Un nuovo capitolo della sua vita lo ha portato a Brescia dove Mario Moretti, figura di spicco delle Brigate Rosse e responsabile del sequestro e dell’omicidio di Aldo Moro, vive da qualche tempo. Condannato a sei ergastoli, in semilibertà dal 1997, secondo atti che il Giornale di Brescia ha reso pubblici, l’ex Br ha trascorso Capodanno e i primi giorni di gennaio in un appartamento che ha eletto a domicilio in città.
    Sul citofono di un appartamento in una vecchia palazzina c’è ancora scritto il suo nome, fondamentale per le forze dell’ordine che tra le 22 e le sette del mattino, quando aveva l’obbligo di stare in casa, andavano a controllare che il detenuto fosse realmente presente.
    Moretti, 77 anni, risulta associato al carcere di Verziano e dal 4 gennaio deve rispettare le prescrizioni firmate dal Dap sulla base del piano di trattamento approvato dal magistrato di sorveglianza di Brescia il 23 dicembre scorso. Moretti esce dal carcere al mattino per far rientro non dopo le 22, può muoversi con un’auto che è intestata alla compagna e “ha libertà di movimento nella provincia di Brescia, possibilità di recarsi nel comune di Milano per le esigenze lavorative o per far visita ai familiari”.
    Da inizio anno l’ex brigatista, mai pentito e mai dissociato dalla lotta armata e che nel 1993 ha dichiarato di essere stato l’esecutore materiale dell’omicidio del presidente della Dc, svolge attività di volontariato per un’associazione bresciana in modalità smart working presso la propria casa per tre giorni alla settimana, mentre per altri due è autorizzato a recarsi nella sede di una Rsa della città. Anche in questo caso il suo è lavoro di ufficio. Ha il divieto di percepire denaro per le attività che svolge come volontario e nemmeno può interrompere il percorso. E sempre come socio volontario collabora in maniera occasionale con una cooperativa di Milano e fornisce assistenza informatica a uno studio legale anche in questo caso di Milano.
    Prima di Moretti a Brescia in passato aveva provato a ripartire anche l’ex boss del Brenta Felice Maniero. Con una nuova identità era andato a vivere in un quartiere a nord della città con la figlia e la storica compagna e aveva pure avviato un’azienda che si occupava di depurazione delle acque, realtà poi fallita. L’esperienza bresciana di Maniero è terminata a ottobre 2019 quando è stato arrestato per maltrattamenti sulla compagna. Che gli sono costati una condanna a quattro anni di reclusione. 
   

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