AGI – La sconfitta del Partito Democratico alle elezioni politiche e il percorso che ora intraprende con il congresso chiamato a riformare il partito dalle fondamenta ricorda, per certi versi, la parabola del Partito Socialista francese, che negli ultimi anni ha vissuto una crisi gravissima fino a diventare quasi inesistente. Una parabola che i dem nostrani vogliono a tutti i costi scongiuare.

Fondato nel 1969 dalla fusione tra la Sezione Francese dell’Internazionale Operaia (Sfio) nata nel 1905 con la leadership di Jean Jaures, e alcuni movimenti socialisti, ha subito diverse scissioni, tra cui la più recente del Partito di Sinistra (Fronte di Sinistra, oggi La France Insoumise di Jean-Luc Melenchon).

Il partito socialista francese è sempre stato organizzato in correnti, che nel corso degli anni sono state all’origine delle scissioni. Il declino del partito, iniziato alcuni anni fa, è stato preceduto da un periodo di incertezza negli anni Novanta, precisamente dopo la vittoria alle elezioni politiche del 1997 grazie alla quale Lionel Jospin si guadagnò la nomina a primo ministro dall’allora presidente gollista Jacques Chirac (dando il via alla terza coabitazione della Quinta Repubblica).

A guidare il partito, nel novembre dello stesso anno, fu scelto Francois Hollande, eletto segretario con il 91% dei voti contro il 9% ottenuto da Melenchon. Sono stati anni in cui il partito è profondamente cambiato, in particolare a partire dal congresso tenuto a Le Mans nel 2005, nel quale si approvò un’ampia ristrutturazione che comprendeva, per esempio, la parità fra uomini e donne nelle candidature per le elezioni legislative del 2007.

In quel momento entrarono nel partito nuovi membri che ne modificarono la pelle. Tutti questi cambiamenti rafforzarono Segolene Royal, che fu poi candidata dal partito alle elezioni presidenziali del 2007.

La sua sconfitta contro Nicolas Sarkozy spinse il partito, e la sinistra più in generale, a mettersi in questione. Esponenti storici come Laurent Fabius e Dominique Strauss-Kahn chiesero una rifondazione sulla base del pensiero socialista.

Nel 2008 Martine Aubry fu eletta segretaria battendo Royal per una manciata di voti. Lo stesso anno, al Congresso di Reims, Melenchon e alcuni altri componenti dell’ala sinistra lasciarono il partito per fondare il Partito di Sinistra. Nonostante questo, le elezioni del 2012 andarono molto bene: sia le presidenziali, vinte da Francois Hollande, che le politiche del mese successivo. Ma da quel momento iniziò una fase negativa che culminò con la sconfitta storica della sinistra alle elezioni municipali del 2014.

Il partito si lacerò con distanze sempre più incolambili fra l’ala “destra”, definita più frequentemente “social-liberale” e rappresentata da esponenti quali Manuel Valls, diventato poi premier, o Gerard Collomb. A questo gruppo faceva da contraltare un’ala sinistra, guidata da Benoit Hammon e Emmanuel Maurel.

Numerose decisioni prese da Hollande durante la sua permanenza all’Eliseo, come quella di nominare Valls primo ministro, furono ampiamente considerate come la causa del tracollo del partito. Alle elezioni legislative del 2017 lo schiaffo fu tremendo: il partito, dopo 5 anni al governo, portò solo 31 deputati nella nuova Assemblea Nazionale.

Emmanuel Macron, lanciato in politica da Hollande, prese la maggioranza assoluta dei seggi con il partito che ha fondato nel 2016, la Republique en Marche. Da quel momento i socialisti sono praticamente scomparsi dalla scena politica: alle europee del 2019 il partito ottiene il 6,19%, ovvero il risultato più basso della sua storia.

Alle elezioni presidenziali del 2022 la sua candidata Anne Hidalgo, sindaca di Parigi, ha ottenuto l’1,75% dei voti al primo turno. Il funerale dei socialisti, praticamente. Alle elezioni politiche due mesi dopo, il partito, che correva all’interno della coalizione Nupes, guidata da Melenchon, ha ottenuto 31 deputati sui 577 totali dell’Assemblea Nazionale. 

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