A 80 anni dalla sua nascita, ecco la storia della nuotatrice indiana che nel 1959 fu la prima donna asiatica ad attraversare il canale della Manica

arati saha
Arati Saha assieme al suo allenatore Bimal Chandra (foto: Getty Images)

Nella giornata del 24 settembre 2020 Google ha dedicato il suo doodle a Arati Saha (nota anche col cognome da sposata, Arati Gupta), la nuotatrice di fondo nota per essere stata la prima donna asiatica ad attraversare il canale della Manica. La ricorrenza segna gli ottant’anni dalla sua nascita, avvenuta appunto il 24 settembre 1940 a Calcutta. Persa da giovanissima la madre, Saha venne cresciuta dalla nonna e fu introdotta all’età di 4 anni al nuoto, che divenne subito una sua passione e, dopo anni e anni di competizioni, fu presto notata da personalità come Sachin Nag, campione indiano di nuoto alle Olimpiadi del 1948, fino ad arrivare lei stessa a partecipare ai Giochi olimpici del 1952 a Helsinki, dove era la più giovane rappresentante della nazionale indiana.

Durante la sua carriera agonistica, Arati Saha si era distinta in vasca in specialità come i 100 metri stile libero, i 100 metri rana e i 200 metri rana, ma già dagli anni Cinquanta aveva iniziato ad allenarsi su distanze più lunghe partecipando a competizioni nel fiume Gange. Nel 1958, poi, il nuotatore bangladese Brojen Das divenne il primo nativo del subcontinente indiano ad attraversare il Canale della Manica mentre già nel 1957 la danese Greta Andersen aveva compiuto la medesima impresa, incitando diverse donne da tutto il mondo a perseguire il medesimo obiettivo. Ispirata da questi casi illustri, Saha decise di compiere la stessa traversata: dopo un primo tentativo fallito il 27 agosto 1959 per via delle condizioni meteo avverse, ci riprovò il 29 settembre dello stesso anno, partendo da Cape Gris Nez in Francia e giungendo a Sandgate, in Inghilterra, 16 ore e 20 minuti dopo, avendo coperto oltre 67 chilometri di nuoto ininterrotto.

Fra le prime personalità a congratularsi con lei cifurono Vijaylakshmi Pandit, diplomatica indiana e prima presidente donna dell’Assemblea generale dell’Onu, e anche Jawaharlal Nehru, primo ministro indiano dal 1947 al 1964; nel 1960 ricevette anche il Padma Shri, una delle più alte onorificenze al merito rilasciate dal governo indiano. Dopo la sua impresa si sposò col suo manager, Arun Gupta, e tornò in India dove trovò un posto di lavoro come impiegata nelle ferrovie nazionali. Morì di encefalite il 23 agosto 1994, all’età di 54 anni.

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