Proust
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Appassionato conoscitore de La Recherche proustiana, il biologo Carlo Alberto Redi, che insegna zoologia all’Università di Pavia, analizza in questo libro le analogie che il Proust narratore rintraccia tra i personaggi umani e i vari animali che per qualche ragione li ricordano. Redi censisce con cura anche tutti gli animali citati nell’opera anche una sola volta, e nota l’accortezza con cui le loro qualità biologiche vengono associate a quelle del personaggio cui vengono riferiti (zoè). E’ interessante notare come i contesti relazionali che permettono lo sviluppo di diversi ruoli e dei meccanismi che modellano ogni vita siano simili a quelli che si stabiliscono all’interno di tutte le comunità di viventi (bios). Riferendosi al concetto di bios, infatti, le caratteristiche fisiche e comportamentali che accomunano animali e umani possono essere messe in evidenza di volta in volta da Proust che, attraverso metafore e simboli, può tratteggiarne meglio le analogie. E secondo Redi la relazione dinamica tra zoè e bios costituisce una chiave interpretativa importante nello svolgersi degli eventi.

Redi riporta con cura tutte le frasi che testimoniano tali zoomorfosi, con le indicazioni precise su dove rintracciarle nell’opera proustiana. Così Odette è ranocchia, pesce immemore, bacillo virgola, crisalide: ma le ambiguità del suo carattere non subiscono alcuna evoluzione, e vengono viste quindi come momenti di arresto di ogni attività, in analogia col pensiero comune che non sa come ogni crisalide possa svilupparsi in insetto perfetto. Albertine è uccello meraviglioso, ma anche farfallina, gallina bagnata, gatto mansueto che si rivela in grado di usare i suoi artigli verso chi vorrebbe catturarlo.

Proust zoologo, Carocci editore, Quality Paperbacks 2022
Pp 210, € 17,00

Il narratore stesso viene chiamato affettuosamente lupetto o lupacchiotto dalla mamma, ma si sente abbandonato come un ratto da Odette che parla in inglese a Gilberte. La ascesa sociale di Madame Verdurin, frutto delle sue capacità di tessere la tela in cui cadranno prima il duca di Duras e poi il principe Guermantes, viene descritta come conseguenza di una forma di matriarcato potentissimo all’interno di un nido accuratamente costruito; e viene presentata con tutti i riferimenti simbolici dei ragni di un tipico bestiario, quelli che tessono con pazienza la tela, e catturano le prede con la pericolosità dei veleni di cui dispongono.


Neurofisiologia dei ricordi


Pur riconoscendo la competenza zoologica di Proust, Redi assume a volte il ruolo di accademico e non manca di commentare alcuni errori grossolani dell’autore della Recherche, punibili anche con voti bassi in caso di un ipotetico esame (i batteri non formano biocenosi, i ragni non sono classificati tra gli insetti, e così via). Ma l’analisi biologica di Redi non si ferma qui. Negli ultimi due capitoli viene esplicitata la trasformazione evolutiva di molti personaggi, secondo processi diacronici lenti e continui, mediati dagli incontri con gli altri, cioè dall’interazione tra i diversi bios che costituiscono l’ambiente in cui si svolgono le vite (zoè). La lettura in chiave biologica dell’opera proustiana permette di rintracciare elementi genetici ed epigenetici nella evoluzione dei personaggi. Se la causa prima della loro individualità è quella ricevuta dalla famiglia, sono poi gli incontri, le vicende impreviste, le condizioni esterne che modificano la genetica e la orientano nello svolgersi del tempo. Il “paesaggio differenziativo” che ogni personaggio attraversa nella sua quotidianità e da cui viene continuamente modellato è ripreso teoricamente dalle idee epigenetiche di Waddington, che descrive come le biografie di ognuno vengano plasmate proprio dalle condizioni ambientali (canalizzazioni creodiche) in cui la genetica deve esplicitarsi.

Procedendo in questa direzione Redi esplora le tante facce di ogni personaggio, i numerosi risvolti di ogni essere, il manifestarsi mutevole delle varie individualità. Proprio a proposito di in-dividualità, questa viene contrapposta al concetto di con-dividualità. Come il con-dividuo epigenetico può metaforicamente chiarirsi se riferito alla variabilità delle cellule che compongono un organismo, così ogni personaggio proustiano ha una natura composita e deve il proprio carattere agli incontri e all’influenza di più in-dividui contemporaneamente. Le fanciulle in fiore, o l’allegra brigata sono presentate come un indistinto insieme di esseri, come polipi in un polipaio o zoofiti nelle madrepore. L’in-dividuo cambia in funzione di quelli che ha intorno, e in ognuno si integrano proprio i tanti contrasti esistenziali che caratterizzano ogni vita.

Il messaggio è chiaro, sostiene Redi: siamo noi gli altri; e negli altri dobbiamo riconoscerci. Se l’in-dividuo è un singolo, il con-dividuo esprime le sue qualità in dipendenza del mondo relazionale in cui viene a trovarsi, e ciascun personaggio contiene una moltitudine di altri, in un intreccio organico di unità e molteplicità. Tutti i personaggi sono così scomponibili e possono essere ricomposti utilizzando pezzi ora dell’uno ora dell’altro disposti in modo diverso. Inoltre il tempo ridispone i pezzi in nuovi modi, nell’invecchiamento i personaggi si trasformano, perdono le caratteristiche salienti della giovinezza e si modellano secondo nuove esigenze. In questa mancanza di identità stabile è quindi significativo il conformismo e l’adeguarsi alle convenzioni: grande importanza è data al pettegolezzo, al giudizio degli altri, alle critiche sul proprio abbigliamento, ai “si dice” che condizionano gusti, amicizie e comportamenti.

Attraverso il passare del tempo, la Recherche riorganizza le tante storie individuali in una grande storia collettiva dove tutti i personaggi escono sconfitti. La speranza e il fascino del nuovo vengono presto sostituiti dalla delusione e dalla noia, dalla ricerca (inutile) di nuove opportunità anch’esse deludenti. E nelle nuove situazioni un altro animale viene scelto a rappresentare le caratteristiche del personaggio invecchiato o comunque trasformato.

Redi completa il suo lavoro censendo per ciascun volume della Recherche quali specie animali, e per quante volte, sono citate, e riporta in grafici a nuvola sia le occorrenze sia, in sintesi, la frequenza delle citazioni complessive. Conclude il volume una breve bibliografia che riporta anche un ritrovamento proustiano recente: “I 75 fogli ed altri manoscritti inediti” pubblicati nella traduzione italiana da La nave di Teseo nel 2022.

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