Pedro Castillo non è più il presidente del Perù. Al termine di una giornata di caos segnata da un tentativo di golpe da parte del leader, il Parlamento peruviano lo ha infatti destituito con una procedura d’urgenza, accelerando un procedimento di impeachment per “incapacità morale” che aveva in calendario proprio oggi. Subito dopo è stata convocata la vicepresidente della Repubblica Dina Boluarte per la cerimonia di successione, come previsto dalla Costituzione.

E in serata la polizia ha arrestato Castillo nella sede della Prefettura di Lima, dove si era rifugiato in compagnia dell’ex premier Anibal Torres. In vista della possibile destituzione – terzo tentativo contro di lui in 16 mesi di mandato – stamani Castillo si era rivolto a sorpresa al Paese con un messaggio in cui annunciava di aver deciso di sciogliere il Parlamento per preparare lo svolgimento di nuove elezioni entro nove mesi che permettessero la costituzione di un’Assemblea legislativa con poteri costituzionali. Immediata la reazione dell’opposizione, della maggior parte dei media e dei responsabili degli organi giudiziari, che hanno condannato l’annuncio del capo dello Stato definendolo un gesto disperato e “un golpe contro la democrazia peruviana”.

In poche ore, la presidente del Consiglio Betssy Chavez e cinque ministri hanno rassegnato le dimissioni, così come hanno fatto il capo dell’esercito e alcuni ambasciatori, fra cui quelli alle Nazioni Unite e presso l’Organizzazione degli Stati americani. A fine mattinata ha abbandonato Castillo anche la vicepresidente Dina Boluarte, che in questo modo ha preservato le sue prerogative costituzionali. Infine, dopo alcune ore di incertezza, anche il comando congiunto delle forze armate e la polizia hanno diffuso un comunicato in cui hanno espresso fedeltà alla Costituzione, scaricando il capo dello Stato. A quel punto il Parlamento ha deciso di anticipare la sessione prevista per la proposta di destituzione di Castillo, che ha avuto uno svolgimento rapidissimo, senza neppure un dibattito preliminare. I favorevoli alla mozione sono andati ben oltre le previsioni: su 130 membri del Parlamento, 101 si sono espressi per la destituzione contro sei contrari e dieci astensioni.

A Lima e in numerose altre città peruviane la gente è scesa in strada in un clima di tensione e incertezza per possibili scontri fra i sostenitori di Castillo e militanti delle forze di centro-destra che lo hanno avversato fin dal primo giorno. Ma alla fine non sono stati segnalati episodi gravi, grazie anche ad una forte presenza di agenti a difesa dei luoghi sensibili. Castillo, maestro e sindacalista, si era insediato il 28 luglio 2021 battendo di stretta misura al ballottaggio Keiko Fujimori, leader della destra peruviana e figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori.

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