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Lucia Azzolina la scelta più naturale, Salvatore Giuliano l’esperienza politica e amministrativa. E poi, più staccati, Luigi Gallo, Francesco D’Uva e Nicola Morra. In ogni caso, come sottolinea anche Nicola Zingaretti, a decidere chi sarà il successore di Lorenzo Fioramonti al ministero dell’Istruzione sarà il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Il quale, però, dovrà pescare nel mondo M5s, anche per non alterare i già precari equilibri della maggioranza.

Il profilo che viene descritto in ambienti M5s “è quello di un politico, non certo di un tecnico, con esperienza nel mondo dell’Istruzione”. Pochi indizi, ma che sembrano rimandare proprio a Lucia Azzolina, classe 1982, attuale sottosegretaria all’Istruzione, già docente e sindacalista. “È chiaro che che la partita per il successore di Fioramonti è tutta interna a M5s”, confermano fonti dem e di Leu alla Camera. La fibrillazione in governo e maggioranza, d’altra parte, emerge plasticamente anche in queste ore, non tanto per le dimissioni del ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, quanto per le reazioni politiche che esse hanno prodotto. 

L’addio è stato annunciato da Fioramonti al presidente del Consiglio in una lettera in cui, tra l’altro, il ministro sottolineava che “sarebbe servito più coraggio da parte del governo per garantire quella ‘linea di galleggiamento’ finanziaria di cui ho sempre parlato”, ovvero quei tre miliardi di risorse alla scuola, all’università e alla ricerca che Fioramonti aveva posto come condizione per portare avanti il suo progetto al Miur, ancora prima del giuramento al Quirinale.

I malumori per le mancate rendicontazioni

Parole alle quali ha risposto, poco dopo, la collega di governo, e di partito, Fabiana Dadone: “Trovo stucchevole che chi professi coraggio agli elettori poi scappi dalle responsabilità politiche. Se hai coraggio, non scappi. Se condividi davvero una battaglia, non scappi, ma mangi sale quando devi e porti avanti un progetto (ammesso che lo si abbia mai realmente condiviso”. Ma l’attacco più vigoroso contro Fioramonti arriva attraverso le indiscrezioni che parlano di un certo “fastidio” tra i vertici M5s per le mancate rendicontazioni dell’ormai ex ministro. Secondo queste indiscrezioni, che verrebbero confermate dal sito M5s Tirendiconto.it, l’ammanco sarebbe di circa 70 mila euro. Certo, scorrendo i nomi dei parlamentari riportati sul sito si scopre che Fioramonti non sarebbe l’unico moroso.

Un aspetto su cui si sofferma, non a caso, anche una voce da sempre molto critica all’interno del Movimento, quella del senatore Gianluigi Paragone: “Acunzo, Aprile, Cappellani, Del Grosso, Dieni, Fioramonti, che lo hanno anche fatto ministro, Frate, Galizia, Grande, Lapia, Romano, Vacca, Vallascas…”, elenca Paragone a metà tra l’appello scolastico e la formazione calcistica: “Tutta gente ferma a quota zero, non hanno rendicontato nulla, non hanno restituito nulla”, sottolinea il senatore.

Fioramonti si difende affermando che “dopo aver restituito puntualmente per un anno, come altri colleghi, ho continuato a versare nel conto del Bilancio dello Stato e le mie ultime restituzioni saranno donate sul conto del Tecnopolo Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile, un centro di ricerca pubblico che, da viceministro prima e da ministro poi, ho promosso a Taranto, una città deturpata da un modello di sviluppo sbagliato”.

E LeU difende l’ex ministro

A difendere Fioramonti, tuttavia, sono anche alcuni esponenti di Leu, come la deputata Rossella Muroni e il sottosegretario all’istruzione Peppe De Cristofaro: “Lo avevo detto sorridendo: Lorenzo Fioramonti è l’ottimo ministro del Miur, ma non il ministro dell’Economia, purtroppo. Lui saprebbe dove iniziare ad investire per fermare il declino del Paese: scuola, università, ricerca. Dimettersi non è arrendersi, si chiama coerenza. Coraggio”, scrive Muroni su Facebook.

E De Cristofaro sottoscrive: “Fioramonti ha ragione nel denunciare la scarsità delle risorse, ma ha sbagliato a dimettersi. Ma prima una premessa: continuo a sperare che nelle prossime ore ci ripensi, che quello che il governo non ha potuto fare in questa finanziaria diventi l’obiettivo principale della verifica fra le forze di maggioranza”. 

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