(di Peter Magyar) 

BUDAPEST – Trent’anni dopo la fine della guerra fredda riparte, in Ungheria, Radio Europa Libera (Rfe), voce accessibile, ormai su Internet, per combattere, proprio come in passato, la repressione dei media. Rfe fu fondata infatti dal Congresso americano per l’informazione libera ai popoli dell’Europa dell’Est durante il comunismo. E se oggi sarà di nuovo attiva – ha spiegato la presidente Daisy Sindelar – “è a causa del grave declino della libertà di stampa nel Paese”, dove il sistema di potere sovranista di Viktor Orban controlla non solo i media pubblici, ma anche gran parte di quelli commerciali, facendo sistematicamente tacere gli organi critici.

L’ultimo caso: il maggior giornale online Index (1 milione di lettori al giorno), dove tutta la redazione si è dimessa, dopo che un oligarca vicino al premier ha acquistato la società editrice, dando il via a una riorganizzazione dello staff in chiave pro-governativa. Secondo il ministro degli Esteri Peter Szijjarto, la presenza di Radio Europa Libera “è un’offesa”. Non ci sarebbe infatti “nessun problema con la libertà di stampa in Ungheria”. Non è questa però l’opinione dell’ong Reporter senza frontiere, che ha recentemente collocato il paese all’89/imo posto nella classifica dei paesi in cui la stampa è libera.

La trasmissione del nuovo organo d’informazione avviene on line e offre contenuti multimediali, con video, reportage e podcast, realizzati da una redazione con 10 giornalisti ungheresi. Promettono un’informazione obiettiva e indipendente sugli affari interni, come sulle questioni internazionali. Il tutto senza pubblicità: il finanziamento proviene dal Congresso americano. Secondo alcuni analisti, il progetto è un po’ delicato, in quanto Donald Trump non nasconde di simpatizzare per il regime di Orban.

L’ambasciatore David Cornstein avrebbe chiesto alla redazione ungherese dell’Europa Libera “di trattare bene Orban e la sua famiglia”. Radio Europa Libera funzionò dal 1949 fino al 1993: aveva sede a Monaco di Baviera, e, all’epoca, assicurava un’informazione alternativa alla stampa censurata del comunismo. Si poteva ascoltare su onde corte, e il governo comunista cercava di disturbarne la ricezione. Dal 2018, funziona di nuovo per la Romania e la Bulgaria. E da oggi anche in Ungheria: un segno chiaro, commentano gli oppositori di Orban, della lenta “balcanizzazione” del Paese.

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