Sono oltre 240 mila le domande giunte al Viminale alle 19 nel click day per l’ingresso di lavoratori stranieri previsto dal decreto flussi 2022. Si tratta di circa il triplo della quota prevista dal provvedimento, pari a 82.705 unità. Rispetto al dato delle 10, l’incremento è stato di qualche migliaio di domande. C’è comunque tempo fino al 31 dicembre 2023 per presentare la domanda anche se le richieste saranno vagliate in ordine cronologico

Click day in overbooking con le domande di ingresso per lavoratori extracomunitari che hanno di gran lunga superato le disponibilità a conferma della mancanza di manodopera che interessa diversi settori dell’economia. E’ quanto afferma la Coldiretti, in riferimento alle domande presentate a partire dal 27 marzo in base al Dpcm di programmazione transitoria dei flussi che stabilisce 82.705 ingressi, in aumento rispetto ai 69.700 dell’anno precedente.

“Nelle campagne con l’arrivo della primavera c’è bisogno di almeno 100 mila lavoratori per colmare la mancanza di manodopera che ha duramente colpito le campagne lo scorso anno con la perdita rilevante dei raccolti”, afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, nel sottolineare che si tratta “di una necessità da affrontare con un decreto flussi aggiuntivo, previsto peraltro dalla legge”.

Anche se non esiste una suddivisione a livello territoriale, le regioni dove si concentrano le richieste di ingresso, secondo la Coldiretti, sono quelle che richiedono un grande impegno di manodopera come il Trentino soprattutto per la raccolta delle mele o il Veneto per la raccolta degli ortaggi e delle fragole che è ormai alle porte anche per effetto del caldo inverno ma anche il Friuli Venezia Giulia per la preparazione delle piantine di vite per i nuovi impianti, le cosiddette barbatelle, il Lazio per gli ortaggi e la Campania per la coltivazione del tabacco ed il settore del pomodoro destinato alla trasformazione industriale.

    “In Italia un prodotto agricolo su quattro viene raccolto da mani straniere, con 358mila lavoratori provenienti da ben 164 Paesi”, rileva la Coldiretti, citando i dati del Dossier Statistico Immigrazione (Idos). Non esiste però, attualmente, una suddivisione delle quote di ingresso a livello territoriale, Sulla base delle esperienze degli ultimi anni, la Coldiretti indica che le regioni in cui si concentreranno le richieste di ingresso sono le stesse nelle quali si concentrano le coltivazioni stagionali che richiedono un grande impegno di manodopera. Fra queste ci sono il Trentino, soprattutto per la raccolta delle mele, il Veneto per la raccolta degli ortaggi e delle fragile, ormai imminente, il Friuli Venezia Giulia per la preparazione delle piantine di vite per i nuovi impianti, e la Campania per la coltivazione del tabacco e del pomodoro destinato alla trasformazione industriale.

    Anche la Confagricoltura indica una “crescita elevata” della manodopera in agricoltura di origine extracomunitaria, che rappresenta circa il 70% dei lavoratori. Tra i Paesi di provenienza predomina l’Africa, con Marocco, Tunisia, Senegal, Nigeria e Mali. Rilevante anche la quota di manodopera non comunitaria proveniente dell’Est Europa, in particolare da Albania e Macedonia, e poi dall’Asia, con India e Pakistan.

    Sebbene gli arrivi attesi quest’anno superino quelli del 2022, per le organizzazioni agricole non sono comunque sufficienti rispetto alla domanda. Nelle campagne sarebbero necessari “almeno centomila giovani”, rileva il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini. “E’ una necessità – prosegue – da affrontare con un decreto flussi aggiuntivo, previsto peraltro dalla legge”.

    Centomila è anche la cifra indicata dalla Confagricoltura, che da tempo ha chiesto una revisione del decreto flussi e secondo la quale, “malgrado l’aumento, rispetto allo scorso anno, delle quote del Decreto flussi, nelle aziende agricole mancheranno ancora lavoratori sufficienti per le operazioni tardo primaverili ed estive”. Per il presidente dell’organizzazione agricola, Massimiliano Giansanti, “occorre almeno il triplo di manodopera disponibile e adeguatamente qualificata”, considerando che si prevede un numero di domande superiore rispetto all’offerta. 
   

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