Un lettone, un papà, nove figli, una nonna a badare che la combriccola non faccia troppa confusione. Sono le immagini esclusive del video di My favourite things (cantata da Julie Andrews in Tutti insieme appassionatamente), il singolo con cui Mario Biondi annuncia un nuovo disco, a settembre. «Album spettacolare, con musicisti strepitosi, tutte eccellenze italiane». Occhio però a definirlo un sovranista: «No eh! Qua, qualsiasi cosa dici o sei fascista o sei comunista. Io sto di lato e giudico cose buone e no, a destra e a sinistra» – foto

Per anni, ha sottratto la sua famiglia ai riflettori. Com’è nata la decisione di coinvolgerla nel video? «Prima non ero pronto. Vivo male la superficialità con cui si commenta l’amore altrui, quelli che “Nove figli? Non hai il televisore a casa?”. Avere un figlio non è una distrazione né una dimenticanza: i miei sono stati tutti voluti. Per questo ho sempre cercato di proteggerli da curiosità morbose. Ma quando abbiamo iniziato a ragionare sul video di My favourite things ho realizzato che “tutti insieme appassionatamente” descriveva alla perfezione la nostra vita. Siamo una famiglia complessa e bella. Con tutti i pro e i contro di nove figli avuti da quattro donne diverse: è stato impegnativo e per certi versi continua a esserlo, ma ci amiamo, ci scontriamo, però restiamo insieme. Quando ti allontani dalla madre dei tuoi figli, se non riesci a mantenere un rapporto intelligente e sano, si creano situazioni delicate. Con gli anni però alcune cose maturano e fai pace con quelle che sai non matureranno mai. Pochi giorni fa ero a tavola con tutti i miei figli e tre delle loro mamme: al di là dei contrasti, che ancora ogni tanto ci sono, si matura, si accettano compromessi. Ma sono cose che richiedono tempo».

Ci presenta i suoi figli? «Il più grande è Marzio, dio della guerra e della primavera, forza e rinascita. È quasi avvocato. La seconda è Zoe. Si chiama così perché quando dissi a mio padre, sul suo letto di morte, che aspettavamo un altro figlio, lui rispose: “Viva la vita”. Mi chiese di chiamarlo Ray se fosse stato maschio, ma era femmina e abbiamo scelto Zoe, “vita”, appunto. È una grafica pubblicitaria e canta: è reduce dalla tournée come corista di Renato Zero, assieme a sua sorella Marica, la terza, che invece è modella professionista e vive a Milano. Poi c’è Chiara, 21 anni e una disabilità dalla nascita. I medici ci avevano detto che non avrebbe camminato, non si sarebbe nutrita da sola né superato gli 8 anni. Lei ha smentito tutto: cammina, mangia, è in salute. Quando era piccola, nei momenti più difficili si tranquillizzava solo quando cantavo per lei. Il quinto, Ray, ha quasi 16 anni ed è 16 mesi più grande di Louis. Sono cresciuti come gemelli, vestiti uguali, ma hanno temperamenti diversi. Ray fa trap, suona mille strumenti, ha studiato batteria e pianoforte, è creativo e sensibile. Louis è velocissimo ma si finge lento e ponderato.Non ha mai voluto suonare nulla, ha velleità da manager. Poi c’è la piccola Mia, 8 anni, sveglissima, studia danza. Quindi Milo: 6 anni, un futuro ingegnere che in mezza giornata fa Lego da 18+. E l’ultima  è Mariaetna, un “vulcanino”, l’unica nata a Catania: ci pareva coerente».

Quanti di loro vivono con lei? «Marzio è in un appartamento qui vicino. Zoe fa la spola tra Roma, Milano e Parma. Marica è a Milano. Gli altri stanno con me. Tranne Mia, perché sua madre ha deciso di andare a vivere con lei a Padova. Una cosa contro cui ho lottato, mi pareva ingiusto stesse lontana dai fratelli e da me. Ma purtroppo nelle separazioni possono accadere cose come questa. Sono stato arrabbiato a lungo, con sua madre e coi giudici che glielo hanno permesso. Ci soffro ancora. Le separazioni possono essere difficili».

Qual è la difficoltà maggiore? «Mi faccia fare un discorso in generale. I drammi di cui spesso poi leggiamo in cronaca nascono da squilibri di tipo economico: le donne che dedicano la loro vita alla cura della casa e dei figli svolgono un servizio per il Paese, lavorano al futuro. A loro lo Stato dovrebbe garantire un’indipendenza economica che le liberi da rapporti di forza squilibrati. Così come dovrebbe aiutare i padri che dopo separazioni dure finiscono in povertà. I “mostri” nelle famiglie nascono da questo tipo di difficoltà, è su quelle che si deve intervenire».

Ha sempre desiderato una famiglia numerosa? «Ho sempre sognato, come mio padre, di avere molti figli. Ammetto però che se qualcuno mi avesse detto che ne avrei avuti nove da quattro donne diverse non gli avrei creduto. Ma ho seguito la vita senza mai sottrarmi e oggi sono contento».

Che padre è? «Forse a volte troppo netto, dico sempre con schiettezza quello che penso, non cerco di compiacere i figli se fanno qualcosa che non mi piace.Questo ogni tanto crea contrasti, allontanamenti, e io ci soffro. Ma in casa nostra non c’è mai nulla di finto».

Marianna Aprile

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