
In piena crisi Covid molte compagnie aeree hanno iniziato a organizzare voli con andata e ritorno dallo stesso aeroporto, convertiti in tour panoramici. Le foto del viaggio organizzato da Qantas in Australia
La formula è quella del cosiddetto flight to nowhere: l’ultima trovata delle compagnie aeree che tentano di superare la crisi legata al virus puntando sul piacere stesso di volare in aereo (per chi lo prova, ovviamente). Un itinerario per scoprire il mondo dall’alto, con partenza e ritorno dallo stesso scalo.
La formula non è del tutto nuova – Qantas, compagnia aerea di bandiera dell’Australia, da anni organizza tour panoramici delle distese antartiche – ma l’offerta si è intensificata negli ultimi mesi: da Eva Air con a/r su Taipei alla scoperte delle isole del Mar cinese orientale, fino alla Royal Brunei Airlines, compagnia con sede nello stato del Brunei che propone voli da 90 minuti (cena inclusa) per ammirare i paesaggi incantevoli che costellano l’Isola del Borneo.
Si tratta prima di tutto di una necessità: tamponare le perdite da un lato, e garantire ai piloti di non perdere la licenza di volo, mantenendo all’attivo almeno 3 decolli nell’arco di 90 giorni. E l’iniziativa, a quanto pare, piace: proprio Qantas poche settimane fa ha venduto nel giro di 10 minuti 149 posti per un volo di 7 ore partito e rientrato il 10 ottobre da Sidney.
Eliminati i sedili centrali per garantire il distanziamento a bordo, i passeggeri hanno pagato tra i 485 e i 2.332 euro ciascuno, con circa 113mila euro di ricavi per la compagnia. Non senza implicazioni ambientali: 40 tonnellate di kerosene sono state bruciate senza ragione per sorvolare i panorami del Nuovo Galles del Sud, la barriera corallina e le famose formazioni rocciose nel Territorio del Nord.
Dal canto suo, Qantas ha dichiarato si tratta di voli carbon neutral,“le emissioni di anidride carbonica verranno compensate finanziando progetti come la riforestazione”, ma sono in molti a chiedersi se valga davvero la pena colpire il nostro pianeta per un simile capriccio.
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