AGI – “Nel mio dialogo con il cardinale Ravasi abbiamo convenuto che un essere umano si forma anche tramite le sue interrelazioni personali. Ognuno di noi ha un suo patrimonio di relazioni. Io conoscevo Luigi Covatta da non so quanti decenni, sicuramente più di 40 anni. Da oggi il mio mondo è più piccolo e provo tristezza”.

Giuliano Amato, vicepresidente della Corte Costituzionale, è commosso nel ricordare Luigi Covatta dal leggio a fianco dell’altare della chiesa di Santa Maria delle Grazie alle Fornaci, dove si sono svolti i funerali di Luigi Covatta, socialista, cattolico, ex parlamentare e sottosegretario, soprattutto uomo di grande cultura e direttore del mensile ‘Mondoperaio’.

Nella chiesa, al limite della capienza a causa della normativa anti covid, hanno partecipato tra gli altri alla celebrazione Gianfranco Astori, Consigliere per l’informazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l’amico di sempre di Covatta Gennaro Acquaviva, Presidente della Fondazione Socialismo, i vertici del Psi Enzo Maraio, Riccardo Nencini, Oreste Pastorelli, il senatore del Pd Tommaso Nannicini, l’ex segretario del Ppi Pierluigi Castagnetti, l’ex senatore Pli e Pdl, Luigi Compagna, Claudio Martelli, Ugo Intini, Pio Marconi, Paolo Borioni, Luca Cefisi, Michele Svidercoschi, gli eredi di Livio Labor (il Presidente delle Acli che con Covatta aderì al Psi nel 1972), moltissimi studiosi, giornalisti e scrittori.

Amato prosegue la sua orazione funebre: “Covatta ha avuto il grande merito di mantenere in vita la rivista ‘Mondoperaio’, e con essa un insieme di valori e di principi, che, grazie a lui, non sono andati dispersi. Luigi era di Forio d’Ischia. ‘Mondoperaio’ era come un aliscafo, volava sulle acque grazie al suo spirito e grazie alla sua rete di relazioni personali. ‘Mondoperaio’ è una rivista che mantiene uno spazio aperto anche per altre culture e pensieri. Luigi faceva tutto: sceglieva i temi, interloquiva con le firme più prestigiose, correggeva le bozze, avvicinava i giovani alla rivista. Nessuno rifiutava la propria collaborazione con ‘Mondoperaio’, perchè era Luigi a chiederla”.

Covatta raccontava spesso: “Nella mia vita ho fatto politica, ma molto ho appreso dal lavoro di correttore di bozze per una casa editrice. Fu un’esperienza preziosa. Voi – diceva ai giornalisti più giovani con i quali amava confidarsi – non avete idea di quanti sfondoni grammaticali e di sintassi correggo anche negli scritti dei professori più prestigiosi”.

Willy Labor, figlio di Livio, ricorda che conobbe Covatta quando aveva appena 8 anni: “Era la fine degli anni sessanta. Stavamo andando in vacanza e mio padre costrinse tutta la famiglia in auto a una lunga deviazione, solo per andare a salutare Luigi, che, venticinquenne, stava facendo il servizio militare in Campania”.

Il funerale si è svolto sotto una pioggerellina fredda, insolita a Roma per il mese di aprile. La moglie Nicla e la figlia Francesca lo ricordano “come un uomo buono, nonostante il suo carattere apparentemente burbero. Era sempre pronto a comprendere le ragioni dell’altro. Anche nelle situazioni più incredibili. Questo derivava dalla sua cultura socialista e cattolica”.

Enzo Maraio, segretario del Psi, nel ricordarlo scrive: “Con Gigi Covatta se ne va un pezzo della nostra storia, un protagonista indiscusso del nostro Psi. Durante la sua lunga attivita’ politica e istituzionale, da parlamentare, sottosegretario e Direttore di ‘Mondoperaio’, ha condotto campagne e battaglie per il lavoro, l’istruzione pubblica, l’equità sociale. Gigi e’ stato stato un uomo di una rara intelligenza politica, capace di leggere il momento storico e proporre soluzioni mai banali. Il ‘suo’ ‘Mondoperaio’ e’ stato un laboratorio di idee che ha un valore straordinario”.

Riccardo Nencini, senatore del Psi, aggiunge: “Carattere burbero, rari sorrisi, ma c’era. Sempre. Non passava settimana che non ci vedessimo o, negli ultimi tempi, telefonassimo. Poche parole, molte idee. Con mezzi scarsi ha diretto Mondoperaio per una decina d’anni, mi ha accompagnato nella segreteria, ha sfornato convegni e proposte, una sigaretta via l’altra. Lui e Gennaro Acquaviva. Un metodo vecchio, il suo, di fare politica. Approfondire, leggere, studiare. Dicono che sia superato e invece è di una modernità assoluta se vuoi capire come gira il mondo”.

Luigi Covatta se ne è andato all’improvviso. Ha continuato fino all’ultimo a sfornare idee, proposte, ipotesi di lavoro. La sua tosse secca risuonava spesso nelle stanze della direzione del Psi. Il troppo fumare non ha giovato alla sua salute. “Luigi non era smodato – ricorda Amato – ma smodato era il suo modo di fumare una ‘Gauloises’ dopo l’altra”. Anche a causa delle sigarette Acquaviva perde l’amico di una vita, la cultura socialista perde un pezzo da novanta. Oggi a sinistra il mondo è più piccolo.

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