
C’è una differenza ”sottile e abissale a un tempo” , che corre tra l’essere semplicemente operatori del diritto e l’essere Operatori di Giustizia:’ solo la seconda opzione permette di contrastare la “tentazione di abusare del potere – invero grande – che la legge affida alle nostre mani”. E’ quanto dichiarava il giudice Rosario Livatino nel discorso pronunciato il 12 settembre 1983, in occasione dei funerali di Elio Cucchiara, sostituto procuratore ad Agrigento.
Uno dei pochissimi interventi di Livatino in pubblico che il centro studi che prende il suo nome, e di cui fanno parte giuristi, avvocati e costituzionalisti, ha voluto pubblicare in occasione del 31° anniversario della morte del ‘giudice ragazzino’, che la Chiesa Cattolica ha proclamato beato il 9 maggio scorso.
”Nel testo – sottolinea il centro studi – un Livatino appena trentenne, nel celebrare un giudice più anziano, cui era legato dal punto di vita professionale e umano, rivela sé stesso, e il modo in cui interpreta la vocazione di magistrato. Sono di attuale e profondo insegnamento i richiami all’umiltà, quale elemento indispensabile per chi indossa la toga, e alla dedizione al lavoro, che giunge fino a compenetrarsi nei drammi umani quotidiani con i quali ci si imbatte”. Il centro Livatino ricorda, infine che il 23 settembre il card Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, celebrerà una messa nell’atrio della Corte di Cassazione in ricordo del magistrato. Nell’occasione il Centro studi consegnerà un’immagine del beato Livatino perché sia collocata nella cappella del Palazzo.
