Per l’università di Oxford le app di contact tracing danno risultati già con il 15% dei download sul totale della popolazione. Ma in Italia mancano 3,8 milioni di persone per arrivarci

Ci vorrebbe almeno l’intera popolazione della Basilicata. Alla Lombardia manca più di mezzo milione di abitanti per arrivare alla soglia del 15% di persone che hanno scaricato l’app Immuni. Ossia il traguardo minimo per osservare i primi risultati dell’applicazione di contact tracing, come stabilisce un recente studio dell’università di Oxford sulle tecnologie adoperate per ricostruire i contagi da coronavirus. In tutta Italia, stando ai calcoli di Wired basati sulle statistiche dell’Istat al primo gennaio 2020, mancano all’appello ancora 3,8 milioni di persone perché la app scelta dal governo raggiunga una diffusione del 15% tra l’intera popolazione. Se in Valle d’Aosta bastano 8mila persone per tagliare il traguardo, in Campania e Sicilia ne servono più di 500mila.
I numeri della diffusione
Per svolgere la sua analisi, Wired è partito da alcuni recenti dati del ministero della Salute, che sulla base dei download di Immuni al 31 agosto scorso, ha calcolato i tassi di adozione della app a livello regionale. Si va dal 15,1% della provincia di Bolzano al 5,4% della Sicilia. In generale, stando al dicastero guidato da Roberto Speranza, i risultati più incoraggianti si collocano tra le regioni del centro e del nord. In Emilia-Romagna Immuni ha un tasso di download del 13,3%, in Abruzzo del 13,1%. Liguria, Toscana e Marche superano il 12%.
I dati di Lungotevere Ripa, però, tengono conto solo della popolazione che ha più di 14 anni (requisito per adoperare Immuni), mentre l’università di Oxford ha confermato a Wired che calcola il 15% sul numero totale di abitanti. Perché la app di contact tracing sia efficace, serve che la diffusione colmi anche quelle fasce che non adoperano lo smartphone o che possiedono modelli su cui l’app non gira. E comunque bisogna ricordare che il 15% è il tasso di adozione minimo perché la app generi i primi effetti: una riduzione fino al 15% dei contagi e fino all’11, 8% dei decessi. In generale, più si diffonde, meglio lavora
La mappa del 15%
Se si escludono gli under 14 e si comparano i dati ai soli possessori di smartphone, Immuni, con 5,4 milioni di download raggiunti nei giorni scorsi, per il ministero della Salute viaggia già a quota 14%. Mentre se si tiene conto della popolazione generale, come fa l’accademia inglese, l’app italiana è al 9%. A distanza dal traguardo base e con distribuzioni disomogenee da territorio a territorio.
Wired ha tracciato così una mappa della diffusione regionale di Immuni che, partendo dal dato del ministero della Salute, stimi quante persone mancano all’appello per tagliare il traguardo del 15% raccomandato dall’università di Oxford. I più vicini sono Valle d’Aosta, provincia di Bolzano e la vicina Trento. I più distanti sono Sicilia, Campania e, ultima, la Lombardia. Se nella provincia di Bolzano Wired ha calcolato che bastano 12mila persone in più per raggiungere il 15% di download sull’intera popolazione, nella vicina Trento ne serve più del doppio: 31mila. In Molise invece occorre raddoppiare l’adozione: i download finora sono 20mila, stando al ministero. Emilia Romagna e Toscana devono raggiungere altre 150mila persone, la Calabria deve triplicare l’attuale situazione.
Download vs utenti attivi
Rimane però l’incognita di quanti siano gli utenti che stanno effettivamente utilizzando Immuni. I dati forniti dal ministero della Salute hanno finora riguardato soltanto il numero dei download, la percentuale dei download e la percentuale dei download per gli utenti sopra i 14 anni e in possesso di uno smartphone (di quest’ultimo dato non sono note le fonti utilizzate). Tuttavia, nessun cenno è stato fatto a quanti potrebbero realmente essere gli utenti che, dopo aver installato Immuni, l’hanno poi tenuta attiva, senza disinstallarla e senza disattivare il sistema di notifica previsto nei sistemi operativi Google/Apple. Finora Wired non è riuscito a ottenere informazioni in merito.
Dal 1 giugno il ministero della Salute ha registrato 155 utenti positivi che, avendo scaricato Immuni, hanno caricato le loro chiavi nel backend (21 a giugno, 38 a luglio e 96 in agosto). Le notifiche, registrate dal 13 luglio, sono state 1.878. Sette i casi positivi che avevano già ricevuto la notifica di alert da Immuni, essendo stati contatti stretti di altro utente positivo e dotato della app (potenziali focolai).
Su Twitter l’informatico Giorgio Bonfiglio ha provato a calcolare l’incidenza di Immuni sui casi positivi annunciati quotidianamente dalla Protezione civile. Il calcolo tiene conto della platea di casi segnalati e del numero di chiavi distribuite da Immuni di conseguenza, assumendo che una persona ogni 10 abbia l’app. Il 2 settembre, per esempio, su 1.326 nuovi positivi, Immuni ha distribuito 64 chiavi, da cui Bonfiglio stima un’incidenza dello 0,48% tra i positivi scoperti. Percentuali simili sono state riscontrate nei giorni successivi.
Nel frattempo si moltiplicano enti pubblici e aziende che spingono per l’adozione di Immuni. I Comuni di Capri e Anacapri parteciperanno a un test per diffondere la app tra gruppi circoscritti, sulla scia di un’analisi sviluppata da Stefano Denicolai, docente di gestione dell’innovazione all’università di Pavia e tra i 74 consulenti tecnologici del governo durante l’emergenza. Per il docente raggiungere “un livello uniformemente distribuito in tutta Italia” è “irrealistico” e, più cha stabilire una percentuale generale di adozione, occorre una distribuzione a macchie: “Potrebbe creare dei centri localizzati di contenimento del virus, con effetti che possono riverberarsi nelle zone periferiche”.
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