AGI – “Mai più tragedie come a Ischia”: Nello Musumeci, ministro per la Protezione civile e per le politiche del mare, in un colloquio con l’AGI espone le priorità e le sfide da affontare in futuro. 

Ministro Nello Musumeci, questa mattina in commissione Ambiente alla Camera ha esposto le sue linee programmatiche. In sintesi che cosa si propone di fare?

“Essenzialmente tre cose. Bisogna fare prevenzione del rischio, innanzitutto. E questo ad ogni livello, da quello sismico a quello idrogeologico. E occorre farlo per tempo, cioè negli anni. Spesso accade – è il caso recente della tragedia di Ischia – che gli eventi calamitosi si ripetano ciclicamente negli stessi luoghi: farsi trovare impreparati la seconda volta, non è ammissibile.

Bisogna poi utilizzare con celerità le risorse e non lasciare un solo euro non speso. Il che è talvolta accaduto. A maggior ragione in materia di Protezione civile, cioè in un campo dove sono a rischio la vita e la sicurezza dei cittadini, questo non è accettabile. Alcune modifiche al Codice di Protezione civile e anche a quello degli Appalti hanno questo scopo.

Di recente, inoltre, ho incontrato al Ministero gli assessori regionali al ramo e assieme abbiamo deciso di istituzionalizzare questo incontro in forma periodica. Obiettivo prioritario delle riunioni sarà il monitoraggio dello stato di attuazione dei progetti e della spesa. Almeno a livello di metodo lo considero un cambio di passo: ho colto dai territori un rinnovato interesse e molta sensibilità per l’obiettivo di fare squadra”.

Cosa intende per cambio di passo?

“Intendo, in particolare, fare un salto di qualità nella prevenzione strutturale e nella gestione dell’emergenza non ingessata da eccessi burocratici, da pareri tecnici rallentatori, soprattutto dalla frammentazione di competenze e centri di spesa. Occorre una regia unitaria: è l’obiettivo del gruppo di lavoro interministeriale apposito, la cui istituzione ha deciso il presidente Meloni, dopo la tragedia di Ischia e che riunirò molto presto”.  

Crede che il Ponte sullo Stretto si possa realizzare in sicurezza dal punto di vista sismico?

“Sono da sempre un sostenitore convinto della realizzazione del Ponte sullo Stretto che significa essenzialmente modernizzazione del sistema dei nostri trasporti, volano produttivo ed occupazionale. Elevazione della qualità della vita in due regioni del Sud quali sono Sicilia e Calabria e soprattutto incentivo decisivo alla vocazione mediterranea della nostra Nazione.

Si tratta di un’opera ad alta complessità tecnica, per la quale il ministro Salvini – e con lui l’intero governo Meloni – sta lavorando con impegno ed entusiasmo. Ci vorrà tempo, ma sono certo che, superate le remore ‘ideologichè del passato, il cantiere del Ponte potrà aprirsi, in condizione di assoluta sicurezza: ormai l’evoluzione delle metodologie ingegneristiche – basti guardare a grandi opere simili realizzate all’estero, dalla Turchia alla Cina – consentono di realizzare il manufatto senza alcuna preoccupazione dal punto di vista del rischio sismico”.

Quali opportunità dà il Pnrr alla Protezione civile? Saremo in grado di sfruttarle?

“Il Pnrr prevede 1,2 miliardi di euro per interventi in materia di Protezione civile: suddivisi in 400 milioni per progetti in essere e 800 per la realizzazione di nuovi progetti in materia di dissesto idrogeologico che dovranno essere attuati entro il 2025. Con l’impegno degli enti territoriali riusciremo a rispettare il termine: il monitoraggio, in concorso con le Regioni, dello stato di attuazione della spesa, ha questa finalità. Non ce ne sarà bisogno io spero, ma se fosse necessario il governo eserciterà i poteri sostitutivi rispetto agli enti territoriali che non staranno al passo”.

Cosa può dirci del ministero del Mare, l’altra delega che il premier Meloni le ha affidato?

“Mi sto dedicando in questi giorni a impiantare le Politiche del Mare che mi sono state affidate. Si tratta di un incarico che non ha precedenti: bisogna quindi partire da zero.

In sintesi – è il compito essenziale del Comitato interministeriale (CIPOM) alla cui guida mi ha delegato il presidente del Consiglio – va messo a reddito produttivo, ma anche sociale, ambientale, culturale la gestione dello spazio marittimo. Dobbiamo pensare in grande e ridurre a visione unitaria l’economia del mare. C’è da lavorare molto e lo farò dialogando con gli operatori del settore, o meglio, delle varie filiere portatrici di una pluralità di interessi legittimi e importanti per l’economia nazionale”. 

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