AGI – C’è soddisfazione nelle parole del premier italiano, Giorgia Meloni, sull’incontro con il presidente francese, Emmanuel Macron al Consiglio europeo. “È stato un incontro molto ampio”, c’è “voglia di collaborare su materie che sono di importanza strategica da parte della Francia e dell’Italia“, come quella sull’immigrazione, ha spiegato ai giornalisti presenti a Bruxelles.

“Ci sono interessi che collimano, c’è stato un clima molto costruttivo. È molto utile affrontare alcune sfide. Sono soddisfatta del bilaterale“. Un faccia a faccia intenso “molto lungo, molto ampio, anche di scenario sulla situazione sicuramente complessa sul piano geopolitico che tutti quanti viviamo”.

Interessi di varia natura che non impediscono però di costruire una possibile intesa tra Roma e Parigi. “Penso alla questione migratoria, sulla quale registro una grande disponibilità ad affrontare la questione in modo strutturale da parte del presidente Macron. Sulle materie industriali, su alcune cose sulle quali anche gli interessi nazionali della Francia e dell’Italia possono collimare. E mi pare che ci fosse un clima molto produttivo, molto favorevole. E questo credo che possa essere sicuramente utile per affrontare alcune sfide che sono sfide comuni”, ha evidenziato la premier.

Un discorso che può essere ripetuti anche riguardo agli altri meeting che hanno visto la partecipazione del presidente del Consiglio. “Sono soddisfatta anche di questo bilaterale come degli altri bilaterali che ho avuto in queste ore, con il primo ministro portoghese, con il primo ministro greco. C’è una centralità, un protagonismo dell’Italia del quale io vado fiera che dimostra che possiamo sicuramente contare e fare valere di più i nostri interessi cercando sintesi con gli interessi degli altri che sono più che legittimi come lo sono i nostri”, ha rivendicato.

Altro punto di contatto sono la neutralità tecnologica e la questione energetica, soprattutto se riguarda il nucleare. “Condivido la posizione della neutralità tecnologica”, ha detto il premier. “Quindi sì, penso che tutte le tecnologie che possono garantire gli obiettivi che l’Unione europea si è data debbano essere riconosciute”.

 “Indipendentemente da quello che i singoli Stati membri intendono poi fare nell’utilizzo di quella tecnologia quindi indipendentemente da quello che può essere la scelta italiana in tema di nucleare. Ma se le altre nazioni vogliono utilizzare un’altra tecnologia che rispetta determinati target secondo è giusto che lo possano fare“, ha aggiunto la premier. 

La posizione di Macron

“Ieri sera con la presidente Meloni abbiamo avuto una discussione molto buona che ha permesso di chiarire molti argomenti e di definire su quali siamo pronti a lavorare assieme a livello bilaterale o europeo”. Questa la posizione del presidente francese, Emmanuel Macron, nella conferenza stampa al termine del Consiglio europeo.

La crisi tunisina

Nel confronto tra i due leader, infine, è stata “evocata la situazione in Tunisia dove la tensione politica molto forte, la crisi economica e sociale e l’assenza di un accordo con il Fondo monetario internazionale sono molto preoccupanti” Questa situazione, ha aggiunto, “porta a delle sfide per la stessa Tunisia, con una grande destabilizzazione del Paese e della regione, e la pressione migratoria che riguarda l’Italia e sull’Unione europea”.

Macron prova a tracciare la strada da seguire. “Come primo obiettivo bisogna raggiungere la stabilità e un percorso di crescita per la Tunisia nel contesto molto fragile in cui si trova. Ma nel breve termine dobbiamo riuscire anche a fermare i flussi migratori dalla Tunisia che accrescono la pressione sull’Italia e il resto dell’Europa”. 

 “Questo tema richiede cooperazione concreta e un dialogo con il presidente tunisino e il suo governo, con il Fondo monetario internazionale, ma anche per aiutare il Paese a livello bilaterale”, ha concluso.

La riforma del patto di stabilità

Sul tema, ha rimarcato Meloni, “mi pare che ci sia un ampio allineamento” con la Francia. “Banalmente perché le regole servono per sostenere una strategia. Se noi ci diamo una strategia e la strategia è la doppia transizione, la questione geopolitica, il sostegno all’Ucraina. Poi bisogna immaginare regole che sostengano quelle strategie, altrimenti rischiamo un’Unione monca che non riesce a dare al meglio le risposte agli Stati membri sugli obiettivi che si è data insieme agli Stati”. 

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