Sono due sassaresi e un cagliaritano i tre sardi indagati dalla Procura di Roma per associazione finalizzata alla propaganda e all’istigazione per motivi di discriminazione etnica e religiosa nell’ambito di una indagine condotta dai carabinieri del Ros a partire dal 2019. Tra i tre spicca il nome di Mario Marras, 41 anni di Sassari, già finito alla ribalta delle cronache nel 2007 quando fu indagato insieme ad altre persone per aver promosso un movimento che si rifaceva al partito fascista. Con lui risultano indagati un altro sassarese di 26 anni e un cagliaritano di 34. I carabinieri del Ros hanno perquisito le loro abitazioni sequestrando computer e materiale informatico che sarà ora analizzato. I tre sardi, da quanto si apprende, sono coinvolti nell’inchiesta per aver pubblicato e condiviso messaggi o materiale nei profili social riconducibili alla sigla “Ordine Ario Romano”. Dodici in tutto le persone indagate, tutte raggiunte da provvedimenti di obbligo di presentazione all’autorità giudiziaria

LE ACCUSE – Propaganda di idee naziste e antisemite, video e immagini dal contenuto razzista e discriminatorio, tesi negazioniste, istigazione a commettere azioni violente contro ebrei ed extracomunitari. Sono le accuse nei confronti di 12 soggetti tra i 26 e i 62 anni – tre dei quali sardi – ritenuti appartenenti ad un’organizzazione chiama ‘Ordine ario romano e indagati nell’ambito di un’indagine del Ros e della procura di Roma che ha portato all’emissione di altrettante misure cautelari dell’obbligo di presentazione all’autorità giudiziaria. L’organizzazione, dicono gli investigatori, aveva appena iniziato a pianificare anche un’azione contro una struttura della Nato.

L’accusa ipotizzata nei confronti dei 12 indagati è di associazione finalizzata alla propaganda e all’istigazione per motivi di discriminazione etnica e religiosa. Le indagini sono partite nel 2009 e hanno portato alla scoperta del gruppo ‘Ordine ario romano’ del quale facevano parte gli indagati e che era molto attivo sui social dove – attraverso due pagine Facebook e una community Vk, uno dei social più utilizzati in Russia – venivano diffusi i contenuti razzisti e le tesi complottiste. Collegato a Ordine ario romano’ c’era poi il gruppo whatsapp chiamato ‘Judenfreie Liga (Oar) dal quale gli indagati istigavano a compiere azioni violente contro ebrei ed extracomunitari. E sempre su questo gruppo si era iniziata a pianificare un attentato contro una struttura della Nato, con ordigni confezionati in maniera artigianale anche grazie alla collaborazione di altri gruppi simili che operavano in Portogallo. Oltre alle misure, eseguite a Roma, Cagliari, Cosenza, Frosinone, Latina, L’Aquila, Milano e Sassari, sono scattate una serie di perquisizioni in diverse città italiane.

TRA GLI INDAGATI MISS HITLER – C’è anche una donna tra i dodici indagati dalla Procura di Roma nel procedimento che ha portato oggi i carabinieri del Ros ad effettuare una serie di perquisizioni in tutta Italia. Si tratta di Francesca Rizzi che nel 2019 partecipò e vinse il concorso “Miss Hitler” svolto sul social network Vk. La donna, raggiunta come gli altri dal provvedimento dell’obbligo presentazione all’autorità giudiziaria, fa parte del gruppo antisemita ‘Ordine Ario Romano’ a cui i pm di Roma, coordinati dal procuratore Michele Prestipino, contestano il reato di associazione a delinquere finalizzata alla propaganda e all’istigazione per motivi di discriminazione etnica e religiosa. Rizzi, secondo l’accusa, aveva cercato contatti con il gruppo estremista portoghese ‘Nova Ordem Social’. Degli indagati, sei vivono nel Lazio (4 a Roma), tre in Sardegna, uno in Calabria, uno in Abruzzo e uno in Lombardia. Dalle indagini è emerso che i dodici hanno avuti rapporti “via social” con Marco Gervasoni, il professore universitario indagato in una altra indagini per minacce a offese al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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