25 Ottobre 2021

Vanessa Bryant ha fatto causa alla Contea di Los Angeles per avere diffuso le foto dei resti delle vittime dell’incidente in elicottero in cui hanno perso la vita anche suo marito, il cestista Kobe Bryant e la figlia tredicenne Gianna Maria. La donna, poi, ha raccontato di avere scoperto dai social che i suoi cari non c’erano più.

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Era gennaio 2020, quando Kobe Bryant, 41 anni, la figlia Gianna Maria di soli 13 anni e altri sette passeggeri, morirono in un incidente in elicottero. La vedova del cestista, Vanessa Bryant, ha fatto causa alla Contea di Los Angeles e ad alcuni suoi dipendenti, perché avrebbero diffuso sui media le foto dei resti delle vittime dell’incidente, inclusi gli scatti dei corpi di Kobe e Gianna, infliggendo così alle famiglie un ulteriore trauma. Il 12 ottobre si è tenuta l’udienza, nel corso della quale sono venuti a galla nuovi dettagli su cosa accadde immediatamente dopo la tragedia.

La vedova di Kobe Bryant racconta come apprese della morte del cestista

USA Today ha ottenuto una trascrizione della deposizione resa dalla trentanovenne. Nel corso dell’udienza, è stato chiesto a Vanessa Bryant come apprese la terribile notizia della morte del marito e della figlia. La donna ha dichiarato che inizialmente le venne riferito che il marito e la figlia erano rimasti coinvolti in un incidente, ma che c’erano cinque sopravvissuti. Quindi si convinse che di certo la sua famiglia fosse tra loro. Poi, però, mentre tentava di telefonare a suo marito, apprese dai social la tragica notizia:

“Ero al telefono, perché stavo cercando di chiamare mio marito. E poi sono arrivate tutte queste notifiche che dicevano: “RIP Kobe. RIP Kobe. RIP Kobe’”. La mia vita non sarà mai la stessa senza mio marito e mia figlia”.

Le foto dei resti delle vittime date in pasto ai media

Dalla deposizione di Vanessa Bryant emerge un altro dettaglio. Non appena la donna seppe della morte del marito e della sua bambina, avrebbe chiesto espressamente allo sceriffo Alex Villanueva che venisse messa l’area in sicurezza e che non fossero scattate foto alle vittime:

“Chiesi: ‘Se non può restituirmi mio marito sano e salvo, allora per favore che nessuno scatti foto delle vittime. Metta l’area in sicurezza’. Mi disse che lo avrebbero fatto. Nessuno dovrebbe mai sopportare il dolore che sto provando io. Non è giusto che le foto dei resti siano state diffuse. Ho conservato i vestiti che mio marito e mia figlia indossavano quando sono morti. E se ciò che è rimasto dei loro vestiti rappresenta le condizioni dei loro corpi, non posso immaginare come qualcuno possa essere così insensibile da non avere riguardo per loro o per i loro cari e condivida le foto come se fossero animali per strada”.

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