Gino Paoli, 89 anni compiuti a settembre, si racconta a tutto tondo. Rievoca quel 1963, quando si sparò un colpo, assicurando che non fu per amore. E di Ornella Vanoni dice: «Mi ha tolto le belinate del sesso con la colpa… Che poi su ognuno di noi giravano voci senza senso…» – foto | video
IO E DIO – Parlando al Corriere della Sera del suo libro autobiografico Cosa farò da grande. I miei primi 90 anni (Bompiani), il cantautore passa in rassegna i suoi ricordi, ma anche il suo singolare rapporto con Dio, cui confida di credere, a modo suo: «Ci parlo a telefono. Lo chiamo, incazzato, ogni volta che fa morire persone che stimo, che amo mentre lascia in giro i cialtroni, gli impuniti… Mi risponde: “Ho i miei disegni, un giorno capirai”. Ormai ho capito, è un egoista, vuole vicine le persone interessanti. Allora chiedo: “E io che cazzo ci faccio ancora qui?”. Dio per me è un signore anziano, con la faccia di mio padre».
LO SPARO DI 60 ANNI FA – L’11 luglio 1963 Gino Paoli si sparava un colpo. Un suo amico, Arnaldo Bagnasco, citato nel libro, era convinto che tutto accadde perchè non si era mai perdonato l’incidente mortale in cui morì un loro amico e il cantante alla guida: «Ricordo che all’ospedale chiesi “gli altri come stanno?” e una suora disse “bene”. Pausa: “Uno è morto”. Lo disse come solo preti e suore sanno affrontare certe cose. Io lì vado in tilt. Arnaldo dice che ho avuto una depressione che mi è rimasta dentro, fino allo sparo. Non so, non sono d’accordo, ma Arnaldo ha vissuto con me da quando avevamo 14 anni… Può essere una spiegazione inconscia. Il fatto è che noi siamo mutanti, i ricordi sono mutanti, ciò che han visto i tuoi occhi a vent’anni non è ciò che ricordi a quaranta. Comunque, quale che siano le motivazioni, sullo sfondo c’è un discorso che vale per molti di quelli della mia età che si sono suicidati: da bambini abbiamo visto bombe, cadaveri, rifugi dove speri di non morire e che fuori poi ci sia ancora una casa, i tuoi amici. Abbiamo avuto questo imprinting, la costante compagnia della morte, lì con te, finché non muori davvero». E nega che quel gesto sia stato dovuto a delusioni d’amore: «Io ho fatto quello che ho fatto perché mi sembrava di aver avuto tutto, era un atto contro la monotonia della vita. Uno sbaglio enorme, la vita è piena di sorprese. Ma non lo sapevo allora, in quel momento lì avevo tutto, soldi, donne, tre macchine…».
IO E ORNELLA – Ornella Vanoni si presentò a lui chiedendogli di scriverle una canzone. E lui scrisse Senza fine. Fu una lunga storia d’amore: «La Vanoni mi ha tolto le belinate del sesso con la colpa… Che poi su ognuno di noi giravano voci senza senso. E prima di avere il coraggio di dichiararmi l’ho portata in giro per tutta Milano, lei poverina con i tacchi… finché un giorno, sotto casa sua, le dico “scusa ti devo chiedere una cosa, sei lesbica?” e lei “Io? No. E tu sei frocio?” e io “No!”. “E allora?” Allora c’era un albergo lì vicino e siamo andati a risolvere la storia».
LUIGI TENCO – Con Luigi Tenco ci fu un’amicizia difficile, perchè, spiega, lui sarebbe andato a letto con Stefania Sandrelli per spingerlo a non lasciare la moglie di allora: «Mi ha telefonato dalla camera da letto dove era con lei e mi ha detto “guarda che non mi sembra il caso”. Una volta l’ho fatto anche io con una ragazza che un mio amico, Giulio Frezza, voleva sposare. Allora io ci sono andato a letto e ho chiamato Giulio dalla camera, dicendo “ti passo quella che vuoi sposare”»
Ornella Vanoni: “Vi dico tutto sui miei amori” – guarda
e.m.
