Il new normal della sanità è in scrittura, all’insegna dell’approccio digital. E anche le aziende che progettano e sviluppano prodotti nel segmento Connected Health giocano un ruolo decisivo per promuovere il cambiamento

(foto: Pixabay)

La pandemia ha impresso un’accelerazione al cambiamento del settore sanitario ma il processo era già corso e nei prossimi anni una nuova normalità si imporrà, all’insegna dell’approccio digital.

Il digitale sarà infatti un elemento imprescindibile per sostenere le due direttrici che il recente Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza individuava come fondamentali per il rafforzamento complessivo del sistema sanitario italiano: lo sviluppo di una rete territoriale più vicina al cittadino e l’ammodernamento delle dotazioni tecnologiche del SSN. Più assistenza di prossimità e telemedicina quindi, per rimettere al centro il fattore territoriale con un orientamento più efficiente e integrato, ma anche una pervasiva diffusione di strumenti informativi e digitali, per pensionare prassi inadeguate e cambiare volto alle strutture di cura.

Tutti gli attori del sistema – pazienti, operatori sanitari, aziende dell’e-health – saranno coinvolti da un cambiamento che promette di restituire ai cittadini una sanità digitale realmente strutturata, meno ancorata a sperimentazioni locali che però non fanno sistema. Ma la strada verso una Connected Care in cui l’utilizzo delle tecnologie digital diventa maturo in tutti i suoi aspetti è ancora un po’ in salita, come dimostravano i dati di una ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano dello scorso anno. La consapevolezza, ad esempio, che le soluzioni tecnologiche possano fare la differenza per la sostituzione delle terapie tradizionali con quelle digitali c’è, ma un direttore di un’azienda sanitaria su quattro si dichiara “incerto”: la scarsa conoscenza della validità clinica delle soluzioni e un mercato ancora immaturo costituiscono una barriera, anche se rilevante resta la chance di monitorare il paziente con continuità.

Anche sul fronte telemedicina, non mancano le opportunità: come indicava l’indagine, le sperimentazioni erano in aumento già nel 2019 e hanno subito un’accelerazione dovuta all’emergenza. Il tema è sempre più presente nell’agenda dei direttori sanitari delle aziende e costituisce una sorta di spartiacque tra chi già innova, chi si dice pronto a farlo e chi ancora attende.

Le grandi potenzialità delle soluzioni e dei prodotti di digital health possono esprimersi al meglio in uno scenario dove le relazioni tra i diversi attori della medicina territoriale vengano definite con chiarezza, a vantaggio dei territori e dei pazienti.

Una visione condivisa anche da chi opera ai fini della progettazione, sviluppo e commercializzazione di prodotti nel segmento Connected Health. Come Vree Health, direttamente coinvolta negli scenari delle nuove vie alla prestazioni sanitarie: la soluzione Doctor Plus® Covid-19 è stata scelta dal numerose realtà a livello nazionale per offrire ai pazienti affetti da nuovo coronavirus (Sars-Cov-2) eleggibili per il telemontioraggio domiciliare, sorveglianza e controllo del decorso dell’infezione.

E se la pandemia ha dimostrato che nell’emergenza la tecnologia può contribuire a rendere meno sovraffollate le strutture, l’opzione digitale in ottica di monitoraggio e visita può servire anche per pazienti affetti da patologie croniche: l’Ospedale G.B Grassi di Ostia utilizza DoctorPlus® Nephro per i pazienti in dialisi domiciliare mentre il servizio Doctor Plus® Onco è stato scelto dalla Asl Napoli 2 Nord per la presa in carico sul territorio dei pazienti oncologici.

L’evoluzione dei modelli organizzativi della medicina territoriale spingerà le aziende ad abbracciare nuove sfide in termini di progettazione e sviluppo ma anche di relazioni e partnership con soggetti pubblici e privati. La sanità che verrà sarà digitale ma i temi sono più ampi del mero sviluppo di nuovi strumenti tecnologici e investono aspetti normativi, standard qualitativi, procedure di procurement, eccetera.

Una certezza però c’è: anche l’orizzonte di attesa del pubblico è cambiato. Come conferma una recente indagine promossa da Confindustria Dispositivi Medici, sul sentiment degli italiani verso il Sistema sanitario nazionale a un anno dalla pandemia, il 90% degli intervistati ritiene che gli investimenti futuri dovranno essere indirizzati all’ assistenza domiciliare, mentre per l’84,6% del campione il miglioramento del Servizio Sanitario Nazionale passa dal rinnovamento dei macchinari e delle tecnologie presenti in ospedale.

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