40 milioni di post pubblici e privati, messaggi privati di 15mila utenti e tante password: un gruppo di hacktivisti ha sottratto 70 gb di dati dalla piattaforma social dove si sono rifugiati i fan di Donald Trump e QAnon

(immagine: Pixabay)

Il social network Gab, dedicato agli utenti dell’estrema destra mondiale (ma soprattutto americana) è stato attaccato da quello che il suo fondatore e amministratore delegato Andrew Torba ha definito un gruppo di “demoni hacker transessuali malati di mente” – nientedimeno.

Il cyberattacco ai danni di Gab, più correttamente, è stato opera del gruppo di hacktivisti DDoSecrets: il suo autore materiale è l’hacker noto con il nome di JaXpArO. Lo scopo dell’attacco era quello di smascherare gli utenti che popolano il social network: per farlo gli hacker sono riusciti a violare i messaggi privati di oltre 15mila utenti di Gab. Dalle informazioni raccolte hanno poi creato un set di dati che gli ha dato accesso a oltre 40 milioni di post, pubblici e privati. La violazione non si è fermata qui: gli attaccanti sono riusciti a violare i profili degli utenti, a recuperare le password protette da hash e quelle dei gruppi.

Il tutto è stato possibile grazie all’utilizzo della tecnica Sql injection, che ha permesso di inserirsi direttamente nel codice della pagina web creando una copia dei file testuali (il che spiega la totale assenza di immagini e video nel bottino dell’attacco). Il risultato sono 70 gigabyte di dati che il gruppo attivista per la trasparenza dei dati Distributed Denial of Secrets prevede di condividere con ricercatori e giornalisti (ma ha già specificato che non li rilascerà pubblicamente, per rispettare le leggi sulla privacy).

In un tempo più semplice o più ordinario, sarebbe un’importante risorsa sociologica”, spiegano gli hacktivisti sul loro blog. La co-fondatrice di DDoSecrets, Emma Best, ha detto alla versione americana di Wired che i dati sottratti sono “una miniera d’oro per la ricerca sulle persone che hanno interessi militari, vicine al neonazismo e all’estrema destra, a QAnon e a tutto di ciò che circonda gli eventi del 6 gennaio”, quando il Campidoglio degli Stati Uniti è stato attaccato.

L’amministratore delegato di Gab, dopo aver minimizzato sulla gravità dell’attacco, ha ammesso che il suo account e quello dell’ex presidente Trump erano stati compromessi nella violazione. Vice, però, oltre un mese fa aveva già rivelato che l’account di Trump non apparteneva realmente al tycoon ma a un altro utente.

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