Nel 2000, la fondazione dell’Interaction Design Institute Ivrea favorì una interessante pagina per un nuovo approccio alla user experience dei prodotti. Un’esposizione promossa dal Circolo del design di Torino ne ripercorre storia e influenza

Dici Ivrea e pensi “Olivetti, un’associazione obbligata ripensando alla storia di innovazione imprenditoriale e sociale che vide protagonista la città piemontese nel Novecento. Merito di macchine di calcolo che hanno fatto epoca, come la Programma 101, ma anche di una visione molto più ampia che investiva l’idea stessa di fabbrica, territorio, pianificazione urbana, servizi sociali.

Ma anche nel 2000, il comune eporediese fu centro di un altro importante capitolo di disruption, grazie all’Interaction Design Institute Ivrea: rivolto a una platea internazionale e dal background multidisciplinare, Interaction-Ivrea offriva, con modelli sperimentali di di didattica e sinergie con aziende italiane e internazionali, un master biennale focalizzato sull’interaction design, l’attività di progettazione dell’interazione tra uomo e servizi, sistemi e disposiviti informatici.

Una mostra ripercorre quella pagina di innovazione e formazione, interrotta nel 2005: di scena fino al 10 settembre presso il Circolo del Design di Torino, Easy as a Kiss: humanizing technology through design. Vision, story and impact of Interaction Design Istitute Ivrea è un percorso in sei sezioni che offre una sintesi della storia di quell’esperienza, e della sua influenza, attraverso i progetti, i protagonisti, i prodotti e più in generale la visione complessiva maturata al servizio di un nuovo corso per il design dell’interfaccia.

La mostra ripercorre quindi il ruolo di Interaction-Ivrea; l’apporto degli accademici e dei professionisti internazionali che prestarono il know how al progetto; il contesto nel quale l’esperienza maturò, in una fase di passaggio, i primi anni del nuovo secolo, rimasta a suo modo iconica nel suo mix di grandi aspettative e timori. I protagonisti di quell’esperienza, gli ex studenti, sono professionisti che lavorano nel mondo dell’innovazione e, in dieci video prodotti dal Circolo del Design, nell’ambito della quarta sezione della mostra, si racconteranno tra presente e passato.

Ma una nuova generazione è al lavoro per fare la differenza e l’exhibition la racconta nella quinta sezione, dedicata appunto, alla new generation, dando spazio ai vincitori del concorso “Our data and global wellbeing”.

Un’interazione di alta qualità tra essere umano e device/servizio, mediata dalle diverse dimensioni che costituiscono l’interaction design, è lo spartiacque che separa un prodotto di successo, quindi un game changer, da uno che non lo è. Nell’ultima sezione dell’esposizione, venti progetti ralizzati negli ultimi quindici anni sono protagonisti del paradigma human-center design che l’esposizione vuole celebrare (selezionati attraverso una open call promossa dal circolo). Tra i 20 game changer, per citare i più celebri, Arduino, Casa Jasmina, Scribit (dello studio Carlo Ratti), #Egizio2015, per indicare la via piemontese all’interaction design e all’impatto che Interaction-Ivrea ha avuto anche in termini di innovazione territoriale nel corto raggio.

La mostra è parte di una programmazione culturale più ampia dedicata al tema dell’umanizzazione della tecnologia: il convegno dal titolo Humanizing technology through design è in programma dal 17 al 19 giugno presso il polo Ogr (Officine grandi riparazioni), per un focus sulle pratiche internazionali promosse nell’ambito dell’Ai, della mobilità, dell’educazione, della salute, dei servizi pubblici.

I contenuti culturali che il Circolo torinese ha progettato fino a settembre sono quindi attraversati da questo comune leitmotive, la domanda e la ricerca di risposte sul tema dell’umanizzazione tecnologica, in una fase di peculiare accelerazione dell’esperienza quotidiana, generata alla pandemia. Dieci designer internazionali, tra cui Gillian Crampton Smith , già direttrice di Interaction Design Institute Ivrea e co-curatrice di Easy as a kiss, offrono le loro risposte in una serie di video, presenti sul sito del Circolo ma anche sul corrispettivo canale YouTube.

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