AGI – Un incontro preliminare, con uno scambio di opinioni, sulla bozza in sette articoli presentata dal ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli. Il confronto si svolge nella sede della Conferenza delle Regioni e riguarda uno dei dossier più delicati e controversi della legislatura appena iniziata, ovvero l’introduzione di un percorso di autonomia differenziata per le Regioni che ne facciano richiesta.

Un tema che fu portato prepotentemente nell’agenda politica dal referendum con cui i cittadini di Lombardia e Veneto, cinque anni fa, avallarono la richiesta dei loro governatori di maggiori competenze. Ma che i governi Gentiloni, Conte I, Conte II e Draghi non sono riusciti a concludere. E che la strada verso un accordo capace di soddisfare tutte le Regioni sia complicata lo si capisce dalle polemiche che hanno contraddistinto gli ultimi giorni, alimentate soprattutto dal governatore campano Vincenzo De Luca.

Il progetto di Calderoli crea un solco, in particolar modo, tra le Regioni del Nord e quelle del Sud. “L’autonomia differenziata proposta da Calderoli non semplifica niente, ma crea solo caos. Serve una sburocratizzazione radicale per far ripartire imprese e investimenti”, ribadisce De Luca. Fortemente contrario al progetto anche il collega dem pugliese Michele Emiliano. Mentre, tra i governatori di centrodestra, si segnala il distinguo del calabrese Roberto Occhiuto, di Forza Italia.

“Noi siamo disponibili a realizzare una legge che dia attuazione agli articoli 116, 117 e 119 della Costituzione, ma non vogliamo nessuna fuga in avanti soltanto per una parte della legge, vale a dire per quella che riguarda l’autonomia differenziata, perche’ riteniamo che nella Costituzione tutto va tenuto insieme, anche quando si tratta di attuarla”.

Il nodo principale della contesa riguarda la definizione dei ‘livelli essenziali di prestazione’ su cui calcolare i trasferimenti di fondi dallo Stato a una singola Regione per ‘coprire’ la competenza ceduta. La bozza Calderoli prevede che i Lep siano definiti “entro 12 mesi” dall’approvazione delle leggi che recepiscono le intese e che nel frattempo i trasferimenti siano calcolati secondo la ‘spesa storica’ sostenuta dallo Stato per quella competenza (vecchio cavallo di battaglia leghista).

Dettaglio che fa insorgere le Regioni del Sud in cui spesso la spesa storica è stata negli anni inferiore rispetto al Nord. Poi c’è il nodo dell’approvazione del Parlamento. Nella bozza Calderoli, lo schema di intesa tra Stato e Regioni viene sottoposto al parere della commissione parlamentare per le questioni regionali. Dopodiché l’intesa viene tradotta in un disegno di legge che passa prima in Consiglio dei ministri poi all’esame delle Camere per “mera approvazione” a maggioranza assoluta.

La bozza Calderoli, “non consente al Parlamento di incidere sull’intesa”, protesta Emiliano, “violando la Costituzione, dice che se una Regione e il governo fanno un’intesa su competenze e finanziamenti il Parlamento non può mettere bocca ma può solo dire sì o no come se fosse un trattato internazionale. È un errore dal punto di vista costituzionale“.

Al termine dell’incontro, Calderoli si difende e risponde alle critiche degli oppositori del progetto, sostenendo che “è incostituzionale non applicare la Costituzione, visto che una riforma del 2001 non ha ancora trovato attuazione”. “Le critiche – ha aggiunto – vorrei che si rivolgessero a un testo quando ci sara’ e non ad appunti di lavoro. Cerchiamo di arrivare a una serie di proposte delle regioni che mi auguri siano condivise da tutti”.

Per il ministro leghista, “nessuno si è dichiarato contrario all’autonomia differenziata, le materie che possono essere oggetto di trasferimento sono previste in Costituzione e non le posso toccare”. “Non c’è un spaccatura tra Nord e Sud – conclude – ma una paura del Sud che qualcuno se ne avvantaggi a svantaggio loro. Io mi auguro che tutti possano trarre un vantaggio da questa riforma“.

Anche il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, dice di voler vedere la riunione in positivo: “C’è stata una discussione positiva – afferma – all’interno della Conferenza. Ci sono state prese di posizione che hanno sottolineato alcune criticità da dover risolvere ma nessuno ha fatto barricate. Ho visto un clima positivo da parte di tutti, con sfumature diverse, ma c’e’ la volonta’ di andare verso un processo di autonomia e anche finalmente di attuazione dei Lep”.

Dal canto suo, il governatore del Veneto Luca Zaia concorda con la necessità sollevata dai critici al proggetto di approvare i Lep: “Se non si son fatti – afferma – non è per colpa di chi vuole l’autonomia ma per colpa del Paese che non se li è dati. Noi siamo perché i Lep si facciano ma non vanno utilizzati per dire che non si fanno per l’autonomia. Facciamoli subito – ha concluso – ma non continuiamo a procrastinare all’italiana”.

Rivolto ai governatori del Sud contrari, Zaia poi aggiunge: “Chi e’ contro l’autonomia e contro la Costituzione”. Favorevoli all’autonomia i governatori dem, scettici rispetto al progetto Calderoli.

“Nessuno è contro l’autonomia in quanto tale – afferma Stefano Bonaccini – ma per potere proseguire e trovare un accordo, servono condizione precise: una legge quadro, con cui vengano definiti i livelli essenziali di prestazioni, il coinvolgimento del Parlamento e va eliminata la questione dei residui fiscali, perche’ se entri in quella questione vai a rischiare la secessione, non l’autonomia, e credo che vada eliminata la materia della scuola, non possiamo pensare si avere 20 scuole diverse”. Più risoluto l’omologo toscano Eugenio Giani: “Sono anni che questo percorso va avanti e procederà, perché è già nei fatti”. 

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