AGI -“Via Rasella è stata una pagina tutt’altro che nobile della Resistenza, quelli uccisi furono una banda musicale di semi pensionati e non biechi nazisti delle SS”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha definito l’attacco partigiano che scatenò la reazione nazista con l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Le parole della seconda carica dello Stato scatenano la reazione delle opposizioni, e dal Pd all’Anpi, da Sinistra Italiana a +Europa, è un coro di critiche a quello che viene definito “pericoloso revisionismo”.

Continua la polemica sulle Fosse Ardeatine

Pochi giorni fa, in occasione dell’anniversario della strage, la polemica aveva investito la stessa premier, Giorgia Meloni, per la frase “uccisi solo perché italiani” in riferimento alle vittime della rappresaglia in cui vennero trucidate 335 persone, tra cui ebrei, partigiani e antifascisti. La Russa, intervistato da Libero, ha difeso Meloni e ha detto che “quando Meloni dice ‘uccisi perché italiani” “nella sua testa lo sa che questi italiani erano antifascsiti, ebrei, detenuti politici, qualcuno chi lo sa pure fascista, ma se li deve racchiudere in una sola parola, dice ‘perché italiani’. Farne uno scandalo significa voler fare polemica non avendo argomenti”.

Meloni “sa benissimo che quegli italiani furono uccisi per rappresaglia dopo quello che i partigiani avevano fatto a Via Rasella. Ma a via Rasella “quelli che vennero uccisi non erano biechi nazisti delle Ss, ma una banda musicale di semi pensionati altoatesini”, aggiunge.

Poco dopo sarà lo stesso presidente di palazzo Madama in una nota a ribadire: “Confermo parola per parola la mia condanna durissima dell’eccidio delle Fosse Ardeatine che solo pochi giorni fa ho definito ‘una delle pagine più brutali della nostra storia’. Confermo, altresì, che a innescare l’odiosa rappresaglia nazista fu l’uccisione di una banda di altoatesini nazisti e sottolineo che tale azione non è stata da me definita ‘ingloriosa’ bensi’ ‘tra le meno gloriose della resistenza’”.

Coro di critiche contro La Russa

“Le parole di La Russa sono indegne per l’alta carica che ricopre”, reagisce l’Associazione partigiani. “È grave che il presidente del Senato, seconda carica di uno Stato nato dalla Resistenza e dalla guerra di liberazione, parli di via Rasella nel modo in cui lo ha fatto nell’intervista a Libero. Siamo di fronte ad un esempio di revisionismo storico che, inoltre, sposa il punto di vista dei fascisti – aggiunge il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia – mi dispiace per La Russa ma non è accettabile mettere sullo stesso piano i partigiani che combattevano per liberare l’Italia e i nazifascisti”. Per il dem Francesco Verducci, della Commissione Cultura del Senato chiede a La Russa di “portare rispetto alla storia di chi ha fondato la Repubblica. È in base al sacrificio dei partigiani, e tra loro tanti comunisti, che lui oggi può sedere ai vertici della nostra Repubblica”.

“Per decenni i neofascisti italiani e i nazisti in giro per l’Europa – dice il leader di SI, Nicola Fratoianni – hanno insozzato in tutti i modi la Resistenza contro Hitler e Mussolini. Vedo che purtroppo anche l’attuale seconda carica dello Stato va in questa direzione. Forse è meglio che parli un po’ di meno – conclude Fratoianni – e studi un po’ di più, almeno la storia E si conferma, ancora una volta, che si trova nel posto sbagliato”.

Critiche a La Russa arrivano anche dal M5S (“L’ennesima dichiarazione revisionista del Presidente del Senato su quanto accaduto a via Rasella non nasconde solo rigurgiti ideologici che una destra seria e moderna dovrebbe aver superato, ma anche il palese tentativo di distrarre l’opinione pubblica dalle inadeguatezze di questo governo”, dice Francesco Silvestri, capogruppo alla Camera M5S) da Azione (“La Russa danneggia la credibilità dell’Italia, secondo Osvaldo Napoli) e dal segretario di +Europa Riccardo Magi, secondo cui “la seconda carica dello Stato avvia così le celebrazioni per il 25 Aprile, con un mix di falso storico e mancanza di senso dello Stato e senso della democrazia. Non sono le celebrazioni ufficiali, certo, e neanche lui dovrebbe essere la seconda carica ufficiale del nostro Paese”.

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