Foto di baci e messaggi di orgoglio al posto della propaganda razzista e omofoba: così il trend del gruppo americano di destra è stato smontato dalla comunità lgbt

L’hashtag #ProudBoys, che fino a pochi giorni fa su Twitter raggruppava i discorsi dell’omonimo gruppo di suprematisti bianchi statunitensi, veicolando tematiche razziste, d’incitamento all’odio omofobe e violente, è stato “hackerato” dalla comunità lgbt+, che nelle ultime ore lo sta usando per rilanciare messaggi di integrazione, tolleranza, pace e amore. L’esatto contrario della propaganda dei Proud Boys della destra statunitense.
Il gruppo suprematista è stato chiamato in causa dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nel corso del dibattito televisivo con lo sfidante democratico Joe Biden con un perentorio “Stand back, stand by”, una frase che alle orecchie di molti è suonata come un ordine. Nel giro di poche ore sui social network, è in particolare su Twitter, sono dilagati post che facevano propaganda delle idee dei Proud Boys trumpiani.
Il cambiamento di rotta è merito del signor Sulu, timoniere della Uss Enterprise di Star Trek. O meglio dall’attore che ne ha vestito i panni per primo: George Takei, che il 2 ottobre ha lanciato una campagna su Twitter. “Mi chiedo se la community dei Bts (band musicale sudcoreana con molti fan sulla piattaforma, ndr) e di TikTok possano aiutare quella lgbt”, ha scritto Takei chiedendo l’aiuto di questi gruppi che, sfruttando i loro numeri, sono già riusciti a farsi beffe del presidente Trump prenotando moltissimi posti a una sua convention per lasciare poi lo stadio completamente vuoto.
I wonder if the BTS and TikTok kids can help LGBTs with this. What if gay guys took pictures of themselves making out with each other or doing very gay things, then tagged themselves with #ProudBoys. I bet it would mess them up real bad. #ReclaimingMyShine
— George Takei (@GeorgeTakei) October 1, 2020
La risposta non è tardata ad arrivare. Nel giro di poche ore Twitter è stato invaso da post con l’hashtag #proudboys che, al posto di veicolare odio, esaltavano l’orgoglio lgbt+ con video, foto e meme divertenti.
#ProudBoys on route 😂🏳️🌈 pic.twitter.com/RABayty2i6
— Being LGBTQ Podcast🏳️🌈 (@BeingLGBTQPod) October 4, 2020
Good morning Gorgeous!#ProudBoys 🌈 pic.twitter.com/TzVre2z5XX
— Allana Harkin (@AllanaHarkin) October 5, 2020
#ProudBoys Standing Back and Standing By pic.twitter.com/BEJm1oyYyU
— Why Not Trump (@TrumpNotAgain) October 5, 2020
“Siamo orgogliosi di tutte le persone gay che si sono fatte avanti per rivendicare il nostro orgoglio“, ha commentato poi Takei in un tweet che lo ritrae insieme al marito Brad: “La nostra comunità e i nostri alleati hanno risposto all’odio con l’amore. Cosa potrebbe esserci di meglio”.
Brad and I are #ProudBoys, legally married for 12 years now. And we’re proud of all of the gay folks who have stepped up to reclaim our pride in this campaign. Our community and allies answered hate with love, and what could be better than that. pic.twitter.com/GRtSH1ijQ8
— George Takei (@GeorgeTakei) October 4, 2020
Se su Twitter la campagna ha funzionato, su Instagram non è decollata. L’hashtag è stato bloccato dal social network. “I post di #proudboys sono stati limitati perché la community ha segnalato alcuni contenuti che potrebbero violare le linee guida della community di Instagram”, recita il messaggio del social di proprietà di Zuckerberg. Non si sa se il riferimento sia ai post dei suprematisti bianchi o alla controffensiva arcobaleno, fatto sta che i post sono stati bloccati.
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