
I campioni di questo sport che combina arti marziali, ginnastica e movimenti da break dance impiegano anni per imparare alcune evoluzioni. E non è detto che quella più ambita sia realmente alla portata
Se un mix ben calibrato di ginnastica, arti marziali e breakdance solletica la vostra immaginazione (o vi spingerebbe a mollare il divano, che è già molto), benvenuti nel mondo del tricking, una disciplina sportiva destinata a crescere. Grazie anche alla diffusione di video spettacolari sulle varie piattaforme social, gli appassionati sono in aumento e tra i praticanti c’è una certa voglia di spingere più in là i propri limiti.
E se un tempo eseguire un corkscrew (un salto mortale inclinato su un piede combinato con un twist a 360 gradi) sembrava già tanto, la vera sfida ai limiti dell’impossibile, oggi, sembra quella di eseguire un corkscrew con cinque rotazioni. In questo video, il giornalista di Wired Usa Robbie Gonzalez si confronta con alcuni dei migliori interpreti di questo sport (e con un fisico) per capire se c’è una soglia fisiologica oltre cui è impossibile andare.
Naturalmente ci vuole, di base, forza per spingersi verso l’alto, capacità di coordinamento per massimizzare la rotazione e buone capacità di atterraggio (perché gli infortuni sono sempre in agguato). Conta molto quello che potremmo definire l’impostazione, o setup: in questo video Gonzalez parte da un elementare scoot mentre il campione Michael Guthrie preferisce partire da un più complesso touchdown raise.
Ci vogliono anni per passare da un livello all’altro: ad esempio Guthrie ne ha impiegati otto per passare da un corkscrew con tre rotazioni aa uno con quattro. Per eseguire un “quintiple cork” bisogna iniziare a salire molto più in alto e aumentare la velocità di rotazione; bisogna uscire dal movimento di partenza con molta più forza da capitalizzare per la fase acrobatica. E se i movimenti di partenza esistenti non bastano, non resta che inventarne uno nuovo.
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