Papa Francesco apre al battesimo dei figli dei gay.
Papa Francesco apre alla possibilità di far battezzare alle coppie gay i propri figli. Ecco quanto riportato da “Vanity Fair“:”
Si apre anche alla possibilità per una coppia Lgbtqia+ di battezzare il proprio figlio, anche se nato attraverso la gestazione per altri. La chiesa di papa Francesco non esclude nessuno dal battesimo perché «la Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è
posto per ciascuno con la sua vita faticosa». I punti dedicati ai credenti definiti «omoaffettivi» sono quelli in cui c’è maggiormente l’impronta del papa. Quando era arcivescovo di Buenos Aires, Bergoglio era favorevole a regolamentare le unioni civili,
considerate un male minore rispetto al matrimonio. Nel dibattito argentino sulla necessità di una legge che riconoscesse il matrimonio omosessuale, l’allora cardinale Bergoglio ne aveva parlato con i vescovi argentini: allora era capo della Conferenza episcopale argentina, e in una riunione plenaria fu tra i pochi che propose di appoggiare un tentativo di legiferare le unioni civili, ma poi dovette adeguarsi alla maggioranza che aveva votato contro. Nel documento, la posizione più intransigente è nella valutazione di un padrino o madrina nel caso in cui «la convivenza di due persone omoaffettive consiste, non in una semplice coabitazione, bensì in una stabile e dichiarata relazione more uxorio, ben conosciuta dalla comunità». Ancora una volta, l’accoglienza della singola persona si scontra la possibilità che questa stessa persone possa trovare un modo per vivere la sua
affettività al di fuori di quelli canonici imposti dalla chiesa, come il matrimonio.
Certamente ci sono ancora passi importanti da fare, perché il documento non toglie ai ministri il potere di includere o meno un membro nella vita della chiesa locale. Sulla possibilità che un credente transgender possa fare da padrino o madrina o testimone di
nozze, papa Francesco entra nelle realtà delle chiese locali come un elefante in una cristalleria. In nome della «prudenza pastorale», infatti, la Congregazione chiede ai ministri di valutare se la presenza di una persona sottoposta a un trattamento ormonale o a una riattribuzione chirurgica del sesso possa creare «pericolo di scandalo» o «disorientamento educativo della comunità ecclesiale». Ma chi decide cosa crea scandalo oppure no? Negli Stati Uniti, per esempio, diocesi come quella di Springfield (Illinois), Salina (Kansas), Milwaukee (Wisconsin), solo per citarne alcune, hanno emanato direttive con restrizioni per i cattolici Lgbtaqi+. La questione transgender, poi, è ancora più problematica. Il vescovo Michael F. Burbidge, in un documento indirizzato 6 a tutti i pastori della diocesi di Arlington, sottolinea che «la pretesa di “essere transgender” o il desiderio di ricercare la “transizione” si basa su una visione errata della persona umana, rifiuta il corpo come dono di Dio e porta a gravi danni».
Come cambierà la loro disposizione se un documento menziona la prudenza? Il tema è ancora più urgente nel caso di formatori Lgbtqia+ in istituti cattolici, che possono rischiare il licenziamento. Alcune imprecisioni riguardano anche l’utilizzo della terminologia utilizzata. Nel documento viene applicato in modo estensivo il termine transessuale per indicare le persone transgender. Una differenza che non è una questione di lana caprina, visto che per transessuale s’intende una persona che, avvertendo una discordanza tra il sesso biologico e l’identità di genere, decide di operare da un punto di vista chirurgico la riattribuzione del sesso. Nel documento, invece, si specifica – per esempio in riferimento al battesimo – che per transessuale si può contemplare anche chi si sottopone a trattamento ormonale e dedica attenzione anche ai «bambini o adolescenti con problematiche di natura transessuale». Lo stesso vale per i punti dedicati, in senso più lato, alle persone Lgbtqia+. L’acronimo non è mai utilizzato, mentre resta il lemma persona «omoaffettiva», senza alcun richiamo agli spettri della sessualità. La realtà è superiore all’idea – scrive papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Il testo è sicuramente un primo, importante passo per chi, all’interno dell’istituzione cattolica, ancora non se n’è reso conto.”
