AGI – Primarie sì o primarie no: l’interrogativo amletico è al centro delle prossime 48 ore del Partito Democratico chiamato a decidere sul percorso da intraprendere per schierare i suoi candidati nel Lazio e in Lombardia. I dem lombardi si riuniranno oggi in direzione per scegliere fra una rosa di candidati da cui, nelle ultime ore, sembrano emergere due nomi fra tutti: Pierfrancesco Majorino e Pierfrancesco Maran.

L’unica certezza, al momento, è il ‘no’ espresso dall’assemblea nei confronti di Letizia Moratti. “L’unica possibilità è che Moratti acettasse le primarie, ma questo non è accaduto”, osserva una fonte parlamentare dem.  Meno netta è la chiusura ai Cinque Stelle, che potrebbero tornare ad essere della partita se i dem dovessero scegliere di puntare su Majorino: l’eurodeputato, infatti, non ha mai chiuso le porte ai pentastellati e il coordinatore regionale lombardo del M5S, Dario Violi, sottolinea: “La mia speranza è che, se ci si siede al tavolo, si voglia veramente chiudere, e lo si voglia fare su una visione chiara. Con Majorino ci sentiamo costantemente, ultimamente. Se c’è la possibilità di avere una visione comune puntuale e chiara, e io ho molti dubbi ma ci proverò fino alla fine, poi il nome del candidato non sara’ un problema”. Il tentativo, in ogni caso, è quello di “tenere insieme i partiti della coalizione” fino all’ultimo, spiega una fonte dem lombarda. 

Nel Lazio, la direzione si riunirà martedì per discutere della proposta di candidare Alessio D’Amato. Il segretario Bruno Astorre la formalizzerà davanti al parlamentino regionale dem: “Martedì alle 17 ci sarà la direzione regionale del Pd Lazio in cui discuteremo la proposta del Partito Democratico. Proporremo la candidatura di Alessio D’Amato, ma deciderà la direzione”, dice Astorre che, in merito alla possibilità di tenere primarie di coalizione, aggiunge: “Mercoledì avremo una riunione di coalizione e sarà la coalizione a decidere su questo punto”.

Dai Verdi e Sinistra italiana emerge una certa inquietudine per come il percorso verso le regionali è stato impostato. I dirigenti nazionali avrebbero preferito che si lavorasse di più e con più convinzione per presentare una proposta unitaria. Speranze che si sono infrante contro i veti incrociati di M5s, Terzo Polo e Pd. La possibilità di una corsa solitaria non è stata esclusa da Nicola Fratoianni, ma dal Pd romano nutrono qualche dubbio che l’ala sinistra della coalizione possa sfilarsi. “La corsa per la Regione Lazio è impegnativa e a correre da soli si rischia di farsi male”, è il ragionamento.

L’orologio, in ogni caso, ha cominciato a correre. A partire da domenica, giorno in cui è ufficiale lo scioglimento del consiglio Regionale del Lazio, scattano i 90 giorni per la convocazione delle elezioni. Le date su cui si scommette sono quelle del 5 e del 12 febbraio. A convocare le elezioni del Lazio, dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti, sarà il vice presidente Daniele Leodori. Concreta la possibilità che Lazio e Lombardia votino insieme. Il presidente del Consiglio Regionale Lombardo, Alessandro Fermi, ha convocato l’assemblea regionale domani, alle ore 10.

All’ordine del giorno il progetto di legge che modifica la legge elettorale regionale (relatrice Alessandra Cappellari, Lega), già approvato in commissione Affari istituzionali. La legge stabilisce che il presidente della Regione può indire le elezioni non prima dei 30 giorni precedenti la fine naturale della legislatura e non oltre i 60 giorni successivi: per la Lombardia, quindi, il ‘range temporale’ è da intendersi compreso tra il 4 febbraio e il 6 maggio 2023. È in ogni caso competenza del ministero dell’Interno stabilire una data differente da quella indicata dal Presidente della Regione a fronte di possibili accorpamenti con altre elezioni. 

“La mia speranza è che, se ci si siede al tavolo, si voglia veramente chiudere, e lo si voglia fare su una visione chiara. Con Pier (Majorino ndr) ci sentiamo costantemente, ultimamente. Se c’è la possibilità di avere una visione comune puntuale e chiara, e io ho molti dubbi ma ci proverò fino alla fine, poi il nome del candidato non sarà un problema” ha concluso Violi.

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