Al di là della vicenda del capannone di Cormano venduto alla Lombardia Film Commission ad un prezzo ritenuto gonfiato per drenare 800mila euro di fondi pubblici, su cui gli inquirenti sono convinti di avere prove solide, l’inchiesta milanese sui tre contabili della Lega, finiti ai domiciliari, si muove sempre più alla ricerca di presunti ‘fondi neri’ del partito. A rafforzare l’ipotesi una serie di nuove segnalazioni dal mondo bancario, arrivate sul tavolo dei pm, di operazioni sospette tra imprenditori e il Carroccio o società riconducibili ai commercialisti di fiducia del movimento.
    Nel frattempo, davanti al gip Giulio Fanales e al pm Stefano Civardi, Alberto Di Rubba, ex presidente della LFC e direttore amministrativo al Senato per Lega, e Andrea Manzoni, revisore contabile alla Camera, accusati di peculato e turbativa e vicini al tesoriere leghista Giulio Centemero e a Matteo Salvini, si sono difesi. “Nessun soldo illecito incassato“, è stato il refrain nei loro interrogatori, nei quali hanno cercato di dribblare domande sui “soldi alla Lega”, rimanendo nel perimetro del caso dell’immobile. E l’avvocato Piermaria Corso ha annunciato che depositerà un’istanza al giudice per chiedere la revoca delle misure.
    Di Rubba di ogni operazione ha cercato di dare giustificazioni sotto il profilo contabile. Ha spiegato che i 178mila euro versati dalla società Andromeda, riconducibile a Michele Scillieri (altro commercialista arrestato e che ha scelto la linea del silenzio), in favore della Sdc, riferibile a Di Rubba e Manzoni, sarebbero la “commissione” per la vendita di un altro immobile di proprietà di una famiglia bergamasca. Linea che Manzoni aveva già proposto ai pm a inizio settembre. Parlò di “un’operazione immobiliare di un terreno in alta Val Seriana, intestato ai Testa“. Disse, in pratica, che il denaro non era parte degli 800mila euro della vendita gonfiata. Un racconto, ha scritto il gip nell’ordinanza, talmente “confuso da risultare radicalmente incomprensibile”.
    L’inchiesta, coordinata dall’aggiunto Eugenio Fusco, sta portando anche i magistrati milanesi, assieme a quelli genovesi che indagano sui famosi 49 milioni spariti, a dare la caccia ai soldi del Carroccio. E’ già emerso il caso dell’ex direttore della filiale Ubi di Seriate (Bergamo), Marco Ghilardi, che non aveva segnalato operazioni sospette sui conti di Di Rubba e Manzoni ed è stato licenziato dall’istituto. Su quest’onda nelle ultime settimane in Procura sono arrivate o direttamente o attraverso il Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf e l’Uif di Bankitalia alert su movimentazioni anomale dello stesso genere.
    
   

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