Oltre 19 milioni le tessere Cie già erogate, 241 i portali di Comuni, Regioni e ministeri che già ne consentono l’uso per l’autenticazione. Cosa cambia

Carta di identità elettronica (Cie, fonte Poligrafico e zecca dello Stato)
Carta di identità elettronica (Cie, fonte Poligrafico e zecca dello Stato)

A pochi giorni dal termine massimo del 28 febbraio, entro il quale tutte le pubbliche amministrazioni dovranno accettarla, la carta d’identità elettronica (Cie) emessa dall’Istituto poligrafico e zecca dello Stato è un successo. Lo dicono i numeri: al 20 febbraio, secondo i più recenti dati ottenuti da Wired, sono precisamente 19.097.447 le tessere erogate, per altrettanti cittadini che potranno utilizzarle anche come metodo di autenticazione per l’accesso ai portali della pubblica amministrazione italiana. A oggi, quelli in grado accettarla (tra Comuni, Regioni, ministeri e altri servizi al cittadino) sono 241, con un incremento di 31 portali solamente nell’ultimo mese. 

Da fine febbraio

Ma a battere il tempo di questa silenziosa rivoluzione nei servizi al cittadino è stato il decreto Semplificazioni approvato lo scorso 16 luglio, che stabilisce l’obbligo per tutte le pubbliche amministrazioni di accettare in modo equivalente sia la Cie sia l’autenticazione tramite Spid entro il 28 febbraio 2021.

“Un processo comunque estremamente agile, in quanto Cie parla nativamente con il protocollo dello Spid, e viceversa, dunque qualunque servizio che abbia già adottato una delle due tecnologie può quasi automaticamente abilitare anche l’altra”, aveva spiegato Stefano Imperatori, direttore dello sviluppo di soluzioni integrate della Zecca e responsabile del progetto, in occasione di un approfondimento sulla materia sul tabloid di Wired in edicola dallo scorso dicembre: “Da quando un ente o un privato ne fanno richiesta al ministero dell’Interno, siamo in grado di attivare l’adesione al protocollo della nuova carta d’identità in 48 ore, perché ogni passaggio del servizio è improntato all’efficienza, sia verso chi lo adotta sia verso il cittadino”, chiarisce Imperatori. 

Quali sono le novità

Un documento d’identità, una firma digitale, una chiave di accesso elettronica: sono numerosi i servizi integrati nel protocollo della Cie, figlia ultra-tecnologica dei vecchi cartoncini pieghevoli che, dal 1931, gli italiani sono tenuti a portare in tasca ed esibire di fronte alle forze dell’ordine.

La novità è l’integrazione del nuovo documento – un tesserino grande quanto una carta di credito – con un chip nel quale è impressa l’identità digitale del suo proprietario. A questo si aggiunge la tecnologia Nfc (Near field communication o comunicazione di prossimità), che permette alla tessera di interagire con i lettori ai quali viene avvicinata. È proprio da tale semplicità che derivano le enormi opportunità del dispositivo di riconoscimento, che integra le funzioni dello Spid (Sistema pubblico di identità digitale) e quelle della tessera sanitaria, garantendo così sia l’accesso ai servizi digitali sia la possibilità di firmare documenti. Il tutto con il solo impiego dei software o delle app sviluppate dalla stessa Zecca.

A queste si aggiungono tutte le opportunità derivanti dal codice numerico “non parlante” (cioè che non rilascia dati quanto viene letto), di cui il documento è dotato, e che può essere utilizzato come strumento di accesso veloce anche per sistemi offerti dai privati, come i tornelli di una palestra o gli accessi di una mensa. 

Ultimi in ordine di tempo ad aver ammesso l’adozione del Cie sono l’Agenzia delle entrate, l’Inail, il ministero per i Beni e per le attività culturali, la Lotteria degli scontrini e l’Aci. Mentre sul portale dei servizi online degli uffici giudiziari si legge che il servizio sarà attivato “nei prossimi giorni”, insieme allo Spid. Sono tre invece i privati che già hanno aderito alla Cie. 

Una visione europea

A un ritmo di oltre 500mila documenti d’identità elettronici erogati ogni mese, la novità promette di fare la differenza anche nello spazio economico europeo, che punta sulle nuove identità digitali per ampliare il parco dei servizi offerti ai cittadini, al contempo contrastando il fenomeno della contraffazione. Secondo un’indagine condotta da Frontex, agenzia comunitaria per il controllo delle frontiere, i documenti italiani sono tra i più contraffatti tra quelli utilizzati per accedere illegalmente all’Unione europea, dopo quelli polacchi. Così la risposta potrebbe essere proprio l’identità digitale, alla quale tutti i Paesi membri dovranno uniformarsi entro il 2026 e che permette già in numerose pubbliche amministrazioni estere di autenticarsi con il documento italiano. 

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