E’ il volto dei bambini senza sorriso l’immagine dell’Ucraina che il Papa ha ricordato, anche oggi, alla fine dell’udienza generale. Francesco, parlando del Natale, ha rivolto il suo pensiero al Paese in guerra: “Pensiamo ai tanti bambini dell’Ucraina che soffrono, soffrono tanto per questa guerra. In questa festa di Dio che si fa bambino pensiamo ai bambini ucraini”. Poi ha detto che quando li incontra in Vaticano “la maggioranza non riesce a sorridere e quando un bambino perde la capacità di sorridere è grave. Questi bambini portano su di se la tragedia di quella guerra che è così inumana, così dura. Pensiamo al popolo ucraino in questo Natale senza luce, senza riscaldamento, senza le cose principali per sopravvivere e preghiamo il Signore perché porti la pace il più presto possibile”, ha pregato il Papa.
    Nell’Aula Paolo VI, poi il Pontefice ha incontrato la moglie di un soldato ucraino prigioniero dei russi. La donna, Larissa, e il figlio Sergheii hanno consegnato al Papa un calendario per il 2023 con le immagini delle devastazioni della guerra.
    “Azovstal” si legge nella prima pagina del calendario, proprio a ricordo della resistenza ucraina all’interno di quell’acciaieria divenuta un simbolo. Larissa ha consegnato al Papa anche una lista di nomi di prigionieri ucraini. Tra questi nomi c’è anche il marito della stessa Larissa.
    La pace è stata la centro di una preghiera a Bari. A promuovere l’iniziativa è stata la diocesi con la Conferenza episcopale italiana. A partecipare anche le Chiese ucraine, cattolica romana, greco cattolica e ortodossa. Da Kiev è arrivato anche il saluto di Onufriy, metropolita di Kiev che fa riferimento al Patriarcato di Mosca. “Purtroppo, a causa della guerra e alle difficoltà da essa causate nel nostro Paese, comprese quelle nell’ambito dei rapporti Chiesa-Stato, per ora i rappresentanti della nostra Chiesa non hanno la possibilità di partecipare a questo evento”, il contenuto del suo messaggio che fa riferimento alla volontà del governo di Kiev di mettere al bando la Chiesa vicina a Mosca.
    Aprendo l’evento il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, ha invitato a considerare la pace “un affare” di tutti.
    “Nella tenerezza e della debolezza di quel Bambino – ha detto parlando del Natale -, cerchiamo la forza per spezzare le catene del male, per non voltarci dall’altra parte, per smettere di pensare che la pace non sia affare nostro. La pace comincia nel cuore di ciascuno; comincia da me, da te, da noi, fino ad arrivare alle sfere della politica e della diplomazia”, ha sottolineato Zuppi concludendo che “la pace non è un sogno ma una scelta: la scelta”.

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