12 Ottobre 2021

Matteo Bocelli racconta al Corriere della Sera le ansie di sentirsi un figlio di: “Per me resta il babbo, non riesco a scindere la figura pubblica anche perché lui ha avvicinato noi figli al suo mondo in modo naturale”. E sugli inizi: “Mi vergognavo a cantare quando ero a casa di babbo. Ho cominciato a studiare a 15 anni”.

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Matteo Bocelli, figlio di Andrea, debutta con il suo primo album senza la voce di papà a fare da cortina di protezione. Il disco si chiama per l’appunto “Solo” e al Corriere della Sera racconta: “Mi vergognavo di cantare per papà”. Un’infanzia e un’adolescenza vissuta all’ombra del grande tenore, con una vita sempre un po’ più da adulto e la voglia di cercare di dimostrare di non essere solamente “il figlio di”. Matteo ha cominciato presto, dai giorni di scuola quando il professore al primo giorno di licelo disse: “Qui trattiamo tutti allo stesso modo”. E poi gli hater: “Sto imparando adesso a usare i social… I commenti negativi ci stanno e ti ricordano che devi dare sempre il massimo e non mollare”. 

La rivelazione di Matteo Bocelli

Matteo Bocelli provava vergogna e paura di cantare accanto a suo padre. Il giovanissimo figlio d’arte spiega così le sue emozioni: “Ho avuto la fortuna di andarci (a Sanremo, ndr) in duetto con lui. Ero impaurito, in quelle telecamere vedevo famiglia, amici, conoscenti… Poi ho sentito una gioia incredibile. Ci vorrebbe il pezzo giusto, ma forse non me lo merito ancora”. E ancora: “L’ispirazione viene da un aspetto fragile del mio carattere. La solitudine mi ha segnato. Babbo era sempre in viaggio per il mondo: ricordo la malinconia delle partenze e la gioia dei ritorni. E adesso mi rivedo in quel ruolo, in giro da solo seguendo la passione per la musica”. 

Come si convive con un padre come Andrea Bocelli

A questa domanda, Matteo Bocelli risponde: “Per me resta il babbo, non riesco a scindere la figura pubblica anche perché lui ha avvicinato noi figli al suo mondo in modo naturale”. E sul talento scoperto da sua nonna:

La leggenda dice che nonna Edi, sentendomi strillare appena nato abbia detto “ecco un altro tenore”. In realtà è stata mamma. Mi vergognavo a cantare quando ero a casa di babbo. È stata lei un giorno a dirgli “ma hai sentito Matteo cantare?”. A 15-16 anni ho cominciato a studiare. La tecnica l’ho assorbita ascoltando babbo: a volte in casa lo imito e qualcuno ci casca.

Matteo Bocelli è giovanissimo ed è tutt’altro che facilitato dal cognome: ha tutto da dimostrare e sembra volercela fare.

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