Spinaci, “non era mandragora, ma stramonio”: l’Istituto Zooprofilattico

Il direttore dell’Istituto Zooprofilattico Antonio Limone: “Delle foglie di stramonio possono essere finite tra gli spinaci. La temperatura a fuoco elevato ha aumentato la tossicità”

Non sarebbe stata la mandragora, ma lo stramonio, un’altra erba velenosa con proprietà allucinogene, ad intossicare le 8 persone, tutte dell’area flegrea, finite all’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli dopo aver mangiato degli spinaci sfusi, acquistati nei negozi di ortofrutta. Questo quanto riferito da Antonio Limone, direttore dell’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno, nel corso della sua audizione presso l’Osservatorio Regionale Sicurezza Alimentare della Commissione Regionale Agricoltura, Caccia, Pesca, Risorse Comunitarie e Statali per lo Sviluppo, presieduta dal consigliere regionale di “Europa Verde”, Francesco Emilio Borrelli, che si è tenuta oggi, mercoledì 12 ottobre, nell’Aula del Consiglio Regionale della Campania, al Centro Direzionale di Napoli.

All’incontro hanno preso parte anche l’assessore regionale alle Politiche agricole, Nicola Caputo, il direttore dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, il direttore dell’Orto Botanico di Napoli, i direttori generali delle Aziende Sanitarie Locali Napoli 2 nord e Napoli 3 sud, le Associazioni dei consumatori della Campania, le Organizzazioni di categoria Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri, Ugl, Agro Alimentare, Agrocepi.

“Probabilmente – ha spiegato Limone ai microfoni del TgR Campania – una presenza di foglie si stramonio è finita negli spinaci e ha intossicato le persone. Noi abbiamo questo fenomeno per due motivi, la maggiore concentrazione di tossina nel vegetale, dovuta alla temperatura a fuoco elevato, e la mancanza d’acqua, perché sono verdure molto tossiche”.

Lo stramonio, nome scientifico Datura Stramonium, come altre specie del genere Datura (Datura inoxia, Datura metel) è una pianta altamente velenosa a causa dell’elevata concentrazione di potenti alcaloidi, in particolare la scopolamina, presenti in tutti i distretti della pianta e soprattutto nei semi.

Gli ispettori dell’Istituto Zooprofilattico hanno effettuato gli esami su alcuni campioni di spinaci. “Dalle analisi compiute – ha aggiunto Limone – è emerso che sicuramente l’avvelenamento è stato di origine vegetale. Si è trattato di una partita di spinaci contaminati provenienti da Avezzano, in Abruzzo, probabilmente da una coltura a campo aperto. Di fronte al verificarsi di questo allarme, c’è stata un’importante reazione di filiera istituzionale per isolare la partita, ricostruire la sua catena distributiva e prevenire ulteriori casi. Ovviamente quanto avvenuto non compromette, per il futuro, la sicurezza del prodotto alimentare. Per quanto riguarda il nostro Istituto, provvederemo a pubblicare sul sito internet le immagini delle più comuni piante che possano essere responsabili di avvelenamenti”.

Intanto, come anticipato ieri da Fanpage.it, sono di due tipologie i campioni attualmente sotto analisi in laboratorio: il primo riguarda le verdure raccolte dalla partita sequestrata al Caan di Volla, il centro agro alimentare del Comune di Napoli. Il secondo riguarda i campioni biologici prodotti dai pazienti. I risultati si avranno entro 10 giorni. Le partite sospette sono state ritirate dai carabinieri. Degli 8 pazienti che si sono recati presso il Pronto Soccorso, uno è ancora in osservazione, si tratta del paziente più grave che ieri è uscito dalla rianimazione, e che potrebbe essere dimesso nelle prossime ore. Dovrà essere comunque sottoposto a monitoraggio.

In Lombardia, invece, il Ministero della Salute ha ritirato un lotto di spinaci denominati “Il Gigante” (il lotto numero 273, per la precisione) commercializzati dalla Rialto Spa e prodotti dalla Spinerb nello stabilimento di Gorlago, nella provincia di Bergamo. “Sospetta contaminazione da mandragora” si legge come causale nell’avviso di richiamo del Ministro, che poi avverte: “A scopo precauzionale, nel caso fosse stato congelato, evitare il consumo e riportarlo in negozio”.

Fonte foto in copertina flickr.com

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