Una serie di iniziative in Francia vogliono boicottare il Black Friday mirando a responsabilizzare il consumatore al momento dell’acquisto, soprattutto in termini di impatto ambientale

(foto: Eugene Gologursky/Getty Images)

Non è il primo anno che in Francia diversi movimenti e associazioni si organizzano per protestare – e soprattutto boicottare – il Black Friday, la giornata di origine americana che segue il giorno del ringraziamento e dà il via alla stagione degli acquisti di Natale con saldi e sconti. L’obiettivo è quello di porre fine al consumismo sfrenato della giornata che da ormai diversi anni ha raggiunto l’Europa e conciliare gli acquisti con il rispetto ambientale, sempre nell’ottica di sviluppare un’economia circolare. Il movimento del Green Friday, nato nel 2017, giunge così alla sua terza edizione, con numeri triplicati: 200 aziende che hanno aderito rispetto alle 40 iniziali. Un’altra iniziativa, invece, nata questo ottobre, ha raggiunto nel giro di dieci giorni l’adesione di oltre 450 brand.

Boicottare sensibilizzando

In Francia, l’idea di porre fine alla ritualità di un consumo irresponsabile e sfrenato come quello del Black Friday risale a qualche anno fa ed è nata con Envie, una rete di imprese eco-solidali. Oggi i membri fondatori che sostengono il progetto sono sei. Dal 2018, infatti, altri cinque colossi dell’economia green francese (Altermundi, Refer, Ethiquable, DreamAct ed Emmaus France) hanno raggiunto l’iniziativa condividendone i valori. Se quindi all’inizio il progetto del Green Friday contava poche adesioni, oggi vanta una rete capillare su tutto il territorio: “Per il 2019 abbiamo raggiunto 200 adesioni di imprese e associazioni” si legge sul sito dell’iniziativa, che con uno slogan invita all’azione “unisciti anche tu al lato verde della forza!”.

Il collettivo Green Friday che promuove la giornata vuole ricordare che il momento dell’acquisto è una scelta molto importante del singolo consumatore che ha inevitabilmente conseguenze concrete sulla realtà e l’ambiente. “L’obiettivo” – si legge nello statuto – “è quello di sensibilizzare i cittadini a un consumo più responsabile e non colpevolizzarli assolutamente”. Per far questo, le aziende che aderiscono all’iniziati non faranno sconti ai propri clienti durante la giornata del Black Friday. Adotteranno anzi un meccanismo inverso: il 10 per cento del loro fatturato andrà a quattro associazioni individuate dal collettivo Green Friday. Quest’anno saranno Hop (associazione contro l’obsolescenza programmata), Zero Waste France (che promuove una transizione ecologica a zero rifiuti), Ethique sur l’etiquette (che vuole combattere lo sfruttamento dei lavoratori nei paesi sottosviluppati) e Friends of the Earth (una rete di organizzazioni ambientaliste).

E fra le iniziative previste ci sono anche diversi workshop che mirano a sensibilizzare i cittadini sulle tematiche green. Grazie al sito si potrà accedere a delle mappe interattive che indicano all’utente dove si svolgeranno le varie attività, e quelle più vicine alla sua posizione. Un’attenzione al mondo del web dal parte del collettivo che non è casuale, considerato che la pagina Facebook ha già quasi 20mila iscritti.

Make Friday Green again

Sulla stessa lunghezza d’onda è anche Nicolas Rohr, cofondatore del marchio Faguo, produttore di scarpe, che ha lanciato quest’anno l’iniziativa-slogan “Make Friday Green again”. Nel giro di dieci giorni dall’annuncio, avvenuto lo scorso ottobre, come si accennava, più di 450 marchi francesi hanno deciso di aderire. Un numero record che racchiude diversi settori: dalla moda sostenibile agli oggetti per neonati. Qui la volontà di porre fine alla tradizione americana è ancora più radicale: “Il black Friday è finito” si legge sul sito dell’iniziativa.

Il vero costo della giornata è sociale e ambientale”, specificano gli aderenti motivando nel dettaglio le loro ragioni. Un eccesso di consumo per la giornata di venerdì – quest’anno cade il 29 novembre – comporta lavori meno remunerati e più precari e, incoraggiando la sovrapproduzione di merci, ha un enorme impatto sull’ambiente. Gli obiettivi del neonato collettivo poi vengono elencati essenzialmente in tre punti principali: rivendere o riciclare oggetti e vestiti che non si usano più; riflettere se si ha bisogno veramente di un oggetto prima di comprarlo e optare per acquisti ragionevoli e a prezzi giusti. Sul concetto della moda sostenibile poi il movimento rincara la dose: Ogni anno in Francia 500 milioni di vestiti vengono buttati, una sovrapproduzione accentuata sicuramente dal Black Friday”. Per rimediare, dicono, basta un semplice link sul web, e un campo da compilare – ovviamente prima di venerdì.

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