AGI – È registrata come legge 3/2019, più nota come Spazzacorrotti. E sarà molto probabilmente spazzata via da una alleanza inedita su un ordine del giorno, una sorta di maggioranza allargata Azione-Iv-FdI-Lega-FI contro la norma della Repubblica Italiana in tema di contrasto alla corruzione emanata durante il governo Conte I, su iniziativa dell’allora ministro della giustizia Alfonso Bonafede (M5S).

La legge apporta modifiche al codice penale e al codice di procedura penale con l’obiettivo di potenziare l’attività di prevenzione, accertamento e repressione dei delitti contro la pubblica amministrazione italiana, istituendo anche la possibilità di indagini con agenti sotto copertura, ed è entrata in vigore il 31 gennaio di tre anni fa, dopo essere stata approvata in via definitiva dal Senato il 18 dicembre 2018, risolvendo molte delle numerose raccomandazioni del Greco (Gruppo di Stati contro la corruzione) nei confronti dell’Italia in materia di corruzione.

asse maggioranza terzo polo contro spazzacorrotti

© Francesco Fotia / AGF 

L’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, promotore della legge “Spazzacorrotti” e l’ex premier Giuseppe Conte

Dopo il primo colpo assestato con l’ordine del giorno, Il Terzo polo ha già pronto un pdl per il ritorno alla prescrizione pre-Bonafede, facendo seguire a un atto di indirizzo un atto formale.

Quell’odg approvato ieri è tra i protagonisti della corsa contro il tempo alla Camera per l’approvazione definitiva del decreto Rave, nonostante l’ostruzionismo messo in atto da Pd, M5s, Verdi e Sinistra, dato che la conversione in legge del provvedimento ha come limite temporale la mezzanotte di oggi. Il via libera dell’Aula all’ordine del giorno a prima firma del vicesegretario di Azione e presidente della Giunta per le Autorizzazioni Enrico Costa (186 sì, 115 no e 1 astenuto) impegna il governo “a predisporre, con una rivisitazione organica, il ripristino della disciplina della prescrizione sostanziale in tutti i gradi di giudizio, rimuovendo le criticità attuali derivanti dalla legge 3 del 2019”.

“Il Parlamento ha presentato un ordine del giorno per chiedere il ritorno alla prescrizione come era prima della modifica del ministro Bonafede, sul quale il governo ha dato un parere favorevole. L’indicazione la recepiamo e secondo me è di buon senso, il tornare alla prescrizione che è un fondamento dello stato di diritto”, esplicita il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “L’ordine del giorno del Terzo Polo sulla prescrizione è una delega in bianco al governo che noi non vogliamo dare – spiegava Devis Dori, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in commissione Giustizia della Camera – nella scorsa legislatura sono state apportate correzioni alla norma. Non si può riformare la prescrizione ogni sei mesi”.

“L’attacco alla legge Spazzacorrotti da parte di un ampio fronte politico evidentemente non ha altra priorità se non quella di smantellare una legge che ha fatto fare all’Italia un grande salto di qualità nel contrasto alla corruzione e nel garantire la certezza della pena. Dopo il ripristino dei benefici penitenziari, anche in assenza di collaborazione, per i più gravi reati contro la pubblica amministrazione. Azione-IV è ormai autentica stampella permanente della maggioranza”, sottolineava il deputato M5s Federico Cafiero De Raho, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera ed ex capo della Direzione nazionale antimafia.

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© Fortunato Serrano’ / AGF 

“La convergenza del governo sul nostro ordine del giorno sulla giustizia dimostra che siamo un’opposizione capace di incidere nella vita del Paese e che agiamo con credibilità ed affidabilità. Ripristinare una colonna del nostro sistema penale abbattuta dai Cinque Stelle era un impegno assunto con gli elettori – difendeva così la sua scelta Costa, che aveva anche presentato la nuova proposta di legge – anche in questa legislatura continuiamo a essere un punto di riferimento sulla giustizia”. “Detto questo, il nostro voto sul decreto Rave sarà contrario, perché il provvedimento è un fritto misto che introduce un nuovo reato con tanto di intercettazioni e custodia cautelare per decreto, come un manifesto da esibire, senza attenzione agli effetti che ne derivano”, precisava però. 

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