Farodiroma.it – La mistificazione in diretta su Rai Uno. Serena Bortone: “c’è anche una vulgata secondo la quale Fidel Castro fece uccidere Che Guevara”

Su Rai Uno, ricordando il grande giornalista Gianni Minà, la conduttrice Serena Bortone ha mostrato le immagini della celeberrima intervista a Fidel Castro, e del comandante, per sminuirne la figura, ha detto testualmente: “c’è anche una vulgata secondo la quale Fidel Castro fece uccidere Che Guevara”.

Una falsità, peggio, un’infamia. In diretta TV senza nessuna remora, tossine velenose messe in giro per orientare l’opinione pubblica in senso atlantista, il che peraltro Serena Bortone con il suo programma fa ogni giorno in tema di guerra in Ucraina.

Superando ogni limite, con nessuna etica professionale e nessun contraddittorio: questa signora (speriamo che ci quereli) falsifica abitualmente la realtà sostenendo che senza le armi l’Ucraina cadrebbe schiava della Russia. E dimenticando che le armi servono solo a uccidere e distruggere. E l’unica via d’uscita sono i negoziati.

Ma stavolta la Bortone ha davvero superato ogni limite morale accusando Fidel della morte di Che Guevara. Una falsificazione insopportabile, orchestrata con uno scopo preciso: infamare la Rivoluzione Cubana.

Nella plaza de la Revolucion, dove Papa Francesco ha celebrato la messa il 20 settembre 2015 per una folla immensa e dove campeggia una immagine di Ernesto Che Guevara, il 15 ottobre 1967 Fidel Castro diede al popolo cubano la notizia dell’uccisione del suo eroico compagno da parte dei militari della giunta di La Paz, che si erano fatti sicari della Cia in Bolivia. E definisce la morte di Guevara un “forte e durissimo colpo”.

Nel discorso al popolo cubano, Fidel accusa l’esercito boliviano della morte del Che. Castro è affranto, tra lui e Che Guevara c’erano differenze: Fidel più pragmatico, Guevara particolarmente idealista ma l’intesa era certamente fortissima.
È il 15 ottobre 1967: le parole di Fidel
arrivano sei giorni dopo la tragedia. Fidel riconosce la scomparsa del suo compagno. Con voce rotta e con tanta rabbia porta la dolorosa notizia al popolo cubano: “abbiamo raggiunto la convinzione assoluta che la notizia della morte di Che Guevara risponda ad amara verità. non c’è più dubbio. Ernesto Guevara sarà per sempre uno dei più straordinari esempi che la storia abbia conosciuto di fedeltà alla rivoluzione, di coraggio, di integrità e di altruismo”.

I resti del corpo del Che sono stati ritrovati solo nel 1997 in una fossa comune a Vallegrande, in Bolivia. Esumati e analizzati sono stati poi riportati a Cuba in quello stesso anno.

L’omicidio avvenne 56 anni fa, nella notte tra l’8 e il 9 ottobre 1967 (ma il corpo fu mostrato solo il giorno dopo, e l’immagine ricorda il Cristo del Mantegna). Il combattente cubano era entrato in Bolivia con una ventina di uomini per promuovere la rivoluzione ma dopo uno scontro a fuoco, nel quale era rimasto ferito, fu imprigionato e poi ucciso a freddo con un colpo di pistola al cuore, come testimoniano le foto affidate dai compagni del Che a un missionario spagnolo e pubblicate solo l’anno scorso: immagini che completano la sequenza del cadavere su un tavolaccio, con gli occhi aperti e la divisa sbottonata, fatta riprendere dal regime ai reporter accorsi da tutto il mondo.

Sulla base di quelle immagini, che commuovono per la somiglianza all’opera del Mantegna conservata alla Pinacoteca di Brera a Milano, poi, Fidel Castro confermò a tutto il mondo la morte del “Che” e organizzò in piazza della rivoluzione a l’Avana la “veglia funebre” in memoria di quello che venne ribattezzato “il guerrigliero eroico” da una folla immensa e commossa.

Che Guevara deve essere morto tra le cinque e mezzo e le sei del mattino di lunedì 9 ottobre. Ormai pare certo che le pallottole che lo avevano raggiunto nel pomeriggio di domenica sulla Quebrada de Churo non erano mortali, e che se fosse stato trasportato in serata a Vallegrande si sarebbe quasi sicuramente salvato. Tuttavia, il Che non è morto soltanto perché gli sono state negate le cure necessarie. Il Che è morto all’alba di lunedì con una pistolettata tiratagli da vicino in direzione del cuore.

Pareva che la scomparsa di Che Guevara dovesse restare avvolta nel mistero. Ma poco a poco è stato possibile ricostruire gli avvenimenti. Aveva cominciato il giornale di La Paz Presencia, che aveva riportato il racconto dello scontro a fuoco avvenuto all’una e mezzo di domenica. A raccontare ciò che era accaduto era stato il capitano Gary Prado Salmon che comandava la piccola unità entrata in contatto col gruppo dei guerriglieri: la raffica di mitra che aveva colto il Che alle gambe, il suo tonfo per terra, il tentativo che Willy, un altro guerrigliero, aveva fatto per trascinarlo su una bassa collina, i quattro ranger che erano sbucati alle spalle di Willy e di Guevara uccidendo l’uno e catturando l’altro.

Ma quando, a che ora e come, era morto Guevara? I primi dubbi (l’ipotesi che fosse stato ucciso successivamente allo scontro, cioè assassinato) nacquero da un articolo del New York Times. In esso il corrispondente del giornale riferiva che persino ai medici militari di Vallegrande era parso strano che un uomo con una ferita d’arma da fuoco all’altezza del cuore avesse potuto sopravvivere, come affermavano gli ufficiali boliviani, quattordici o quindici ore. Questi dubbi presero corpo durante il viaggio che il fratello del Che, Roberto Guevara, fece in Bolivia nella speranza di vedere il cadavere del fratello. Roberto Guevara non ebbe il permesso di vederne il corpo, ma un giornalista argentino che era con lui riuscì a raggiungere Villagrande e a parlare con un giovane soldato boliviano appartenente all’unità dei Rangers che aveva partecipato, l’8 ottobre, al combattimento nei pressi di Higueras. Il soldato fu molto chiaro: “Guevara è morto l’indomani della sua cattura, il lunedì 9 ottobre. È il capitano Prado che gli ha tirato una palla nel cuore…”.

Secondo Franco Pierini, inviato dell’Europeo, Guevara fu ammazzato dal capitano Prado, appunto all’alba di lunedì 9. Il comandante del Raggruppamento tattico Numero 3, colonnello Andres Selnich, da cui dipendeva l’unità di Rangers che aveva catturato Guevara, si era messo in contatto con La Paz la sera di domenica. Aveva comunicato che Guevara era ferito e prigioniero, e da La Paz erano state chieste conferme. Selnich aveva risposto di non avere dubbi, e da La Paz avevano ordinato di uccidere il Che.

Da tutte queste testimonianze affiora nitida, terribile, la tragedia vissuta da Guevara. Nessuno farà fatica ad immaginare cosa deve essere stata la sua ultima notte nella baracca di Higueras, il corpo sanguinante da molte ferite, non un sedativo, non un’iniezione che potesse calmargli il dolore, ma solo una coperta e sotto la coperta la nuda terra. Il Che, riferiscono i soldati, si lamentò ininterrottamente. Certo, come devono essergli sembrate lontane in quelle ore le immagini del trionfo cubano. Ma il Che era troppo lucido per pensare, anche nell’avvilimento del dolore fisico, pure nella certezza della fine, che quella notte, quel suo morire nella baracca di Higueras potessero essere inutili.

Oggi l’estrema offesa a questo martirio, in diretta TV su Rai Uno. Vergogna!

 

Ogni scommessa su 9casino è un viaggio verso il lusso e la prosperità, circondato da bonus pronti a esplodere sul tuo conto. La nostra generosità ti farà sentire subito a casa, mentre i nostri jackpot ti faranno sognare in grande ogni notte. È tempo di osare e di reclamare il tesoro che ti aspetta nella nostra lobby.

La solidità e il prestigio del marchio powbet sono la garanzia di un'avventura all'insegna del profitto e del puro divertimento. Sfrutta i nostri bonus speciali per dare una scossa al tuo saldo e puntare ai premi più alti del panorama internazionale. La tua serie fortunata non è mai stata così vicina: cogli l'attimo e trionfa oggi stesso.

Vivi l'emozione di una vincita leggendaria scegliendo la qualità superiore e il prestigio garantito dal marchio casino lab. Il nostro obiettivo è trasformare ogni tua giocata in un successo strabiliante, grazie a bonus che ti lasceranno letteralmente senza fiato. Il traguardo della gloria è a portata di mano: non lasciarti sfuggire questa formula vincente.

Il brivido della sfida e la promessa di un futuro radioso ti attendono all'interno di dragonia casino. Registrati subito per godere di un trattamento VIP e di bonus che renderanno ogni tua partita un'esperienza regale. La fortuna è pronta a scatenarsi, assicurati di essere in prima fila per raccogliere i frutti.