AGI – “Combattere con ogni mezzo la pandemia e salvaguardare le vite dei nostri concittadini: una trincea dove combattiamo tutti insieme, perché il virus è nemico di tutti”. Mario Draghi arriva in Senato poco prima della 10 per il primo passaggio parlamentare del suo governo, parla per 51 minuti, incassa una ventina di applausi e il consenso delle forze politiche che sosterranno quello che si annuncia l’esecutivo con la più ampia maggioranza della storia repubblicana.

“Nella mia carriera non c’è mai stata tanta emozione e tanta responsabilità”, dice il premier, annunciando le priorità del nuovo esecutivo: crisi sanitaria, economica, sociale, educativa sono le emergenze drammatiche dell’oggi ,che vanno affrontate subito.

Ma lo sguardo va oltre il contingente e Draghi cita Cavour per annunciare che il governo non si limiterà a lavorare per l’emergenza, ma metterà mano alle riforme, che “se compiute a tempo, invece di indebolire l’autorità, la rafforzano”. L’ex presidente della Bce ringrazia Conte (incassando gli applausi del lato sinistro dell’emiciclo) ma non si sofferma sulla formula politica con cui definire il suo governo che “non ha bisogno di alcun aggettivo che lo definisca”, ma che “riassume la volontà, la consapevolezza, il senso di responsabilità delle forze politiche che lo sostengono alle quali è stata chiesta una rinuncia per il bene di tutti”.

Parla di “spirito repubblicano di un governo che nasce in una situazione di emergenza raccogliendo l’alta indicazione del capo dello Stato”. Ma non è il fallimento della politica sottolinea Draghi, al contrario. I partiti sono chiamati a “scelte coraggiose” e a “visioni che fino a un attimo prima sembravano impossibili. Perché prima di ogni nostra appartenenza, viene il dovere della cittadinanza”.

Appello alla responsabilità

L’appello alla responsabilità delle forze politiche è forte, Draghi fa un parallelo con la ricostruzione post-bellica, parla di “Nuova Ricostruzione cui sono certo nessuno farà mancare, nella distinzione di ruoli e identità, il proprio apporto. Questa è la nostra missione di italiani: consegnare un Paese migliore e più giusto ai figli e ai nipoti”.

L’ex presidente della Bce definisce in maniera netta la cornice europeista e atlantista in cui si colloca l’Italia, parla di dialogo con la Russia ma non risparmia una stoccata a Mosca sulla violazione dei diritti umani, ribadisce il paletto dell’irreversibilità dell’euro e la missione di concedere maggiore sovranità a un’Unione Europea “sempre più integrata che approderà a un bilancio pubblico comune capace di sostenere i Paesi nei periodi di recessione”, perche’ “fuori dall’Europa c’è meno Italia. Non c’è sovranità nella solitudine”.

Il bollettino di guerra

Poi elenca il ‘bollettino di guerra’ di un anno di pandemia (compreso una gaffe subito corretta sul numero di ricoverati in terapia intensiva) sia sul fronte sanitario (È calata di 2 anni l’aspettativa di vita) che su quello economico e sociale (I nuovi poveri nel 2020 sono passati da 31 al 45%.) Per questo la priorità assoluta è uscire dall’incubo della pandemia, a partire da un grande piano di vaccinazione: “La nostra prima sfida è, ottenutene le quantità sufficienti, distribuire il vaccino rapidamente ed efficientemente. Abbiamo bisogno di mobilitare tutte le energie su cui possiamo contare”.

Poi però, aggiunge Draghi, serve “aprire un confronto a tutto campo sulla riforma della nostra sanità“. L’attenzione è ancora una volta rivolta alla scuola, serve riaprire in sicurezza, consentire ai ragazzi di recuperare le ore perdute, rivedere il calendario scolastico.

Sull’ambiente Draghi cita Papa Francesco (“Le tragedie naturali sono la risposta della terra al nostro maltrattamento”), perche’ alle nuove generazioni “vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo buona moneta”, dice.

Che mondo troveremo?

“Quando usciremo, e usciremo, dalla pandemia, che mondo troveremo?, chiede Draghi. “Prima o poi la luce ritorna, e tutto ricomincia come prima. La scienza, ma semplicemente il buon senso, suggeriscono che potrebbe non essere cosi'”. Per questo serve allargare la protezione sociale ai lavoratori, anche se non tutte le aziende possono essere salvate indistintamente, favorire la parità di genere, e la riduzione del gap salariale fra uomini e donne aumentare i servizi di welfare.

Nel merito, l’ex banchiere centrale consegna al Parlamento un discorso programmatico denso e pragmatico, con precisi indirizzi di governo: le riforme più urgenti sono quelle legate all’ottenimento dei finanziamenti del Recovery Fund (che sarà gestito dal ministero dell’Economia, precisa Draghi) quindi investimenti pubblici, fisco (“Non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta. Serve un intervento complessivo, dice citando il modello danese) pubblica amministrazione (“particolarmente urgente è lo smaltimento dell’arretrato accumulato durante la pandemia”) e giustizia civile per aumentarne l’efficienza.

“Questo è il terzo governo della legislatura. Non c’è nulla che faccia pensare che possa far bene senza il sostegno convinto di questo Parlamento – conclude il presidente del Consiglio – è un sostegno che non poggia su alchimie politiche ma sullo spirito di sacrificio con cui donne e uomini hanno affrontato l’ultimo anno, sul loro vibrante desiderio di rinascere, di tornare più forti e sull’entusiasmo dei giovani che vogliono un Paese capace di realizzare i loro sogni. Oggi, l’unità non è un’opzione, l’unità è un dovere. Ma è un dovere guidato da ciò che son certo ci unisce tutti: l’amore per l’Italia”, conclude.

I senatori si alzano in piedi ad applaudire, il microfono è ancora aperto e Draghi chiede a Giancarlo Giorgetti che gli siede accanto “Mi dite voi quando posso sedermi?”. 

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