Cresce il mercato in Italia nonostante la pandemia, anche se i numeri sono ancora ridotti e mancano le infrastrutture di ricarica

Foto di Gerd Altmann da Pixabay
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Una telefonata di cortesia a un conoscente. Oppure, più o meno, il tempo che serve per acquistare un libro. In ogni caso, meno di dieci minuti. Se vi chiedete quanto ci vuole per comprare una Tesla, questa è la risposta. Una volta configurato il modello e concluso l’acquisto, il veicolo arriverà sotto casa con una bisarca. Le chiavi si trovano all’interno. Per aprire la portiera, basterà inserire il codice spedito via mail un’ora prima.

L’azienda creata da Elon Musk ha fatto scuola con il proprio sistema di vendita completamente digitalizzato. Pochi negozi, molto stile, moltissima tecnologia: una strategia vincente che pone la Model 3 della casa americana al quarto posto nella classifica delle auto Bev, quelle totalmente elettriche, più vendute in Italia quest’anno. Nonostante il costo. Davanti ci sono solo vetture di “taglia” piccola: Renault Zoe, Smart For Two e Volkswagen Up.

Vendite raddoppiate nonostante il Covid-19

Se il mercato dell’auto nel complesso ha risentito di un crollo verticale durante la pandemia, le immatricolazioni elettriche procedono alla grande. Forte motivazione dei consumatori e un processo di vendita che richiede sempre meno la presenza in concessionaria hanno consentito non solo di incassare il colpo, ma persino di migliorare i risultati, fino a sfiorare la tripla cifra. Nei primi sette mesi del 2020 hanno superato quelle registrate in tutto il 2019. Un dato sorprendente, almeno per i non  addetti ai lavori.

Cifre che non meravigliano Dino Marcozzi, segretario generale di Motus-E, prima associazione in Italia costituita da operatori industriali, filiera automotive, mondo accademico e movimenti di opinione per fare sistema e accelerare il cambiamento verso la mobilità elettrica: “I primi sei mesi di quest’anno abbiamo immatricolato lo stesso numero di veicoli dell’anno scorso: per la fine di dicembre mi aspetto un raddoppio. Sono numeri piccoli rispetto ad altri paesi europei, ma le percentuali mostrano una crescita costante. Il governo ha lavorato bene con gli incentivi, ma si doveva fare più per le flotte aziendali. In questo siamo nettamente scontenti, e lo siamo anche del supporto al trasporto pubblico elettrico”.

Negli ultimi dodici mesi (luglio 2019-luglio 2020) le Bev (Battery electric vehicle, cioè le auto elettriche pure) immatricolate in Italia sono state 11.548: a luglio 2019 erano 6.006 (+92,27%). Le ibride Phev (Plug-in hybrid electric vehicle, quelle, cioè, dotate di motore elettrico, termico e presa di ricarica) sono esplose, con 7.935 contro le 2.871 del 2019 (+176,38%). Il cumulato fa 19.483 contro 8.877 del 2019, per un aumento percentuale complessivo del 119,48%. Anche la quota di mercato cresce: sommando Bev e Phev ha toccato, negli ultimi dodici mesi, il 2,69% (era lo 0,72%) delle immatricolazioni auto totali. Numeri che portano il parco e-car circolante in Italia a 58.581 veicoli totali.

Si vende tantissimo nel Nord-est (8.342). Segue, staccato di molto, il Nord-ovest (5.356), poi Centro (4.564), Sud (753) e isole (468). Tra i paesi europei, l’elettrico va forte in Germania (95.146 auto immatricolate negli ultimi dodici mesi) e Francia (65.216), con il Regno Unito che si attesta a 50.565 vetture. Anche Olanda (20.630) e Belgio (14.359) fanno meglio dell’Italia, mentre la Spagna si ferma a 10.854. “Adesso – riprende Marcozzi – il problema sarà evadere gli ordini e consegnare le vetture in un tempo ragionevole”. L’attesa media è di due mesi, ma si può facilmente arrivare a quattro. Marcozzi descrive il tipico acquirente come “una persona motivata, sensibile all’ambiente, a cui piace la tecnologia e che ha disponibilità economica. Ma quest’ultimo fattore solo per un altro  paio d’anni”.

Mancano le colonnine di ricarica

In  realtà c’è un altro problema in Italia, quello delle colonnine di ricarica; la loro assenza scoraggia una quota di potenziali acquirenti. “Ci aspettiamo di raggiungere il milione di veicoli entro il 2025. Ma assieme al numero di vetture deve crescere anche quello delle infrastrutture di ricarica”, prosegue Marcozzi. Una ricarica pubblica costa dai 6 agli 8 euro, a casa si paga la metà: anche per questo gli italiani (percorrenza media 30 chilometri al giorno) preferiscono rifornirsi in garage.

Le case automobilistiche stanno lavorando a batterie sempre più durature, e non è un dettaglio di secondo piano, se si considera che la batteria conta per il 30% del valore dell’auto elettrica. Oggi si punta al milione di chilometri, ma alcuni produttori hanno dichiarato di essere sulla strada per arrivare a due.

I reparti di ricerca e sviluppo sono all’opera grazie ai dati inviati dalle centraline, che aiutano i produttori analizzando le abitudini di guida o le condizioni climatiche estreme. Il futuro si chiama V2g, vehicle to grid: auto elettriche usate come accumulatori che possono cedere energia alla rete in caso di necessità. Questo perché l’energia prodotta dalle rinnovabili è soggetta agli “umori” del meteo, che si tratti di vento o sole: e l’auto, quando è ferma, può aiutare a stabilizare la rete. In Italia, lo sta sperimentando il centro Ricerca sul sistema energetico (Rse), spa controllata dal ministero dell’Economia, assieme a Nissan ed Enel X.

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