AGI – E’ scattato il cambio di colore per numerose Regioni italiane, con la Sicilia che ha visto un ‘upgrade’ in fascia gialla, mentre per altre si deve fare il conto con misure più restrittive.

Si tratta di Toscana, Abruzzo, Liguria, e, seppure con alcuni distinguo, della provincia di Trento, tutte comunque passate in arancione. Senza dimenticare i rossi mirati sparsi in diverse zone d’Italia, in primis in vaste aree dell’Umbria.

In Trentino le restrizioni per la zona arancione scatteranno in realtà a partire da lunedì 15, ha precisato il governatore Maurizio Fugatti che, nel definire una ‘beffa’ la nuova classificazione anche perchè non potrà iniziare la stagione sciistica, ha spiegato che la decisione per la quale “in Trentino la zona arancione varrà da lunedì per rispetto di chi lavora, ad esempio i ristoratori, e si è organizzato per domenica, giorno di San Valentino“.

La Liguria, con un Rt poco al di sopra dell’1, torna in zona arancione per altre 2 settimane: a incidere sui dati, la situazione contagi nell’imperiese, che si era aggravata nei giorni scorsi.

La decisione è stata una doccia gelata per una categoria, quella in particolare dei ristoratori, che avevano cominciato a respirare un pochino in questi 14 giorni di zona gialla, grazie alle aperture a pranzo, e che adesso saranno costretti nuovamente a chiudere. A peggiorare la situazione, il fatto che la nuova chiusura impedisce gli incassi tradizionalmente legati alla giornata di San Valentino e, soprattutto, causerà a molti la perdita di quanto acquistato o preparato per far trascorrere in sicurezza un pranzo agli innamorati.

Ora ristoratori, caffetterie e bar della Liguria stanno cercando in tutta fretta di convertire, dove possibile, in asporto le numerose prenotazioni raccolte per la giornata degli innammorati, ma la rabbia e la frustrazione crescono. La dimostrazione è il ritorno in piazza del gruppo spontaneo #ristoratoriunitiliguria: per la quarta settimana di fila, lunedì 15 febbraio dalle 15 saranno davanti alla Prefettura di Genova per consegnare le chiavi dei locali al Governo. La manifestazione dovrebbe poi spostarsi davanti alla sede della Regione dove simbolicamente verranno lasciate anche le licenze.

La Toscana, che dopo 5 settimane cambia la casacca gialla per tornare in arancione è tinta anche da alcune macchie rosse legate alle varianti del virus e, per questo, vede scattare nuove restrizioni sul territorio regionale.

I principali cambiamenti riguardano le limitazioni agli spostamenti fuori dal Comune e le attività di ristorazione, disponibili solo per l’asporto. I negozi rimangono aperti, chiudono invece i musei. Prosegue la didattica in presenza al 50% in tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado. Gli spostamenti fuori dal Comune saranno consentiti solo per i soliti motivi di lavoro, urgenza e salute, mentre le visite agli amici restano consentite solo all’interno del territorio di residenza e non più in tutta la Toscana.

Permangono di contorno le regole valide per tutto il Paese: divieto di uscire dai confini regionali e coprifuoco notturno dalle 22 alle 5. Ma più che per l’aumento dei contagi l’amministrazione regionale teme la crescente presenza di varianti del virus in Toscana, in particolare nella zona sud-est.

Secondo i dati raccolti dalla Regione e inviati all’Istituto superiore di sanità, tra le province di Arezzo, Grosseto e soprattutto Siena il 20% dei casi sono legati alla presenza di variante del Covid-19. Più contenuta la percentuale nell’area centrale che include Firenze, Prato e Pistoia, dove il tasso di virus modificato si ferma all’8,4%. La media nazionale riportata dall’Iss è 17,8% e la Toscana secondo le prime stime della sanità regionale dovrebbe essere intorno al 15%, per questo il governo ha disposto un’altra serie di controlli a campione sul territorio regionale per approfondire il livello di criticità.

Le varianti destano preoccupazione perchè facilitano la trasmissione del virus, generando un’impennata dei casi nelle comunità dove vengono riscontrate. 

Stesso discorso per l’Abruzzo dove preoccupa la variante inglese in particolare nell’area metropolitana Pescara-Chieti, per la quale sono operative misure restrittive per evitare che la curva dei contagi riprenda a salire.

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