Mattarella riflette in attesa delle consultazioni e dell’incarico

Chiuse le urne e in attesa che parta l’iter che porterà alla nascita del nuovo governo, Sergio Mattarella prosegue nella linea scelta in queste settimane.

Il Presidente è andato ieri di prima mattina a votare, nel ‘suo’ seggio di Palermo poi, dopo la messa, un pranzo in famiglia e in serata davanti alla tv ha atteso i primi risultati del voto. Di certo il dato basso dell’affluenza sarà stato notato dal Presidente, che in passato ha più volte sottolineato l’importanza della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e al voto.

Nelle prossime settimane il Capo dello Stato limiterà al minimo i suoi spostamenti, in programma all’estero c’è solo una visita a Malta per partecipare il 6 ottobre al vertice di Arraiolos con i capi di Stato e i presidenti non esecutivi di Malta, Irlanda, Germania, Finlandia, Lettonia ed Estonia, ma anche di alcuni paesi del gruppo di Visegrad come Polonia e Ungheria, uno spaccato significativo delle diverse posizioni più o meno tiepide o addirittura ostili verso una maggiore integrazione europea.

Poi di nuovo a Roma in attesa della prima riunione delle Camere, il 13 ottobre: Montecitorio e palazzo Madama sono chiamate ad eleggere i rispettivi presidenti, un’operazione che di solito richiede non più di due tre giorni.

A quel punto, eletti anche i capigruppo, Mattarella convocherà le consultazioni e la data cerchiata in rosso è quella dei primi giorni della settimana successiva, senza correre ma senza nemmeno perdere tempo, per il primo giro di colloqui con i leader e i capigruppo delle forze politiche.

Alle viste ci sono passaggi fondamentali che premono, dalla presentazione della manovra alla partecipazione a verici internazionali come il G20 in Indonesia. Il primo giro di consultazioni potrebbe quindi finire entro il 20-21 ottobre.

Se il risultato sarà chiaro e ci sarà una maggioranza netta sia alla Camera che al Senato, come è, il Presidente potrebbe a quel punto già assegnare l’incarico per la formazione del governo.

Finora la regola chiave che ha guidato il capo dello Stato, che ha già dovuto sbrogliare quattro crisi di governo e il rebus della formazione del primo governo della passata legislatura, è dare al Paese un esecutivo con una maggioranza coesa, sostenuta da numeri solidi in entrambe le Camere.

Se dunque la maggioranza si confermerà schiacciante, la nascita del governo avrebbe un percorso rapido, con l’incarico affidato alla personalità indicata dalle forze che hanno vinto le elezioni, presumibilmente tutti prevedono Giorgia Meloni, dopo un colloquio tra Presidente e premier incaricato nel quale si fa un primo esame delle grandi linee programmatiche, in particolare per quanto riguarda il rispetto della Costituzione e della storica tradizione di collocazione internazionale del Paese.

Subito dopo il premier dovrebbe avviare sue ‘consultazioni’ per stilare un programma di massima e individuare i nomi dei ministri d’intesa con i leader dei partiti alleati.

La lista verrebbe proposta al Quirinale e i ministri verrebbero nominati dal Capo dello Stato, come prevede l’articolo 92 della Costituzione. Nel 2018 si verificò un braccio di ferro sul nome del ministro dell’Economia, in passato alcuni Presidenti hanno depennato nomi proposti dai premier.

In questa tornata, secondo fonti del centrodestra, dallo schieramento che i sondaggi danno in vantaggio si sarebbero inviati segnali al Colle circa una lista che non presenti criticità, in particolare per i dicasteri di Esteri, Difesa ed Economia, ma dal Colle non giunge un fiato su questo tema.

Se i numeri non fossero netti, ma i primi dati non fanno pensare a questo scenario, si aprirebbe un iter più lungo e complicato. Quel che è certo è che in passato la bussola di Mattarella è stata la Costituzione, che prevede che il governo ottenga la fiducia da entrambe le Camere.

Ma anche il rispetto della volontà popolare, con l’obiettivo di dare istituzioni stabili al Paese per la legislatura appena nata. L’altro paletto del Presidente e’ sempre stata la conferma della storica collocazione internazionale del Paese, con un ancoraggio all’Europa e all’alleanza atlantica. Nelle prossime ore gli ultimi dettagli si chiariranno, con l’arrivo dei risultati definitivi e solo allora si potra’ cominciare a fare programmi ancora più definiti.

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