Basterebbero tre anni di laurea per poter esercitare una professione sanitaria
Subito al lavoro dopo la laurea triennale con uno stipendio medio di 1300 euro. Sono i laureati nelle professioni sanitarie, 22 i corsi dall’ostetricia all’igiene dentale, dalla logopedia alle tecniche di radiologia. Su tutti gli infermieri protagonisti in questi mesi di pandemia con il loro lavoro.
Secondo l’indagine di Almalaurea, pubblicata in occasione dell’11 febbraio, giornata mondiale del malato, la maggior parte delle persone iscritte a questi corsi di laurea triennale non prosegue negli studi.
Sono stati studiati i casi di 18.249 laureati di primo livello del 2018 contattati a un anno dalla laurea.
A non scegliere la via della laurea magistrale è l’87,8%, si arriva al 90% per i laureati del corso in Infermieristica, per quelli in Tecniche Audioprotesiche e per quelli in Igiene Dentale. La media per tutti gli altri corsi di laurea è il 34,9%.
«A differenza degli altri percorsi di laurea triennali, caratterizzati da una quota elevata di quanti proseguono con la formazione universitaria, per le professioni sanitarie il proseguimento naturale è il mercato del lavoro… Si tratta di lauree altamente professionalizzanti che si differenziano dal complesso dei laureati triennali per la spendibilità del titolo e la posizione privilegiata che assumono nell’immediato inserimento nel mercato del lavoro», spiegano gli autori della ricerca.
Lo stipendio medio, a un anno dalla fine degli studi, è di 1313 euro. È in aumento del 3,7% rispetto alla rilevazione del 2019. Arrivano a 1600 euro le retribuzioni per i diplomati del corso in Igiene Dentale. Alcune retribuzioni più basse sono dovute alla condizione di parte dei laureati che lavorano part time, il 27,1%.
Sono professioni soprattutto femminili, in particolare Ostetricia, Infermieristica Pediatrica, Logopedia e Terapia della Neuropsicomotricità dell’Età evolutiva. Accade però che la differenza retributiva veda sempre gli uomini che, a un anno dalla laurea, guadagnano 76 euro netti in più al mese. Questo dipende anche dalla scelta del lavoro part time (lo fail 28,6% delle donne rispetto al 23,6% degli uomini) ed è comunque inferiore rispetto alla differenza fra gli altri laureati di primo livello dove raggiunge il 18%. La variazione è anche geografica, rispetto a chi è occupato al Sud, chi lavora al Nord percepisce, in media, 172 euro mensili netti in più, mentre chi lavora al Centro 67 euro in più. Riporta VanityFair.it
