Eleonora Pedron si laurea in Psicologia.

Eleonora Pedron si è laureata in Psicologia e parla di questa scelta in  un’intervista. Ecco quanto riportato da “Oggi“:”

 

 

Eleonora Pedron non assomiglia alla sua biografia. In una saletta felpata e seriosa del bar dell’Hotel Metropole, a Montecarlo, funziona come un generatore di allegria: gli occhi le ridono e se cercaste la parola “brio” sul dizionario, ci trovereste il suo ritratto. La vita, invece, le ha inflitto il peggiore dei traumi, e in dose doppia: quando non aveva nemmeno 9 anni, perse la sorella maggiore Nives in un incidente stradale (e la madre, che era al volante, si salvò per un soffio); undici anni dopo, di ritorno da un provino per fare la velina a Striscia, un camion piombò sulla macchina guidata dal padre Adriano: lui morì dopo due settimane di coma, Eleonora si ruppe il bacino e la spalla sinistra. Al funerale ci andò in ambulanza, stesa sul suo lettino d’ospedale. Forse per guardare in faccia tutto questo dolore, nel 2020, in piena pandemia e a quasi 40 anni, si è iscritta all’università, a Roma, otto ore di auto dalla sua casa monegasca 

Allora, quando si laurea in Psicologia? «A dicembre, spero. Sto scrivendo la tesi, ma non riesco ad andare oltre l’introduzione. Ho fatto 21 esami quasi in scioltezza e ora sono come inchiodata. Gli alibi non mi mancano: studio fino alle 16, poi arrivano i miei ragazzi (i figli Inés, 14 anni, e Leon, 13, avuti da Max Biaggi, ndr), e sono tutta per loro».

Che media ha? «Del 25. Non sono una che rifiuta il voto: ho 41 anni, se mi metto a far la difficile… ».

Su che cosa fa la tesi? «Vorrei che fosse una sorpresa per chi verrà alla discussione. Le dico l’argomento: come arrivare al successo attraverso l’impegno, e non perché sei nato “genio”. Ho letto tante biografie, da Michael Jordan a Steve Jobs, poi ho capito che l’ispirazione potevo prenderla da una storia che avevo sottomano».

Quale? «La mia. A 40 anni ho messo tutto in pausa per studiare e diventare psicologa. La tesi è su di me».

Perché proprio Psicologia? «Scrivendo la mia autobiografia (L’ho fatto per te, Giunti editore, 2021) ho dovuto affrontare dolori che avevo nascosto e stipato in un angolo. Una battaglia devastante ma necessaria».

Che cosa ha scoperto di sé? «Via via che mi guardavo dentro, dicevo: “Ma come ho fatto ad affrontare tutto questo?”. Non mi sono mai fermata: la tv, la relazione con Max, il cinema, i figli. Mi sono sentita importante. Lo dico male: mi  sono sentita “superiore”. Ma ho capito di non aver elaborato soprattutto la perdita di mia sorella: ero una bambina, passai da uno stato di armonia totale a un mondo nerissimo, con mia madre e mio padre annichiliti dal dolore. Per questo, Psicologia: per aiutarmi, e aiutare, in futuro, altri bambini “feriti”. E c’è un altro motivo».

Quale? «Avevo voglia di dimostrare che posso fare di più, e che non è mai troppo tardi per cambiare vita. Psicologia è nata come piano B, nel caso fosse finita la mia carriera televisiva: ora è il piano A. Anche perché mi aiuta a essere una madre migliore».

La strada è lunga. «Dopo la laurea, dovrò fare un esame per poter praticare all’estero. Poi ci sono i due anni della specialistica, il tirocinio e l’esame di Stato. Non mi spaventa, sento come una vocazione».

Più nitida di quella che la spinse in tv? «Andai a Miss Italia senza bussola, senza ambizioni. L’obiettivo era fare un regalo a papà, che ci teneva tanto e non c’era più, non certo muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo. Infatti, poi, sono carambolata da un programma all’altro, da un film alle sitcom. Ero scombussolata, accettavo ogni cosa pur di non pensare a mio padre. La mia carriera è fondata su quella voragine, non ha seguito un programma: anche per questo, forse, non è così solida. Ma se potessi tornare indietro, non cambierei nulla: è già tanto quello che ho fatto».

È riuscita a venire a capo dei suoi traumi? «Sì, lascio prevalere i ricordi belli, e coltivo la speranza enorme che ci rivedremo tutti. Ma è impossibile elaborarli, certi ricordi. L’immagine di mio papà che mi chiama, dopo l’incidente…Me lo sono ritrovato sulle ginocchia, la faccia piena di sangue, la voce che dice: “Eleonora, Eleonora”. Mi chiamava per sapere se ero viva. Quella voce la sento ancora, la sentirò sempre».

Ha mai provato rabbia? «Sì. Certe notti, a letto, scoppio a piangere, ma ho accettato la vita com’è: una successione imprevedibile di armonia e di abissi. Soffrire da piccoli ti dona una marcia in più: dai il giusto peso alle piccole delusioni, elimini le cose e le persone superflue. Ho pochi amici, non intreccio relazioni così, tanto per avere la rubrica piena».

Che cosa non ha funzionato con Max Biaggi? «Preferisco partire da cosa funziona: c’è ancora amore, tra noi, anche se declinato in un’altra forma. Non tollero che si crei odio dove prima c’è stato amore: va rispettato, quel sentimento, e non solo per la serenità dei figli. Ci hanno diviso delle incomprensioni che ai tempi dei miei, quando prima di separarsi ci si pensava mille volte, magari sarebbero state rammendate».

E con Fabio Troiano come va? «Benone. Mi dà serenità, leggerezza. I miei rapporti precedenti erano “avvelenati” dal bisogno che avevo di ritrovare papà e quindi l’uomo perfetto, l’amore sconfinato. Non avevo compiuto del tutto il mio tragitto di figlia, non ero pronta per una relazione matura, alla pari».

Si parla di nozze, di un bambino tutto vostro. «Non escludo né l’uno né l’altro. I miei ragazzi hanno un ottimo rapporto con Fabio. E vivere a distanza (Troiano abita a Roma, ndr) non mi pesa: lui è sempre via, vola da un set all’altro, non è l’impiegato che torna a casa ogni sera dopo aver timbrato il cartellino».

Appena l’ho vista, ho pensato che lei non assomigliasse alla sua biografia. «Aveva ragione. Non le somiglio: io sono la mia biografia».

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