrodestra, sostegno dovuto a povertà sempre più diffusa, la difesa di chi lo aveva voluto e sempre difeso, M5s e Luigi di Maio. Non a caso erano Giuseppe Conte e lo stesso Di Maio i più presenti in strada soprattutto nelle ultime due convulse settimane.
Tacciono persino le cronache, in elezioni passate non avare di denunce per foto nel seggio e allarme e indagini per voti comprati per pochi euro. Il maltempo certo ha giocato la sua parte nel tenere lontano gli elettori dai seggi.
Ma non era difficile in una metropoli che già dal 2016 ha mostrato un sempre maggiore disinteresse per l’esercizio di questo diritto/dovere, riuscendo ad avere percentuali di astensionismo molto alte anche per le amministrative. Eppure proprio nel collegio della Camera per l’uninominale di Napoli-Fuorigrotta si gioca una delle partite più incandescenti di questa tornata elettorale.
Qui corrono per lo stesso seggio due ministri uscenti, Di Maio per il suo Impegno civico nel centrosinistra e Mara Carfagna per Azione; Maria Rosaria Rossi, che con la Carfagna ha militato in Forza Italia; e Sergio Costa, ministro del Movimento 5 stelle che non ha abbandonato i grillini.
“Non so chi votare”, l’espressione più ricorrente quando il cronista chiede ai passanti perché non sono andati a esprimere una loro prefenza. Eppure la città non era ferma sotto i violenti scrosci d’acqua. Caffè e ristoranti pieni, gente in strada a guardare le vetrine dei negozi. Napoli sembra aver rinunciato a scegliere chi deve occuparsi anche del suo destino.
Clima da grande kermesse al ‘quartier generale’ di Fratelli d’Italia
Clima da kermesse delle grandi occasioni, quello che si respira al Parco dei Principi, l’hotel scelto da Fratelli d’Italia come location per la notte elettorale. Una notte che si preannuncia piuttosto lunga, tra attesa della chiusura dei seggi e, quindi, di exit poll prima e proiezioni poi per poter disporre di elementi abbastanza definiti per le prime valutazioni ufficiali.
Nei numeri della serata rientrano ovviamente, intanto, gli oltre 400 giornalisti accreditati in rappresentanza di testate italiane e straniere, adeguatamente ‘assorbiti’ dagli spazi messi a disposizione dall’organizzazione del partito di Giorgia Meloni, tanto nel grandissimo salone con il palco dominato dallo sfondo con maxisimbolo FdI quanto nella sala stampa vera e propria. Resta da vedere, in questa lunga notte elettorale, quando, e chi, darà ai giornalisti le prime indicazioni dal voto.
Bologna al voto tra rabbia e poca speranza (di Stefano Benfenati)
Bologna al voto tra rabbia e poca speranza. Rimarrà una roccaforte rossa oppure cambierà sponda ma il ‘grido’ degli elettori bolognesi è bipartisan e chiama in causa i limiti della politica. “Stop agli slogan e più attenzione ai problemi veri dei cittadini”. Bologna vota e lo fa anche (e a volte soprattutto) per senso del dovere. Ma in fila già dal primo mattino in molti hanno il ‘mal di pancià.
E non certo per la mancata colazione. Ma per una campagna elettorale che, secondo diversi elettori, nella città delle Due Torri e’ stata “deludente”. Il Crescentone di Piazza Maggiore trasuda storia politica. È stato la culla dell’Ulivo. Grandi manifestazioni, cortei: dal V-Day alle Sardine (ora sparite). Poi i gruppetti di anziani che si confrontavano in modo animato sui partiti. Prima e dopo il cappuccino. Ma nel giorno delle urne sembra che anche su Piazza Grande sia calato il silenzio elettorale.
Piazza Maggiore (dove è in corso il Festival Francescano) oggi è stata per ore meta di turisti. Inglesi, austriaci, americani, inconsapevoli che domani sarà scritto – vada come vada – un altro pezzo di storia per la Dotta. La piazza appare svuotata di politica, riflesso forse di una campagna elettorale che ha visto Bologna – un po’ snobbata dai leader nazionali – giocare un ruolo marginale rispetto ad altre città.
“Solo slogan e un gran polverone. Non si è parlato di tasse, lavoro, welfare, prospettive per i giovani” protesta Giulio, 75 anni, fuori dal seggio dove ha votato Pier Ferdinando Casini, nel quartiere Savena. “Continuo a votare con poca speranza che le cose possano migliorare”, gli fa eco Giuseppina 74 anni.
Mentre il Pd punta a confermare Bologna come fortino rosso, il centrodestra mira a conquistare anche il capoluogo emiliano dopo che alle politiche del 2018 la coalizione Lega-FI-FdI ottenne – per la prima volta dal Dopoguerra – il maggior numero di consensi in Emilia Romagna.
Dalla prima periferia – storicamente territorio rosso – ai quartieri più collinari i lamenti degli elettori bolognesi sono comuni. Come nel seggio dentro ai Giardini Margherita, il mega parco incastonato appena fuori le mura cittadine, dove vota la cosiddetta Bologna bene che risiede sui colli ed è meno spostata a sinistra rispetto al resto della città.
La campagna elettorale? “Non me ne sono accorta e non mi aspetto nulla. Ma votare è un dovere“, dice Elisabetta, 60 anni, pelliccia (nonostante la temperatura non invernale) e orecchini di perla. “Abbiamo seguito poco i vari dibattiti”, ammettono Elena (studentessa) e Sergio, 36 anni, ingegnere edile ” ma siamo comunque venuti al seggio”. “Non si sa dove sbattere la testa” dice Ilaria, sciarpa di seta al collo “ma non si può non votare”.
In Campania affluenza 15 punti sotto la media del resto d’Italia
Crolla l’affluenza provvisoria in Campania. La rilevazione alle ore 19 fa segnare il 38,72%, quasi 14 punti percentuali in meno rispetto al 52,57% registrato, alla stessa ora, in occasione delle Politiche del 2018. Il dato della Campania risulta nettamente inferiore anche alla media nazionale, che è del 51%.
La maglia nera va alla provincia di Napoli, con il 36,86%, circa 14 punti in meno rispetto alla rilevazione del 2018. Fanno leggermente meglio Caserta (38,42%), Salerno (41,48%), Avellino (42,39%) e Benevento (43,49%). A Napoli città, l’affluenza provvisoria è del 36,78%, a fronte del 47,5% registrato nel 2018.
Matite finite, caos in un seggio ad Agrigento
Caos nel seggio di una scuola dell’Agrigentino dove sono finite le matite per votare. Il problema si è verificato nella sezione 47 della scuola Manhattan, al Villaggio Peruzzo, frazione del capoluogo siciliano. All’interno e all’esterno dei locali dell’istituto si è creato un caos con file interminabili per oltre due ore
L’affluenza crolla soprattutto al Sud e nei piccoli comuni
Se il dato parziale dell’affluenza alle 12 aveva sostanzialmente tenuto, quello delle 19 evidenzia un vero e proprio crollo: oltre 7 punti rispetto al 2018 (51,2% contro 58,4%). Anche alle 19 si conferma il forte divario tra regioni del Centro-Nord, dove l’affluenza cala di meno (solo del 2,1% nel Lazio e del 3,9% in Lombardia) e regioni del Sud, con la Campania (-13,9%), la Calabria (-12,7%) e il Molise (-12,4%) ai primi tre posti per il maggior calo di votanti rispetto al 2018.
Un’ulteriore analisi, condotta da YouTrend in base alle caratteristiche socio-demografiche dei comuni, evidenzia come il calo della partecipazione sia stato nettamente piu’ marcato nei comuni meno popolosi (-9,4%) e in quelli con il reddito medio più basso (-9,5%), ma anche in quei comuni con le percentuali minori di residenti stranieri (dove l’affluenza e’ calata di ben il 10,6%) e di laureati (-9,1%).
Youtrend, affluenza in calo nei comuni meno popolosi
Analizzando i dati delle 19 in base alle caratteristiche dei comuni, l’affluenza cala maggiormente in quelli meno popolosi (-9,4%) e con il reddito inferiore (-9,5%) rispetto a quelli piuù popolosi e con il reddito medio piu’ alto (-7,0%). E’ quanto viene fuori da una analisi di YouTrend sui dati dell’affluenza al voto alle ore 19. Inoltre, l’affluenza cala molto di più nei comuni con minor presenza di stranieri (-10,6%) e molto meno in quelli dove gli stranieri sono piu’ numerosi (-5,4%). Discorso analogo per i laureati: piu’ sono numerosi, meno cala l’affluenza.
L’affluenza alle 19 è più elevata rispetto al dato medio nazionale nei comuni con una maggiore percentuali di stranieri #ElezioniPolitiche2022 #MaratonaYouTrend pic.twitter.com/s2c2FkTeTS
— YouTrend (@you_trend) September 25, 2022
