Proviamo a districarci nella giungla di leggi, oneri e obblighi nel mondo del gioco, per capire cosa deve fare il giocatore e cosa deve fare l’operatore di gambling.

Il mondo della tassazione, in Italia, cambia continuamente. Disegni legge, manovre, proposte all’ordine del giorno. Districarsi in questa selva giuridico economico è sempre più difficile. Proviamo a fare chiarezza allora, partendo dall’ultima grande novità in questo settore: il Decreto Dignità, legge approvata nell’ormai lontano 2017, con il quale il Governo ha cercato di applicare una stretta al mondo del gambling.

Fino al 2023 infatti, le tassazioni sulle slot machine, sui soldi derivati da vincite da slot e da gioco d’azzardo, che vanno sempre dichiarati al fisco saranno in forte crescita. Ma entriamo nel merito.

Come funziona la regolamentazione sulle vincite?

Tutte le leggi che parlano di vincite di “fortuna” sono state partorite di recente. Fino a qualche anno fa, invece, chi vinceva alla lotteria non doveva preoccuparsi di dichiarare l’importo. I primi cambiamenti sono arrivati nel 2012, quando alle lotterie è stata affibbiata una tassazione obbligatoria del 6%, per ogni vincita maggiore ai 500 €. Dopo piccole modifiche nel corso delle varie legislature si è arrivati al 2018, con il famoso Decreto Dignità. Oggi si distinguono diverse tipologie di gioco, in materia di tassazione: lotto, Gratta e Vinci, casinò, che arrivano ad un PREU, ovvero un prelievo erariale unico, addirittura al 19%.

Dal luglio 2018, con il Decreto Dignità, la storia cambia completamente, come si legge sul sito di settore Gaming Insider. Le tassazioni sono aumentate fino al 6.25% per le macchine VLT e addirittura al 19.25% per le slot. Ma la legge prevede un aumento graduale fino al 2023, quando le VLT arriveranno alla soglia del 6.75% e le slot al 19.75%.

Ma quale era l’obiettivo del Decreto Dignità? Nella mente del legislatore, mettere alle strette il settore aveva l’obiettivo di sensibilizzare e poi fermare il rischio di ludopatia. In realtà però questo obiettivo non è stato raggiunto: le scommesse sono salite (al 17%, per la precisione) mentre a perderci sono operatori e società sportive, che hanno visto cancellati gli introiti derivati da accordi commerciali con le agenzie di scommesse.

Torniamo però nel pratico. Il giocatore che vince una somma ingente non deve obbligatoriamente dichiararla: la tassa è prevista come imposta unica e al giocatore non spettano oneri. Chi deve pagare è invece sempre l’operatore. Quindi i soldi vinti sono stati già tassati, sempre che la scommessa o il gioco sia avvenuto su piattaforma autorizzata dall’AAMS, Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, o dall’ADM, Agenzia delle dogane e dei monopoli. Un altro motivo, insomma, per scegliere sempre e solo siti legali. E sicuri.

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