
(ANSA) – ROMA, 16 GEN – L’attivista iraniana Leila
Hoseinzade, 32 anni, ha descritto in un post sui social media le
terribili condizioni di vita a cui sono sottoposte le detenute
nel carcere di Adel Abad a Shiraz, nel centro-sud del Paese,
rivelando che a molti prigionieri vengono somministrati sedativi
e pillole contro l’ansia, con degli effettivi indesiderati ed
inaspettati.
“Nella nostra stanza ho visto spesso che le persone
rimanevano sveglie solo per quattro ore al giorno – ha
raccontato -. Una volta, dopo una rissa sono state date delle
pillole a due detenuti che per alcuni giorni non sono stati in
grado di parlare correttamente”. Molti prigionieri non hanno
accesso agli antidolorifici, ha precisato Hoseinzade che è stata
temporaneamente rilasciata dal carcere su cauzione all’inizio di
questo mese.
La donna, che ha definito la somministrazione di pillole un
orribile “crimine” ed il trattamento medico riservato ai
detenuti “allarmante”, ha anche denunciato la crudeltà di alcune
guardie carcerarie, il cui obiettivo è “distruggere totalmente
la dignità umana”, come quando mostrarono indifferenza di fronte
alle gravi condizioni di salute di una detenuta in sciopero
della fame.
Un racconto-testimonianza il suo che rivela il pesante clima
che si respira a Adel Abad, dove oltre al cibo di scarsa
qualità, la mancanza di acqua calda per lavarsi, la ventilazione
assente, si vive anche l’angoscia della vicinanza del patibolo e
si odono i pesanti “respiri dei prigionieri del corridoio
inferiore che vengono sottoposti a costante tortura”. (ANSA).
