(AGI) – L’invio delle linee guida del ‘Recovery plan’ alle Camere, a pochi giorni dal voto, è un ulteriore segnale che Giuseppe Conte punta tutto sul piano di riforme per rilanciare il Paese, con il supporto della Ue. Il premier non ha in programma appuntamenti da campagna elettorale riguardante le Regionali nè ‘blitz’ sul referendum, si tiene fuori dalla contesa, dal dibattito sulle possibili ricadute delle urne sull’esecutivo e dalla ‘querelle’ su un eventuale rimpasto (la sua posizione è contraria a questa eventualità).

È dunque concentrato su quella che considera “un’occasione storica”, ha dato la sua disponibilità a riferire a Montecitorio e a palazzo Madama, con le forze parlamentari – soprattutto di maggioranza – che chiedono di avere voce in capitolo sui progetti.

L’apertura del presidente del Consiglio sarebbe nel merito e nel metodo. Le linee guida non sono modificabili, ma i gruppi si pronunceranno con delle risoluzioni, dando suggerimenti e direttive. Ci sono dei margini d’azione, quindi, per il Parlamento, anche perchè il ‘Recovery plan’ non sarà agganciato alla Nadef. I tempi saranno più lunghi, fino a metà ottobre – quando entrerà nel vivo l’interlocuzione con la Ue – ci sarà modo per un dibattito. Ma le incognite sono tante, legate soprattutto a quello che succederà il 21 settembre.

I rosso-gialli da giorni ripetono che l’esecutivo è al riparo dall’appuntamento di domenica e lunedi’. Del resto anche Salvini, Berlusconi e Meloni – pur ritenendo le Regionali un vero banco di prova – non alzano per ora l’asticella. “Voi siete cosi’ sicuri che il Pd sarà un partito debole dopo le regionali?”, ha scandito ieri il segretario dem Zingaretti. Il quadro politico sarà valutato soprattutto sull’esito delle elezioni in Puglia e in Toscana, anche se il Pd, nella veste di forza ‘responsabile’ che ha dato il via al Conte 2, per ora ‘allontanà ipotesi di rimpasto, al pari di Renzi.

Sotto traccia se ne parla da tempo, chi tra i pentastellati teme una ‘debacle’ riporta alle parole pronunciate ieri da Zingaretti. Ovvero in caso di un insuccesso di misura la responsabilità cadrebbe sulle spalle di Iv e soprattutto del Movimento 5 stelle alle prese con una fibrillazione interna (da registrare il ritorno domani di Di Battista al fianco della candidata M5s in Puglia) e con Grillo che con il suo intervento di ieri ha di fatto ‘stoppato’ le manovre anti-Casaleggio, rimettendo tutti in riga.

La protesta contro il presidente e tesoriere di ‘Rousseau’ dilaga (oggi si sono autosospesi tre parlamentari) ma le parole del fondatore dovrebbero perlomeno servire a non ‘terremotarè il post-Regionali del Movimento: Stati generali ed eventualmente voto sulla piattaforma web per il semaforo verde ad un organismo collegiale. “Ma se il centrodestra dovesse prevalere in Toscana e in Puglia – osserva un ‘big’ pentastellato – non si puo’ escludere una crisi di governo e con un rimpasto potremmo perdere anche alcuni ministri…”.

Timori, scenari che vengono respinti dai ‘big’ della maggioranza che punta a ‘blindare’ il premier e il percorso del ‘Recovery plan’ che in teoria procederà fino alla partita (“Complessa e delicata”, ha detto ieri Zingaretti) della successione al presidente della Repubblica, Mattarella, con Draghi nelle ‘vesti’ di favorito.

Intanto la Lega ha piazzato in Senato il primo tentativo di mettere in difficoltà il governo, già martedi’ chiederà la calendarizzazione della mozione di sfiducia al ministro Azzolina, anche se le altre forze della coalizione sono ‘freddè sull’iniziativa che rischia di compattare i rosso-gialli. Il nodo maggiore da sciogliere dopo le Regionali sarà quello del Mes. Difficile che nelle risoluzioni della maggioranza sul ‘Recovery plan’ ci sarà un riferimento al fondo Salva-Stati ma la partita resta aperta e il summit annunciato dalla presidente della Commissione Ue, Von der Leyen, sulla sanità potrebbe fare da apripista ad un si’ del governo. 

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